Ai piedi delle Alpi austriache, lo stabilimento di Sandoz a Kundl è rimasto l’unico impianto europeo in grado di produrre la penicillina dall’inizio alla fine, compresi i principi attivi dell’antibiotico. Ma la concorrenza cinese, che offre gli stessi prodotti a prezzi molto più bassi, mette a rischio la sostenibilità economica del sito.
A tre anni dall’investimento da 200 milioni di euro per ampliarne la capacità, il gruppo farmaceutico ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’indagine antidumping che potrebbe portare a dazi sulle importazioni della Cina.
Come racconta Reuters, la posta in gioco va oltre il futuro di un singolo impianto. Se la fabbrica chiudesse l’Europa diventerebbe completamente dipendente dalla Cina per la produzione di penicillina: un rischio che riguarda un farmaco essenziale per il trattamento di infezioni anche potenzialmente letali e che riporta al centro il tema dell’autonomia industriale europea.
Secondo i dati Eurostat, la quota cinese delle importazioni europee di penicilline e derivati è passata dal 44% del 2019 all’86% dello scorso anno. Una posizione consolidata grazie ai programmi pubblici di investimenti industriali, costi del lavoro più bassi e regole ambientali meno stringenti. Nello stesso periodo, le esportazioni europee di questi prodotti si sono ridotte a poco più di un quinto del picco raggiunto nei primi anni 2000.
A rendere più difficile la competizione per i produttori europei contribuiscono i costi energetici: nel 2025, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i prezzi dell’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica nell’Ue erano in media quasi il 50% superiori a quelli cinesi. Il divario pesa direttamente su Kundl, che impiega oltre 2 mila persone e consuma tanta energia quanto Innsbruck, città austriaca con più di 130 mila abitanti.
Per Sandoz, il problema è anche il sistema con cui vengono acquistati i farmaci in Europa. Le gare pubbliche privilegiano spesso il prezzo più basso, senza attribuire un valore sufficiente alla diversificazione delle forniture e al mantenimento della capacità produttiva sul territorio europeo.
La fragilità era già emersa nel 2022, quando la carenza di amoxicillina post-pandemia ha provocato forti problemi di approvvigionamento. L’Ue ha sostenuto il potenziamento dello stabilimento con fondi pubblici, ma per Sandoz la pressione della concorrenza cinese resta ancora un problema.
A marzo il gruppo ha presentato una denuncia alla Commissione europea contestando la posizione dei produttori cinesi nel mercato degli antibiotici. Il caso riguarda in particolare il sospetto che i principi attivi dell’amoxicillina siano venduti in Europa a prezzi inferiori ai costi di produzione, anche grazie ai sussidi pubblici.
Pechino respinge le accuse di protezionismo e sostiene che le differenze commerciali con l’Ue possano essere risolte attraverso il dialogo. Ma per l’Europa la questione resta aperta: se Bruxelles aprisse un’indagine e accertasse pratiche di dumping, potrebbe introdurre dazi sulle importazioni. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)