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Azienda Energetico

Grazie alla rinnovabili la Cina meno esposta al rischio energetico

Il primato globale cinese nelle tecnologie pulite lo pone in una posizione unica per aiutare i Paesi che cercano di ridurre la dipendenza dal Medio Oriente. Secondo Jacky Tang, analista di Deutsche Bank, petrolio e gas giocano un ruolo marginale nel mix energetico del paese


09/04/2026 12:47

di Elena Dal Maso - Class Editori

settimanale
Jacky Tang, chief analyst di Deutsche Bank

In una fase storica in cui il nuovo conflitto in Medio Oriente alimenta un’estrema volatilità nei mercati di petrolio e gas, la corsa globale alla sicurezza energetica rischia di rafforzare la Cina. È questa la tesi di Jacky Tang, chief investment officer per i mercati emergenti della divisione private banking di Deutsche Bank.

«Dal punto di vista economico e del mix energetico, la Cina è la vincitrice di questa guerra», spiega l’analista in un’intervista a Bloomberg. Il quadro resta però complesso. Il think tank Bruegel sottolinea che la forte dipendenza cinese dalle importazioni di petrolio iraniano rappresenterà una «prova importante» per la sua strategia energetica. Allo stesso tempo, il primato globale della Cina nelle tecnologie pulite la pone in una posizione unica per aiutare i Paesi che cercano di ridurre la dipendenza dal Medio Oriente.

Nel lungo periodo, osserva Tang, «tutti sanno» che il mondo non può più fare affidamento sul petrolio. Questa consapevolezza porterà a un ripensamento soprattutto in Asia,la principale area importatrice di greggio dal Golfo. Paesi come Giappone, Corea del Sud e India saranno sempre più spinti a diversificare il mix energetico e gran parte delle tecnologie necessarie arriverà dalla Cina.

Intanto, mentre il conflitto oscilla tra escalation e fragili tregue, la volatilità dei prezzi di petrolio e gas resta elevata. L’ipotesi di una pausa di due settimane nei combattimenti ha offerto un temporaneo sollievo ai mercati, anche grazie alla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, ma le prospettive restano incerte dopo il bombardamento di Israele sul Libano.

In questo scenario, i governi continueranno a puntare sull’indipendenza energetica. La Cina — ancora il maggiore consumatore mondiale di carbone — sta accelerando lo sviluppo delle tecnologie pulite per ridurre la propria vulnerabilità. Oggi le fonti a basse emissioni sono salite dal 25% di dieci anni fa a circa il 40% della produzione elettrica, e quasi il 50% di questa quota è costituito da rinnovabili.

Petrolio e gas giocano ormai un ruolo marginale nella generazione elettrica del Paese. Anche secondo Lombard Odier, la strategia di lungo periodo basata sull’elettrificazione rende la Cina più resiliente agli shock sui prezzi dell’energia, mentre le ampie riserve strategiche di petrolio offrono un cuscinetto nel breve termine.

Tang prevede inoltre che una nuova ondata di domanda di energie rinnovabili selezionerà i vincitori nel settore delle tecnologie pulite dopo anni di crescita accelerata che hanno compresso i prezzi. «In Cina la competizione è molto intensa: vinceranno le aziende con bilanci solidi, fondamentali robusti e capacità di determinare i prezzi», ha spiegato.

A essere favorite saranno soprattutto le società esportatrici di tecnologie, con margini sufficienti ad assorbire costi più elevati e una generazione di cassa tale da sostenere operazioni di fusione e acquisizione. Deutsche Bank consiglia infatti ai clienti del private banking di puntare su aziende meno indebitate rispetto alla media. «Molte società infrastrutturali hanno un elevato livello di leva finanziaria perché sono di piccola dimensione e dipendono dal credito bancario», ha aggiunto Tang. (qui il testo dell'articolo pubblicato oggi da milanofinanza)


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