A cinque giorni dall’ inizio del conflitto mediorientale o come è stata definita dall’agenzia Bloomberg “La terza guerra del Golfo”, che vede coinvolti gli Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, 3.200 superpetroliere sono forzatamente in stand by nell’area del golfo Persico a causa della chiusura dello stretto di Hormuz a seguito della decisione iraniana sempre più imperante. Dallo stretto di Hormuz transita ogni giorno il 20% del petrolio mondiale consumato.
Queste superpetroliere, classificate Vlcc (Very Large Crude Carrier) hanno una portata lorda tra le 150mila e 320mila tonnellate di greggio. Il loro nolo giornaliero sulla rotta cinese, secondo il mercato dei Future TD3C, è schizzato da 205.600 dollari a 423.700. Si sono subito accodate le compagnie assicurative portando i premi all’1% del valore nave quando prima del conflitto il premio rappresentava lo 0,1% del valore nave.
Qualche segnale premonitore si era avuto la scorsa settimana quando gli stessi noli erano triplicati raggiungendo 170.000 al giorno, livelli che non si vedevano dal periodo del Covid.
Oltre al petrolio, crudo o raffinato, il blocco riguarda anche i trasporti di gas liquido GNL, diventato il principale combustibile per le industrie e non solo. Dall’area mediorientale partono rifornimenti per tutti i continenti, eccetto gli Stati Uniti che ne sono autosufficienti. Il Qatar è uno dei maggiori produttori ma qualche giorno fa la Qatar Energy ne ha sospeso l’estrazione e la fornitura, inclusa la produzione di fertilizzanti, polimeri e alluminio con una ripercussione negativa mondiale.
Nessun paese è al riparo compresa la Cina che importa dall’Iran il 13% del petrolio crudo e il resto dagli altri Paesi del Golfo per circa il 30% del suo fabbisogno mentre per il gas liquido le stime sono del 25%.
Sul fronte dei trasporti commerciali convenzionali le notizie non sono purtroppo migliori. Da informazioni di Linerlityca, piattaforma specializzata nel trasporto marittimo, stazionavano negli scorsi giorni nel Golfo Persico 132 navi portacontainer con una capacità complessiva di 458.000 Teu pari al 10% circa dei 3.4 milioni di Teu che passano attraverso lo stretto di Hormuz: questi numeri confermano l’importanza strategica di quell’angolo della penisola arabica.
Le principali compagnie marittime MSC e Maersk hanno sospeso i booking per le navi dirette verso il Golfo mentre la francese CMA Cgm ha ripreso ad addebitare l’Emergency Conflict Surcharge a partire da 2.000 dollari sino ad un massimo di 4.000 per ogni container da e per quelle destinazioni, compreso Egitto e Giordania.
La compagnia marittima cinese Cosco Shipping invece ha deciso per le navi in mare di ridurre la velocità di crociera, di rimanere in acque internazionali sicure e, se possibile, di scaricare le merci in altri porti. E’ evidente che ancora una volta gli hub mediorientali della logistica integrata soffrono a vari livelli: non vi è approvvigionamento dai Paesi asiatici o dall’India e non vi è possibilità alcuna di soddisfare gli ordinativi.
L’ordito dei fili di seta della Maritime Belt & Road si è spezzato, almeno temporaneamente, si spera. Specularmente la situazione bellica ha impattato anche il trasporto aereo, e soprattutto gli hub di Dubai e Doha cresciuti in questi anni proprio con una funzione specifica di raccordo tra l’universo asiatico ed il resto del mondo.
Nell’area mediorientale le principali compagnie Qatar Airways, Etihad Cargo, Oman Cargo ed Emirates hanno sospeso i servizi che dovrebbero riprendere nei prossimi giorni anche per le centinaia di migliaia di turisti che oggi si trovano in stand by in attesa di ritornare in patria.
MA il conflitto sta causando il congestionamento delle merci soprattutto di quelle deperibili e dei prodotti farmaceutici senza dimenticare e-commerce e componenti elettronici. La capacità globale degli aerei cargo è diminuita repentinamente del 18% e sulla direttrice Asia-Medioriente-Europa di ben il 40%.
In queste condizioni estreme l’uso dei quattro corridoi di volo diventa impraticabile: per ovvi motivi quello meridionale via Egitto, Arabia Saudita sino all’Oceano Indiano e l'intermedio via Turchia, Iraq e Golfo Persico. Il sorvolo dell’Afghanistan è impedito dal conflitto con il Pakistan, medntre il sorvolo del Nord America con scalo tecnico per il rifornimento di kerosene, richiede molto più tempo tempo e carburante.
In compenso solo la Cina beneficia della possibilità di sorvolo della Russia sulla direttrice europea, ma propone prezzi da guerra per i voli passeggeri: Business class Pechino Parigi 77.000 remnimbi, circa 9.600 euro. Così trasporti e tariffe diventano argomento quotidiano per le aziende come negli anni del Covid con una differenza sostanziale: allora, fino allo scoppio del conflitto russo-ucraino le compagnie europee avevano il diritto di sorvolare il territorio russo e sugli altri corridoi non esistevano rischi bellici.
Purtroppo la massima di Fredric Bastiat, economista francese del XIX secolo, “I confini non attraversati dalle merci saranno attraversati dagli eserciti”, è di un’attualità disarmante. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni