Si fa più intensa la battaglia tra il fondo Kkcg del miliardario ceco Karel Komárek e i cinesi del gruppo Weichai per prendere il controllo dell'italiana Ferretti, storico brand produttore di yacht quotato a Hong Kong e sul listino Euronext Milan.
Proprio da ieri la querelle ha alzato "i toni" visto che è partita ufficialmente, alla mezzanotte e mezza del 17 marzo 2026 ora di Hong Kong, l'opa parziale da 182 milioni di euro lanciata da Kkcg Maritime, tramite Azur a.s., su Ferretti. L'opa si chiuderà il 13 aprile, come sottolinea il comunicato ufficiale del fondo Kkcg Maritime.
L'offerta pubblica di acquisto parziale volontaria e condizionata ha l'obiettivo di acquisire fino a 52.132.861 azioni di Ferretti, pari al 15,4% del capitale sociale sottoscritto e versato di Ferretti. L’offerente, cioè il fondo Kkcg, riconoscerà a ciascun aderente un corrispettivo in denaro pari a 3,50 euro (circa 31,71 dollari di Hong Kong) "per ciascuna azione portata in adesione all’offerta e acquistata da Kkcg Maritime".
Immediatamente prima della data dell'avviso dell'offerente, prosegue la nota, "Kkcg Maritime deteneva, direttamente, 49.030.027 azioni (pari al 14,5% del capitale sociale sottoscritto e versato dell'Emittente); Katarína Kohlmayer, che agisce di concerto con KKCG Maritime possedeva 43.426 azioni (pari allo 0,01% del capitale sociale sottoscritto e versato dell'Emittente). Oltre alle azioni in possesso di Karel Komárek, al momento risultano suddivise le quote del Gruppo Ferretti in 5,2% a Danilo Iervolino, Piero Ferrari (4,6%), la famiglia Bombassei (2%), lo sceicco kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi (3%), Biglari Holdings (3,4%).
L'obiettivo annunciato del fondo ceco è quello di salire dal 14,5% al 29,9% del capitale. Un target malvisto dai cinesi di Weichai. Da qui la costante tensione tra i due gruoppi: da una parte l’investitore ceco dall'altra il socio di controllo cinese Weichai Holding, attuale azionista di riferimento di Ferretti. Komárek e il suo fondo Kkcg non hanno risparmiato critiche alla gestione, soprattutto sulla limitata attività di M&A e circa le operazioni di buyback, tanto da avere più volte espresso la volontà di contribuire in modo "più incisivo" alle scelte strategiche del gruppo.
Wichai, un gruppo diversificato di dimensioni globali con un giro d'affari di oltre 50 miliardi di dollari, ha recentemente sottolineato l'impegno nel salvataggio di Ferretti, nel 2012, e da allora il rilancio di tutti prodotti grazie a 470 milioni di investimenti che oltre al potenziamento dei cantieri hanno portato all’acquisizione del marchio Wally, l’integrazione verticale con Massello e Fratelli Canalicchio e la continua espansione della sua presenza produttiva.
Di quest'ultimo capitolo fa parte l'acquisito e sviluppo del complesso cantieristico San Vitale a Ravenna, con un investimento di circa 140 milioni di euro. Con una superficie di circa 100mila metri quadrati l'impianto rappresenta oggi il più grande sito produttivo di Ferretti Group e testimonia l’impegno del Gruppo Weichai nel sostenere l’artigianato e la tradizione industriale italiana.
Comprensibile, dunque, l'ostilità di Weichai alla proposta di KKCG Maritime che ha già indicato l’intenzione di utilizzare i propri diritti di voto per presentare una lista alternativa per il rinnovo del Consiglio di amministrazione, previsto in occasione dell’assemblea degli azionisti che si terrà a maggio.
In una nota diffusa giovedì 12 marzo, il board di Ferretti ha giudicato il prezzo di 3,50 euro per azione "non congruo dal punto di vista finanziario", definendo l’operazione “non equa e non ragionevole” e raccomandando agli azionisti indipendenti di non aderire. La decisione del cda è stata tuttavia adottata in una sorta di "equilibrio precario".
Di fatto a contrastare il nuovo investitore ceco è rimasto solo il fondo cinese Weichai. Alla riunione del cda, infatti, l’amministratore delegato Alberto Galassi si è astenuto, spiegando la decisione con fatto di voler tutelare gli interessi di tutti gli azionisti. Non ha partecipato al voto nemmeno Piero Ferrari, vicepresidente e azionista della società e risultava "assente giustificato" Stefano Domenicali, presidente e ceo di Formula One.
Ferretti Group ha chiuso il 2025 con ricavi a 1,232 miliardi di euro, in crescita rispetto a 1,173 miliardi del 2024, e con ebitda rettificato da 203 milioni di euro (da 190 milioni dell’anno precedente) mentre la posizione finanziaria netta è risultata positiva per 111 milioni di euro, in miglioramento rispetto a 65 milioni del 2024. Dal momento del risanamento, il fatturato di Ferretti è cresciuto a un tasso annuo composto del 12%. (riproduzione riservata)