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Belt & Road

Appello di Xi per una Belt&Road asiatica di crescita e cooperazione

Il presidente cinese ha parlato oggi inaugurando il Forum di Boao per l'Asia, attaccando mentalità da guerra fredda, egemonismo e politica di potenza, ma senza nessun riferimento esplicito alla guerra in Ucraina. Si è detto convinto che anche quest'anno l'economia cinese sarà resiliente


21/04/2022 14:50

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

settimanale
Xi Jinping, presidente cinese

«Non importa quanto sia cambiato e quanto cambierà il mondo, la Cina insisterà fermamente sulla riforma e l'apertura»: così ha esordito oggi il presidente cinese Xi Jinping parlando al Boao Forum per l'Asia 2022, la Davos cinese, un'iniziativa che si ripete da 21 anni e ha luogo sull'isola di Hainan. Il discorso, intitolato "Essere all'altezza delle sfide e costruire un futuro luminoso attraverso la cooperazione", per quanto non latore di sostanziali novità sulla linea di politica internazionale di Pechino, ha fornito un punto d'osservazione su come vede la cina il mondo post-guerra ucraina.

«I fatti hanno provato ancora una volta che la mentalità da guerra fredda, l'egemonismo e la politica di potenza finiscono semplicemente per distruggere la pace globale», ha affermato Xi parlando via video alle centinaia di delegati. Il leader cinese ha richiamato i "principi della Carta delle Nazioni unite" che richiede il ricorso al dialogo e ai negoziati per risolvere i conflitti tra i Paesi e ha ribadito che Pechino "sostiene ogni tentativo di risolvere una crisi attraverso mezzi pacifici, si oppone ai doppi standard, alle sanzioni unilaterali, alle giurisdizioni dal braccio lungo", cioè l'applicazione di normative nazionali al di fuori della giurisdizione dei Paesi.

«Dobbiamo lavorare insieme per affrontare le sfide della governance globale», ha aggiunto Xi, «dobbiamo sostenere un vero multilateralismo e salvaguardare fermamente il sistema internazionale con l'ONU al centro e l'ordine internazionale sostenuto dal diritto internazionale. È particolarmente importante che i Paesi più grandi diano l'esempio nel rispetto dell'uguaglianza, della cooperazione, della buona fede e dello stato di diritto e agiscano in modo consono al loro status».

Xi ha sostanzialmente ripetuto formule che da tempo fanno parte dell'arsenale diplomatico cinese. E ha inquadrato queste formule in un approccio che vede nell'interdipendenza la via per sostenere uno sviluppo di natura principalmente economica, che Pechino vede come il suo vero focus. Il tutto mentre altre grandi economie del mondo, a partire dagli Usa, hanno atteggiamenti che suggeriscono un trend basato su una più ampia autosufficienza, la chiave per affrontare le transizioni in corso, come dimostra per esempio, la strategia di "reshoring" della produzione dei semiconduttori che il presidente Usa Joe Biden sta sostenendo da molti mesi a questa parte.

Dal punto di vista di Xi, tutti i Paesi del mondo "sono a bordo della stessa barca" e "ogni tentativo di lanciare in mare qualcuno sarebbe inaccettabile", perché "la società internazionale si è sviluppata in una macchina complessa, delicata e organica, che ricadrebbe in gravi difficoltà se uno dei componenti fosse smantellato. Ne verrebbero danneggiati quello che viene smantellato, ma anche lo smantellatore". Per questo motivo, "nel mondo di oggi ogni unilateralismo ed egoismo estremo sono fondamentalmente insostenibili".

Se si guarda il mondo dall'osservatorio di Pechino, in effetti, oggi le sfide sono principalmente nel campo economico e sanitario, a partire dal Covid-19, generato oltre due anni fa a Wuhan. Xi ha mantenuto la linea di difesa della strategia "Zero Covid dinamico", che si sta applicando a Shanghai, la metropoli da 25 milioni di abitanti oggi in lockdown, scelta che ha sollevato molti malumori e creato enormi disagi alla popolazione.

"Dobbiamo difendere assieme le vite e la salute dei popoli. La sicurezza e la sanità sono i prerequesiti per lo sviluppo e il progresso umano", ha affermato Xi. "Sono necessari - ha continuato - più duri sforzi perché l'umanità conquisti la sua vittoria finale sul Covid-19".

Xi ha rimarcato la convinzione che "i fondamentali dell'economia cinese - la sua forte resilienza, il suo enorme potenziale, l'ampio margine di manovra e la sostenibilità a lungo termine - rimangano immutati". A renderlo fiducioso il dato di crescita dell'ultimo trimestre, +4,8%, che è superiore a quello previsto dal governo centrale, un dato divulgato proprio mentre il Fondo monetario internazionale ha abbassato le stime di crescita dell'economia cinese al 4,4% (annuo), insieme a quelle globali.

A muovere contro l'ambizione cinese di diventare il nuovo motore dell'economia mondiale sarebbero gli Stati Uniti, che durante l'amministrazione Trump hanno lanciato una guerra commerciale volta a creare un disallineamento, il "decoupling", tra le economie degli Usa e di Pechino. E questa politica è ancora oggi portata avanti in piena continuità dall'amministrazione Biden, attraverso dazi e sanzioni.

Washington sta facendo di tutto per sfidare l'ascesa cinese anche sul fronte geopolitico, è la tesi cinese. L'alleanza AUKUS, lanciata con Gran Bretagna e Australia, è particolarmente indigesta a Pechino che la considera direttamente volta contro la sua crescente capacità militare sul Pacifico.

Xi si è rivolto in particolare ai Paesi asiatici, coinvolti nella Belt and Road Initiative (BRI), quelli che potrebbero diventare interlocutori anche da posizioni politiche non necessariamente vicine. "Noi dobbiamo cogliere l'occasione di creare un mercato in Asia più aperto e più grande", ha incalzato il presidente cinese. "Nel presentare la resilienza, la saggezza e il potere asiatico, noi li trasformeremo nell'ancora della pace e della stabilità globale, una forte crescita globale e un altopiano di cooperazione".

Xi ha concluso il suo discorso con un vecchio detto cinese: "Continua a camminare e non sarai scoraggiato per mille miglia; fai sforzi costanti e mille compiti non ti intimidiranno". (riproduzione riservata)


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