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Sinochem ricorre ai giudici contro il golden power su Pirelli

Nel mirino dei ricorsi del gruppo cinese sono le prescrizioni con cui il governo italiano ha previsto che il controllo rimanga in mano all'azionista italiano guidato da Marco Tronchetti Provera, secondo azionista del gruppo (26,2%) milanese, per tutelare la tecnologia dei pneumatici intelligenti Cyber Tyre


09/06/2026 17:02

di Alberto Mapelli - Class Editori

settimanale
Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli

Sinochem non accetta le condizioni imposte dal golden power su Pirelli ormai quasi due mesi fa e presenta due ricorsi identici al Tar, uno per ogni società coinvolta dalle prescrizioni. A darne notizia ieri prima dell'apertura di Piazza Affari è stata la stessa Pirelli, che in una nota ha confermato il normale svolgimento dell'assemblea in programma il 25 giugno, quando è previsto il rinnovo del cda.

Stando al comunicato, «China National Tire & Rubber Corporation e Marco Polo International Italy hanno notificato due distinti ricorsi di identico contenuto» al Tar del Lazio contro «la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero delle Imprese e del Made in Italy e altri ministeri» per chiedere l'annullamento del golden power. Entrambi i veicoli rispondono a Sinochem, primo azionista di Pirelli con il 34,1%, che ha notificato al gruppo della Bicocca i ricorsi nella giornata di domenica. Il mercato però sembra non credere al ribaltone giudiziario: ieri Pirelli ha chiuso la seduta a Piazza Affari in rialzo dell'1,25% a 6,08 euro.

Il gruppo dei pneumatici, come detto, ha precisato che i ricorsi «non incidono sul regolare svolgimento dell'assemblea degli azionisti in programma per il prossimo 25 giugno» in cui verrà rinnovato il board e approvato il bilancio 2025. Pirelli si è anche riservata di «intervenire nel predetto giudizio a tutela della propria posizione giuridica ed economica nell'interesse della società stessa e di tutti i suoi azionisti e, ove occorra, dinanzi a tutte le competenti autorità giurisdizionali».

Nel mirino dei ricorsi di Sinochem sono le prescrizioni con cui Palazzo Chigi ha previsto che il controllo rimanga in mano al fronte italiano guidato da Marco Tronchetti Provera, secondo azionista del gruppo (26,2%), per tutelare la tecnologia dei pneumatici intelligenti Cyber Tyre e la sua libera commercializzazione nel mercato degli Stati Uniti, a rischio dopo il giro di vite delle normative americane sulle aziende con azionisti rilevanti cinesi o russi. Il limite più rilevante imposto ai cinesi è il tetto massimo di tre consiglieri all'interno del cda di Pirelli, di cui due indipendenti, e con l'impossibilità di assumere cariche di vertice.

Tra le altre prescrizioni c'è quella secondo cui i rappresentanti di Sinochem non potranno avere deleghe gestionali, poteri esecutivi o attribuzioni idonei a incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie di Pirelli. All'interno dei comitati endoconsiliari, inoltre, potrà essere presente un solo membro della lista cinese. Limitata la presenza anche nel collegio sindacale: al massimo un membro effettivo e un membro supplente. Infine viene impedito a Sinochem di «esercitare attività di direzione e coordinamento». Le misure varranno finché i cinesi non scenderanno sotto il 10% del capitale tornando un puro investitore finanziario anche agli occhi della normativa Usa.

Va ricordato che queste prescrizioni sono state rispettate da Sinochem, che ha presentato una lista di soli tre membri, tutti cinesi, per il rinnovo del board. Al contrario Tronchetti Provera ha depositato una lista di 15 nomi, comprensiva di tre rappresentanti dei gestori, ed è in predicato di tornare presidente. Confermato al suo posto anche l'amministratore delegato Andrea Casaluci. (qui il testo dell'articolo pubblicato da milanofinanza)


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