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Azienda Agricoltura

Inalpi e Lavazza, così il food italiano si espande nel Dragone

I prodotti made in Italy stanno lentamente conquistando il palato dei consumatori cinesi, ma la loro quota di mercato è ancora insignificante e quindi enormi le potenzialità. I due casi delle aziende piemontesi, note per la loro qualità, indicano quale può essere la strada della crescita


11/06/2026 15:44

di Franco Canevesio - Class Editori

settimanale
Antonio Baravalle, ceo di Lavazza

L’attività delle aziende del food made in Italy nel mercato cinese è in crescita. Lo confermano i dati sulle esportazioni italiane verso Pechino in aumento del 6,7% anche nel 2025 che si aggiunge al +8% registrato nel 2024, per un valore totale, secondo l’Istat, di 643 milioni di euro, di cui circa 470 milioni distribuiti tra prodotti consolidati, soprattutto caseari e farinacei, e prodotti della filiera delle carni, dell’ortofrutta, dell’oleario per circa 130 milioni di euro, mentre vino, tè e caffè hanno registrato cali dal 35% al 25%.

La crescita dell'export italiano verso la Cina nei primi quattro mesi di quest'anno (+17%) lascia intendere che il trend stia continuando, anche se non si hanno ancora i dati precisi per settore.

Nel complesso, però, si tratta di valori minimi, se confrontati con i 120 miliardi di dollari di beni agroalimentari importati ogni anno dalla Cina, di cui circa 13 miliardi provenienti da paesi europei (dati Nbs, Cina). Per questo motivo la Cina è considerato una delle aree con il maggiore potenziale di sviluppo per i prodotti italiani di qualità.

A ribadirlo nelle ultime settimane è stato Matteo Zoppas, presidente dell'Ice, secondo il quale il mercato cinese offre "enormi opportunità" per il food & beverage italiano. L'Agenzia per il commercio estero ha annunciato per il 2026 un ampio programma di iniziative dedicate all'agroalimentare, con attività di promozione, e-commerce, incoming di buyer e partecipazione alle principali fiere internazionali.

Il crescente interesse della Cina per i prodotti italiani è emerso anche durante Tuttofood 2026, la grande manifestazione milanese dedicata all'agroalimentare. Tra gli oltre duecento buyer internazionali invitati dall'ICE figuravano numerosi operatori cinesi interessati a sviluppare nuove partnership commerciali con produttori italiani nei comparti del vino, dell'olio extravergine d'oliva, dei prodotti gourmet e delle specialità regionali.

Le opportunità non mancano, ma il mercato cinese richiede un approccio sempre più sofisticato. I consumatori sono più informati, la concorrenza internazionale è intensa e il successo dipende dalla capacità di adattare la comunicazione ai canali locali e di investire nella costruzione di relazioni commerciali di lungo periodo. Per questo motivo la strategia delle imprese italiane sta evolvendo: meno semplice esportazione e più presenza diretta, marketing digitale e partnership locali

Come si può aspirare a un salto di qualità in un mercato che si sta evolvendo rapidamente e punta sempre più sulla qualità? Due aziende piemontesi di successo, Lavazza (caffé) e Inalpi (dairy) indicano che la strada della partnership è in questa fase vincente, purché accompagnata da una solida e  pluriennale presenza diretta nel Paese. 

Il gruppo torinese del caffè considera il Paese uno dei mercati strategici per la propria crescita internazionale. L'amministratore delegato Antonio Baravalle ha recentemente confermato l'obiettivo di raggiungere circa 200 caffetterie in Cina entro la fine di quest'anno, rispetto alle circa 145 attualmente operative. Una crescita sostenuta dalla partnership con Yum China, il principale operatore della ristorazione organizzata nel Paese.

La strategia di Lavazza è significativa perché mostra come le imprese italiane più dinamiche stiano superando il tradizionale modello dell'export per investire direttamente nella distribuzione e nella costruzione del brand. In un mercato dominato da operatori locali come Luckin Coffee, il gruppo punta sul posizionamento premium e sull'autenticità dell'esperienza italiana, elementi sempre più apprezzati dalla classe media urbana cinese.

Anche Inalpi, società dairy nata nel 1966, e attiva in Cina da poco meno di un decennio, aiuta a capire le strategie migliori per affrontare quel mercato. Società di media dimensioni (300 milioni di fatturato nel 2025) Inalpi realizza sia prodotti industriali come il burro o la polvere di latte, sia prodotti consumer come formaggini in diversi gusti. Tramite la filiale di Shanghai, di recente ha firmato due accordi di collaborazione in Cina, uno con Metro China e uno con Mengniu Dairy, seconda azienda nel comparto lattiero caseario cinese.

«Il primo accordo ci serve per comparare le caratteristiche del mercato italiano e cinese in modo da sviluppare progetti e strategie di marketing adeguate»», ha spiegato Ambrogio Invernizzi, ceo, «il secondo accordo, quello con Mengniu, è servito per distribuire yogurt e burro a marchio cinese, ma prodotto da Inalpi alle Olimpiadi Milano Cortina».

Il salto successivo per l’azienda piemontese è quello di studiare nuovi prodotti per il mercato cinese, sfruttando l’alleanza con Mengniu. «Puntiamo a lavorare insieme dando valore alle proteine del latte», ha svelato Invernizzi, «per arrivare a distribuire in Cina i prodotti funzionali che già stiamo lanciando in Italia, tra cui uno yogurt proteico con lattoferrina frutto di tre anni di sperimentazione sul diabete gestazionale, che viene ridotto del 70%».

Nel frattempo gli sforzi di Inalpi in Cina sono diretti a commercializzare i prodotti Happy Cheese, triangolini di formaggio e fettine di formaggio fuse in diversi gusti. «Sono i prodotti che stiamo vendendo di più in questo momento in Cina», ha spiegato l’imprenditore, «il vantaggio è che hanno una shelf life, una vita da scaffale più lunga, quindi diventa più facile esportarli lontano. Ma rispetto alla produzione Inalpi questa copre solo sono l'1%-2%». (riproduzione riservata)


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