I coreani vogliono potenziare le loro fabbriche in Cina per allargare le loro quote di mercato nella produzione di chip avanzati per le applicazioni di intelligenza artificiale. È quanto emerge dalla decisione di Samsung e Sk Hynix, secondo produttore mondiale di chip di memoria, leader nelle memorie DRAM e HBM (High Bandwidth Memory) fondamentali per l'intelligenza artificiale, di ammodernare le loro fabbriche in Cina per prepararle alla produzione dei loro chip di memoria Nand più avanzati.
I due gruppi vogliono così rispondere all'intensa concorrenza della cinese Yangtze Memory Technologies e soddisfare la crescente domanda di prodotti per l'AI da parte delle grandi piattaforme, da Alibaba a Tencent.
Secondo Reuters, Samsung punterebbe a passare ai chip Nand V9 a 286 strati nel suo stabilimento di Xi'an e prevede di raggiungere una produzione mensile di 40.000 wafer entro dicembre 2027, rispetto ai 5.000 wafer previsti per dicembre 2026. Sk Hynix avrebbe invece in programma di produrre chip Nand con 240 o più strati nel suo impianto di Dalian, acquisito da Intel nel 2021, dove attualmente vengono realizzati prodotti a 192 strati.
Le due aziende sudcoreane hanno confermato che sono in corso interventi di ammodernamento dei rispettivi stabilimenti cinesi, in stretta collaborazione con Washington, ma non hanno rivelato i dettagli dei piani di produzione. Entrambe le aziende, infatti, utilizzano macchinari di fabbricazione statunitense per la produzione di semiconduttori e devono pertanto ottenere ogni anno licenze di esportazione dagli Stati Uniti per poterli introdurre nei propri impianti in Cina.
Samsung, in particolare, ha dichiarato che l'aggiornamento è conforme alle normative statunitensi sull'esportazione, aggiungendo che l'investimento «mira a soddisfare la crescente domanda dei clienti globali, compresi quelli negli Stati Uniti. L'azienda non sta ampliando la capacità produttiva, né costruendo nuovi impianti di produzione».
Gli interventi di upgrade sono un terreno fertile per chi fornisce attrezzature, sottosistemi e componentistica di precisione, e in questa ottica le imprese italiane dell’hi-tech - dalla meccanica fine all’automazione, dalla strumentazione di misura ai sistemi di controllo qualità - possono trovare in questa trasformazione un’occasione di rilancio. La Cina resta il più grande mercato mondiale per i semiconduttori, e gli aggiornamenti tecnologici impongono una riconversione profonda dei processi produttivi. Ogni nuova generazione di chip richiede macchinari più precisi, materiali più puri, componenti in grado di garantire tolleranze sempre più ridotte. È in questo segmento che l’Italia vanta competenze riconosciute a livello internazionale.
Già oggi diverse aziende italiane operano nella filiera dei semiconduttori, spesso come fornitori di secondo e terzo livello per colossi europei, americani e asiatici. La crescita della domanda legata all’AI e lo sforzo di Samsung e SK Hynix di rispondere alla concorrenza cinese di Yangtze Memory Technologies spingono i produttori a innovare più rapidamente. Questo si traduce in nuovi ordini per chi produce valvole, sensori, sistemi di vuoto, laser per litografia, componenti in materiali speciali e software di controllo. (riproduzione riservata)