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Tach Systems lancia la sfida meccatronica al mercato cinese

La neo costituita aggregazione del gruppo Investindustrial di Andrea Bonomi si propone con tutte le carte in regola per fornire sistemi di automazione per macchine industriali moderne. Produce già in Cina oltre che in Italia, Giappone e Messico. Alla guida il ceo Diego Lacanna


06/05/2026 15:50

di Franco Canevesio - Class Editori

settimanale
Andrea Bonomi, presidente di Investindustrial

La Cina potrebbe diventare molto più di un semplice mercato di sbocco per Tach Systems Group. Potrebbe trasformarsi nel vero banco di prova internazionale del nuovo polo italiano della meccatronica nato sotto l’ombrello di Investindustrial. Perché il gruppo appena creato ha dimensioni ancora relativamente contenute, circa 40 milioni di euro di ricavi aggregati, ma possiede una caratteristica che oggi conta più della scala: un’elevata densità tecnologica.

La nascita di Tach Systems Group, annunciata oggi da Investindustrial, unisce tre aziende italiane altamente specializzate, TSM Sensors, High Tech Products e Almec, in un progetto industriale che punta a creare un fornitore integrato di soluzioni per automazione industriale, sensoristica, connettività, software e IoT. Sono esattamente le applicazioni più richieste dal mercato cinese nel programma di evoluzione dell'industria manifatturiera a tutti i livelli.

«Tach Systems è frutto dell’unione di tre eccellenze italiane che si integrano perfettamente tra loro», ha spiegato Andrea C. Bonomi, presidente dell’Industrial Advisory Board di Investindustrial, «con questa operazione puntiamo ancora una volta ad aiutare ad accelerare la crescita di aziende italiane leader nel segmento mid-market e a rafforzare la loro presenza a livello globale». 

L’operazione Tach racconta molto dello stato evolutivo del manifatturiero italiano: meno volumi, più intelligenza incorporata. Meno commodity, più integrazione tecnologica. E proprio per questo la Cina diventa un passaggio quasi inevitabile.

Negli ultimi anni Pechino ha accelerato enormemente sulla modernizzazione industriale, spingendo su robotica, automazione, macchinari intelligenti e fabbriche ad alta efficienza. Il piano “Made in China 2025”, pur meno citato ufficialmente rispetto al passato, continua a produrre effetti concreti: l’industria cinese cerca sempre più componentistica sofisticata, sensoristica avanzata, sistemi di controllo e integrazione software-hardware. Esattamente il terreno sul quale Tach vuole posizionarsi.

Non è un caso che il nuovo gruppo nasca già con una presenza produttiva in Cina, oltre che in Italia, Giappone e Messico, e con una rete commerciale internazionale che include Stati Uniti, India e Giappone. Questo significa che la dimensione globale non è un obiettivo futuro, ma un elemento già incorporato nel DNA industriale dell’operazione.

Il punto interessante è che Tach non sembra voler competere sul costo. Sarebbe una battaglia persa in partenza. La strategia è invece quella di proporsi come abilitatore tecnologico in nicchie ad alto valore aggiunto: automazione industriale, pneumatica, robotica per handling e lifting, macchine ambientali e agricole, aerospace & defence, infrastrutture ferroviarie e marine. In altre parole: segmenti dove precisione, affidabilità e integrazione contano più del prezzo.

Tsm Sensors, nata a Brescia nel 2015, porta in dote competenze nella sensoristica rotativa e di posizione, inclusi sensori magnetostrittivi e unità di controllo intelligenti. H.T.P., da Bergamo, aggiunge connettori e cablaggi speciali sviluppati per ridurre tempi di assemblaggio e consumi energetici. Almec, infine, completa il mosaico con software, firmware, interfacce uomo-macchina e integrazione elettronica.

Separatamente sono tre pmi tecnologiche italiane. Insieme diventano una piattaforma meccatronica completa. Ed è qui che entra in gioco un altro elemento strategico: la presenza diretta di Investindustrial a Shanghai.

Per molti gruppi industriali europei, la Cina resta un mercato difficile non tanto per l’accesso commerciale quanto per la comprensione dell’ecosistema locale: supply chain, partnership industriali, relazioni istituzionali, protezione tecnologica, joint venture, governance operativa. Avere una struttura già radicata sul territorio può fare la differenza tra una semplice esportazione e una vera espansione industriale.

Investindustrial, che negli anni ha costruito un profilo sempre più internazionale, dispone infatti di una piattaforma asiatica che potrebbe funzionare da apripista per Tach, facilitando relazioni industriali e opportunità di consolidamento in un mercato enorme ma estremamente competitivo.

L’obiettivo dichiarato è chiaro. Il ceo Diego Lacanna parla apertamente della volontà di costruire un player globale della meccatronica. La vera sfida sarà capire se un gruppo ancora relativamente piccolo riuscirà a mantenere la flessibilità tipica delle Pmi italiane senza perdere la massa critica necessaria per competere su scala internazionale.

Ma il timing potrebbe essere quello giusto. Nel pieno della nuova corsa mondiale all’automazione industriale, la domanda di sistemi intelligenti cresce più rapidamente della capacità di produrli. E in questo scenario, un gruppo agile, verticale e fortemente tecnologizzato come Tach potrebbe trovare proprio in Asia — e soprattutto in Cina — il suo acceleratore più potente. (riproduzione riservata)
 
 
 
 
 
 
 

 
 


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