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Cina, nuove opportunità per le imprese dalla rigenerazione urbana

Design, tecniche di costruzione ma anche energia e prodotti per il sistema casa: nonostante la crisi immobiliare il settore dell'edilizia si trasformerà rapidamente nella Repubblica popolare e l'Italia può conquistarsi nuovi spazi. Ne hanno parlato a Pechino architetti e imprenditori in un convegno organizzato dall'Ambasciata e dalla Camera di commercio


12/03/2026 10:42

di Mauro Romano - Class Editori

settimanale
Paolo Desideri, architetto e fondatore dello studio Abdr

Rigenerazione urbana, del design e delle tecniche di costruzione: a dispetto della crisi immobiliare, tuttora incombente in Cina,i temi trattati nella decima edizione dell'Italian Design Day, organizzato a Pechino il 10 marzo dall’Ambasciata d’Italia  e dall’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Cina, ha aperto nuove prospettive anche di business per molte imprese italiane che si occupano non solo di edilizia ma anche della filiera della transizione energetica in una propsettiva di sostenibilità.

“RE-DESIGN. Regenerating Spaces, Objects, Ideas, Relations” era il titolo della manifestazione e della tavola rotonda che ha visto come protagonista Paolo Desideri, architetto, fondatore dello studio romano Abdr, e professore emerito presso l’Università Roma Tre, che ha anche incontrato i rappresentanti dell' Istituto Municipale di Pianificazione e Progettazione Urbana di Pechino, per capire le opportunità di collaborazioni future, anche con le imprese italiane.

Desideri ha illustrato la sua filosofia progettuale attraverso casi d'eccellenza come la nuova stazione Porta Metronia di Roma, esempio di rigenerazione urbana che rende l'infrastruttura di mobilità un museo diffuso, uno spazio di transito che integra e valorizza il patrimonio archeologico, trasformandosi in un luogo culturale e pubblico che restituisce vita al tessuto storico della città.

Lo scambio di vedute tra l'accademia e i rappresentanti del mondo imprenditoriale italiano e cinese ha permesso di esplorare i punti di contatto tra l’esperienza italiana e quella cinese nel campo della rigenerazione urbana, del design e delle tecniche di costruzione, permettendo di individuare possibili collaborazioni a livello istituzionale, accademico ed imprenditoriale.

«La rigenerazione urbana va al di là del refitting degli edifici, richiede un ripensamento delle città come un ecosistema integrato dove società civile, industria e tecnologia interagiscono», ha sottolineato tra l'altro Massimo Bagnasco, che da oltre 20 anni segue le attività di Progetto CMR in Cina ed è ceo China Europe Carbon Neutral Technology Co. a Chengdu, «il vero motore della vitalità urbana sono le persone; gli spazi fisici, interni ed esterni, dovrebbero essere modellati per questo scopo. Le trasformazioni di successo spesso derivano dall'attrarre utenti e dal rimodellare le dinamiche sociali, piuttosto che dalla sola innovazione architettonica». 

«Il design italiano non è soltanto arredamento: è il punto d’incontro tra creatività, scienza e tecnologia”, ha dal canto suo rimarcato l’Ambasciatore Massimo Ambrosetti, nel saluto iniziale. «Oggi il suo campo di applicazione si sta ampliando rapidamente, diventando sempre più centrale in settori strategici come la sanità, il farmaceutico e il packaging. Allo stesso tempo, la dimensione digitale e la sostenibilità stanno emergendo come fattori determinanti per il futuro dell’industria del design, in Italia e nel mondo. Sono sfide importanti che le nostre imprese e i nostri professionisti sono pronti a trasformare in nuove opportunità di innovazione e crescita globale».

 

L’iniziativa si inserisce nella rassegna promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per celebrare l'eccellenza del design italiano quale icona del “Made in Italy” nel mondo e nell’articolato percorso di valorizzazione dell’architettura italiana, che quest’anno ha già visto l’apertura della prima grande mostra su Andrea Palladio, inaugurata dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli presso il Museo Nazionale della Cina. (riproduzione riservata)

 


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