In controtendenza con le multinazionali del settore, Diasorin, il gruppo farmaceutico di Saluggia (Vercelli) specializzato nel settore diagnostico, ha deciso di chiudere le attività produttive in Cina.
«Il contesto macroeconomico in Cina non sta affatto migliorando, per usare un eufemismo. La politica Vbp (Value-based procurement, ndr) è ora adottata in tutte le province, ma stiamo constatando che persino a Shanghai e Pechino, che in teoria non erano state toccate dalla Vbp, ora di fatto la stanno applicando, e quindi il suo effetto si ripercuoterà sull'intero Paese», ha spiegato Carlo Rosa, ceo del gruppo, durante la presentazione dei conti 2025, che hanno regsitrato un fatturato di quasi 1,2 miliardi di euro (+10%), «per questo motivo, e perché onestamente non vediamo spazio per un assortimento di prodotti non specializzati in Cina, abbiamo deciso di chiudere il nostro stabilimento di produzione a Shanghai e di interrompere il progetto di produzione locale».
Il sistema vpb (volume based-procurament) è una sorta di procurement centralizzato, istituito dal Governo nel biennio 2018-2019, che ha ridisegnato le procedure garantendo i volumi nei contratti tra ospedali pubblici e aziende produttrici che offrono prezzi molto bassi, ridotti tra il 50% e il 90%. Ciò significa che le aziende giocano su volumi di acquisto garantiti al 60-80% da parte delle strutture sanitarie a fronte della riduzione dei prezzi. Questa politica ha accelerato la sostituzione dei generici e ha ridotto i costi soprattutto per pazienti cronici, incrementando le quote di mercato per le aziende cinesi, soprattutto, però con una compressione dei margini.
«Purtroppo, prendiamo questa decisione proprio ora che abbiamo ottenuto l'approvazione per tutti i prodotti», ha sottolineato Rosa, «ma credo che la nostra visione del mercato cinese rimanga molto negativa e che non siamo in grado di competere in quel mercato con una gamma limitata di prodotti».
Tuttavia la società non abbandonerà il mercato definitivamente, ma lo affronterà con una strategia diversa, ovvero di specializzazione in due aree. «Uno dei nostri obiettivi è la tubercolosi, un campo in cui stiamo ottenendo successo a livello globale insieme a Cajun. L'altro riguarda la strategia immunitaria per le infezioni gastrointestinali acute (Agi). Prevediamo che il prodotto per la tubercolosi venga approvato entro l'estate, quindi inizieremo la nostra campagna di vaccinazione. In estate, il test per la calprotectina dovrà essere approvato entro il 2026 o l'inizio del 2027», ha puntualizzato il ceo.
«Investiremo per diventare un operatore specializzato nel mercato cinese, l'unico modo per un'azienda come Diasorin di continuare a sopravvivere e a fare buoni affari», ha concluso Rosa.
Diasorin aveva incominciato ad operare in Cina nel 2005 e l'attività era aumentata in modo significativo per tutto il decennio successivo al punto che nel settembre del 2020, lo stesso Rosa aveva annunciato di avere esteso la joint-venture con FuYuan, di proprietà pubblica, al governo del distretto di Baoshan (Shanghai), con l'obiettivo di investire per l'apertura del primo sito di produzione e ricerca del gruppo in territorio cinese.
L'obiettivo era di migliorare ulteriormente il posizionamento in Cina, configurandosi come produttore locale di test diagnostici di alta qualità e accedendo a nuove opportunità di mercato riservate alle aziende manifatturiere locali. In particolare la mossa si era resa necessaria per accelerare l'approvazione del test rapido Liaison Sars Cov 2 anche da parte delle autorità cinesi, che fino ad allora avevano temporeggiato, mentre in Occidente, Europa e soprattutto Stai Uniti, l'omologazione aveva consentito al gruppo eccellenti performance. (riproduzione riservata)