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Cresce il primato della Cina nell'AI rispetto agli Usa e all'Europa

Lo sostengono due esperti mondiali indipendenti, il britannico Rory Green del centro di ricerche TS Lombard, e lo svizzero Dominic Gorecky, presidente dello Swiss Robotic Competence Center. Lo stacco confermato dalla differenza tra le richieste di brevetto cinesi e quelle americane


16/02/2026 16:01

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale

I rapidi progressi della Cina nel campo dell'intelligenza artificiale minacciano di sconvolgere il dominio degli Stati Uniti sul mercato. È l'opinione di due autorevoli esperti mondiali del settore, che hanno manifestato il loro pensiero in contesti molto diversi, quindi tanto più significativi. 

Rory Green, capo economista per l'area cinese e responsabile della ricerca sull'Asia di TS Lombard, società londinese di ricerca indipendente specializzata in analisi macroeconomiche, geopolitiche e di strategia d'investimento, ha parlato nel corso di una trasmissione dell'emittente Usa Cnbc affermando che il "monopolio percepito" degli Stati Uniti sulla tecnologia e sull'intelligenza artificiale è stato infranto dalla Cina.

«Penso che lo shock tecnologico cinese sia appena iniziato. Non riguarda solo l'intelligenza artificiale, DeepSeek e i veicoli elettrici. La Cina sta risalendo la catena del valore molto rapidamente. È la prima volta nella storia che un'economia di mercato emergente è all'avanguardia nella scienza e nella tecnologia», ha spiegato Green.

La Cina sta abbinando tecnologia all'avanguardia con i costi di produzione dei mercati emergenti, supportata dalla sua enorme catena di approvvigionamento, ha affermato Green, che ricorda anche come «la Cina è un partner commerciale di primo piano per gran parte del mondo, in particolare per le economie emergenti e di frontiera. Cosa succederebbe se la situazione si ripetesse nel settore tecnologico?».

Il secondo opinionista è Dominic Gorecky, co-fondatore e direttore della Swiss Smart Factory (SSF) e presidente dello Swiss Robotic Competence Center (S3C), che in una recente intervista a Xinhua, ha messo in luce i progressi compiuti dalla Cina nell'AI grazie alla chiara strategia nazionale per diventare una potenza globale nella robotica, attirando l’attenzione all’estero grazie ai suoi solidi ecosistemi industriali, ai cicli di iterazione rapidi e alla capacità di impiego su larga scala.

Secondo il presidente dello S3C, la Cina si sta concentrando sempre più su modelli open source a costi contenuti, come DeepSeek, che a suo avviso possono raggiungere risultati comparabili con costi computazionali inferiori.

Gorecky ha aggiunto che il Paese dispone inoltre di un vantaggio unico nell’esecuzione e nell’integrazione dei sistemi, mostrando una forte capacità di portare le tecnologie dai prototipi all’impiego su larga scala, integrando strettamente hardware, produzione e tecnologie di AI.

Solo lo scorso anno, Pechino ha lanciato un fondo nazionale per l'intelligenza artificiale da 60,06 miliardi di yuan (8,69 miliardi di dollari) e ha avviato un progetto chiamato "AI+", che vedrà una sempre maggiore integrazione della tecnologia nella sua economia, nei suoi settori e nella sua società.

Inoltre, secondo dati non certificati, sono state 300.000 le domande di brevetto AI depositate in Cina nel solo 2024 (includendo varie aree dell’intelligenza artificiale) contro circa 67.000 negli Stati Uniti nello stesso periodo. Questo suggerisce che in termini di volumi di depositi annuali la Cina ha fatto circa 4,5 più domande di brevetto AI negli ultimi due anni rispetto agli USA. (riproduzione riservata)

 




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