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Azienda Manifatturiero

Gucci rompe il tabù del Made in Italy, produrrà sniker in Cina

 Con il modello Drip da1.000 dollari, la maison di Kering inaugura una nuova fase sotto la direzione creativa di Demna. Una scelta che punta a conquistare i consumatori aspirazionali, ma solleva interrogativi sul valore del Made in Italy nel lusso mentre tra gli analisti prevedono un significativo calo del titolo Kering, proprietario del brand


09/10/2026 13:18

di Mauro Romano - Class Editori

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Francesca Bellettini, ceo di Gucci

Gucci rompe uno dei tabù più radicati nel lusso italiano e guarda alla Cina non soltanto come mercato strategico, ma anche come polo produttivo. La maison del gruppo Kering ha infatti lanciato le nuove sneaker Drip, disegnate da Demna, con un prezzo di circa 1.000 dollari e un dettaglio destinato a far discutere: l'etichetta Made in China al posto del tradizionale Made in Italy.

La novità, riportata da Reuters, rappresenta un passaggio significativo nella strategia di riposizionamento del marchio, impegnato a rilanciare la propria desiderabilità dopo una fase di contrazione delle vendite. L'obiettivo è intercettare una clientela aspirazionale sempre più attenta al rapporto tra prezzo, innovazione e riconoscibilità del prodotto, senza rinunciare al posizionamento di alta gamma.

La scelta si inserisce in un contesto particolarmente complesso per il lusso in Cina. Dopo anni di crescita sostenuta, i consumatori cinesi hanno mostrato una maggiore selettività negli acquisti, privilegiando prodotti capaci di offrire un'identità forte e un valore percepito convincente. Per Gucci, che proprio sulla domanda cinese ha costruito una parte importante della propria espansione internazionale, riconquistare questo pubblico rappresenta una priorità.

La sneaker Drip diventa così il simbolo di un possibile cambio di paradigma. Da un lato, la produzione cinese può offrire maggiore flessibilità industriale e opportunità di contenimento dei costi; dall'altro, consente di sperimentare un modello nel quale il valore del prodotto dipende sempre più dal design e dalla forza del marchio, piuttosto che esclusivamente dalla sua provenienza geografica.

Il rischio, tuttavia, è evidente. Per una maison che ha costruito parte del proprio prestigio sull'eccellenza manifatturiera italiana, spostare anche una singola produzione in Cina potrebbe indebolire la percezione di esclusività. Alcuni analisti mettono infatti in guardia dalle possibili conseguenze sull'immagine del brand.

Gucci ha precisato che l'Italia rimane il cuore della propria produzione e che non sono previsti ulteriori trasferimenti produttivi all'estero. Ma il precedente è significativo. (riproduzione riservata)



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