La Camera di commercio cinese in Italia, guidata dal presidente Cheng Xuan, general manager della branch milanese di Icbc, una delle quattro maggiori banche cinesi, ha rilasciato una dura presa di posizione sulla proposta di regolamento sulla cybersicurezza (CSA 2) della Commissione europea, presentata il 20 gennaio scorso e aggiornata il 6 maggio.
La Camera cinese bolla come "proposte irragionevoli" quelle della Commissione europea perché introdurrebbero “rischi non tecnici” di natura soggettiva e arbitraria, insieme a una serie di misure che estendono irragionevolmente il concetto di sicurezza oltre il suo significato.
In particolare l'accusa prende spunto dalla possibilità di designazione, inserita nella proposta, di “paesi terzi con criticità di cybersicurezza” e la classificazione di “fornitori ad alto rischio”, per i quali vengono introdotte misure di esclusione vincolanti, con scadenze temporali definite, in certi settori strategici.
L'associazione, che riunisce oltre 130 imprese operanti in Italia, fra cui le maggiori della Cina, dalle banche alle compagnie aeree, alle telecomunicazioni, pur ammettendo di «comprendere appieno e sostenere le finalità generali della proposta della Commissione Europea volta a potenziare le capacità complessive di sicurezza cibernetica», evidenzia nel merito che la proposta «altera il normale funzionamento del mercato e mina la libera concorrenza, con, anche, profonde ripercussioni negative sul processo di digitalizzazione europeo, sulla competitività industriale e sulla cooperazione economico-commerciale a lungo termine tra Cina ed Europa, configurandosi, di fatto, come una forma di protezionismo industriale».
È evidente che il centro della questione sollevata dalla Camera di commercio con questa presa di posizione riguarda il bando deciso dai governi europei sull'impiego delle attrezzature di Huawei nei sistemi di comunicazione mobile G5 e in futuro G6 in Europa. Infatti argomenta la presa di posizione cinese, «la presente proposta del regolamento CSA 2, utilizzando il concetto altamente soggettivo e arbitrario di “rischi non tecnici” come principio di base, intende escludere a forza fornitori già considersati come consolidati e affidabili».
Secondo la Camera cinese, tra l'altro, la proposta della Commissione non solo comporterebbe un aumento diretto dei costi di realizzazione e manutenzione delle reti, ma spingerebbe anche l’intera catena di approvvigionamento verso una logica di chiusura e localizzazione forzata, riducendo drasticamente lo spazio di scelta tecnologica per le imprese.
«Ne deriverebbero ritardi negli aggiornamenti delle infrastrutture di rete e nella percentuale di copertura del territorio, nonché un indebolimento della spinta all’innovazione di tali settori, con conseguente impatto negativo sulla competitività complessiva dell’Unione Europea, per lo svolgimento del processo di digitalizzazione e per il completamento della transizione ecologica», è scritto nella nota diffusa dall'Associazione.
L'Italia sarebbe, insieme a Francia a Germania, uno dei paesi più colpiti dalle restrizioni, con un danno economico, dal 2026 al 2030, di 36,5 miliardi di euro. «Con l’attuazione graduale della proposta, il volume dei costi è destinato a crescere — pur con alcune fluttuazioni — passando dai 3,9 miliardi di euro nel 2026 agli 8,9 miliardi nel 2030», sostiene la Camera di commercio.
«Un mercato aperto e pienamente concorrenziale è il fondamento della competitività industriale a lungo termine dell’Europa. Adottare un approccio di esclusione a priori e di discriminazione nei confronti di determinati fornitori in nome della sicurezza significa, in sostanza, sacrificare in maniera certa l’efficienza del mercato garantita dalla diversità tecnologica per ottenere in cambio una maggiore sicurezza solo presunta. Separare la politica di sicurezza dalla logica di mercato non solo difficilmente darà vita a un meccanismo sostenibile di gestione del rischio, ma rischia al contrario di introdurre nuove vulnerabilità», sono gli argomenti messi in campo dai rappresentanti delle aziende cinesi, che si appellano alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che tutelano il principio di proporzionalità e della non discriminazione nel sistema multilaterale del commercio.
In conclusione la Camera di Commercio invita la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e i governi degli Stati membri ad ascoltare pienamente le istanze del settore industriale e a promuovere un dialogo costruttivo; a ritornare a un approccio alla cybersicurezza fondato sulla neutralità tecnologica, su evidenze oggettive e sul rispetto del principio di proporzionalità; nonché a interrompere la promozione di misure obbligatorie e generalizzate di esclusione dei fornitori.(riproduzione riservata)