Il colosso cinese dell’auto elettrica Byd sarebbe in trattative con Volkswagen per acquisire parte della storica Gläserne Manufaktur di Dresda, lo stabilimento simbolo del gruppo tedesco in Sassonia. Secondo fonti vicine al dossier, riportate dal sito Car News China, l’operazione potrebbe rappresentare un passaggio strategico sia per Byd, intenzionata a rafforzare la propria presenza industriale in Europa, sia per Volkswagen, impegnata in una profonda ristrutturazione produttiva.
L’accordo, ancora in fase preliminare, prevederebbe un investimento diretto di Byd nel sito tedesco. Il costruttore cinese potrebbe utilizzare circa metà dell’impianto per assemblare veicoli elettrici destinati al mercato europeo, mentre l’altra metà verrebbe trasformata in un polo per l’innovazione tecnologica in collaborazione con il Land della Sassonia e la Technische Universität Dresden.
Per Byd, la possibilità di produrre in Germania avrebbe anche un forte valore simbolico e commerciale. Ottenere il marchio “Made in Germany” potrebbe infatti contribuire ad accrescere la credibilità del brand presso i consumatori europei, in un momento in cui il gruppo sta investendo massicciamente nella propria espansione nel continente mentre nel mercato domestico le vendite sono in calo sotto la presione della concorrenza. I risultati commerciali in Germania, dove l'attività è seguita da Maria Grazia Davino, regionale managing director Europe, ex Stellantis, mostrano una crescita significativa: a marzo Byd ha immatricolato 3.438 vetture, con un incremento del 327% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Negli ultimi mesi Byd aveva valutato anche la Spagna come possibile sede del suo secondo stabilimento europeo, un'opzione sostenuta dai costi industriali competitivi, dalla disponibilità di energia a basso costo e dalla presenza di infrastrutture produttive consolidate. Il gruppo sta già costruendo impianti in Ungheria e Turchia, due paesi considerati strategici per servire il mercato europeo evitando parte delle tensioni commerciali tra Bruxelles e Pechino.
La scelta della Germania, inoltre, sarebbe ben vista dal governo cinese, perché Berlino ha votato contro l’introduzione dei dazi aggiuntivi dell’Unione Europea sulle auto elettriche prodotte in Cina. Secondo diverse indiscrezioni, Pechino avrebbe incoraggiato le proprie aziende automobilistiche a privilegiare gli investimenti nei paesi europei meno ostili alle importazioni cinesi.
Reuters aveva già riportato nel 2024 che le autorità cinesi avevano invitato i produttori nazionali a sospendere gli investimenti nei paesi UE favorevoli ai dazi. Un esempio citato dagli osservatori riguarda la Polonia, che dopo il voto a favore delle tariffe perse l’assegnazione della produzione Leapmotor nello stabilimento Stellantis di Tychy. La Spagna, invece, che si era astenuta sulla questione dazi, aveva ottenuto la produzione del modello Leapmotor B10 a Saragozza.
Nel frattempo Bruxelles starebbe valutando una possibile soluzione negoziale con la Cina per sostituire i dazi anti-sussidio con un sistema di “prezzo minimo” sulle importazioni di veicoli elettrici.
Volkswagen ha ufficialmente smentito le indiscrezioni sull’operazione con Byd, definendo le notizie “inesatte”. Anche Byd ha rifiutato di commentare. Secondo fonti del settore, riporta ancora Car News China, Byd non sarebbe l’unica casa automobilistica cinese interessata agli impianti europei del gruppo tedesco.
Anche MG, marchio controllato da Saic, e Xpeng starebbero esplorando possibili collaborazioni produttive con Volkswagen. Nessuna decisione definitiva sarebbe stata ancora presa.
Xpeng, già partner di Volkswagen in Cina, collabora con il gruppo tedesco nello sviluppo di architetture elettroniche e software per la guida assistita destinati esclusivamente al mercato cinese. Volkswagen possiede inoltre una quota del 5% nel costruttore cinese. SAIC, proprietaria di MG, mantiene invece da anni una joint venture strategica con VW in Cina.
La fabbrica di Dresda, inaugurata nel 2002 come centro di eccellenza per la produzione della lussuosa Volkswagen Phaeton, ha attraversato diverse fasi produttive. Nel tempo ha assemblato modelli Bentley, la e-Golf e, più recentemente, la ID.3 elettrica. Volkswagen ha cessato la produzione automobilistica nello stabilimento alla fine del 2025. Negli ultimi anni il sito produceva circa 6.000 unità annue della ID.3 con una forza lavoro di circa 205 dipendenti.
Secondo la stampa tedesca, Volkswagen Sachsen, il governo della Sassonia e la TU Dresden hanno già firmato una lettera di intenti per convertire parte dell’impianto in un centro di innovazione dal 2026. L’università dovrebbe occupare quasi metà degli spazi, mentre il costo della riconversione — stimato intorno ai 50 milioni di euro — resta ancora oggetto di discussione.
Il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, ha recentemente definito la possibilità di condividere capacità produttiva inutilizzata con i costruttori cinesi una “soluzione intelligente” per ridurre i costi e sfruttare meglio gli impianti europei. Il gruppo tedesco sta infatti portando avanti un vasto piano di riduzione della capacità produttiva globale: da 12 milioni di veicoli a circa 9 milioni.
Attualmente Byd esporta in Europa tutte le proprie vetture dalla Cina. Le auto sono soggette sia al dazio standard del 10% sia ai dazi anti-sussidio introdotti dall’UE, che per BYD ammontano al 17%.
Secondo Reuters, il gruppo cinese starebbe rallentando il progetto industriale in Ungheria per accelerare invece la produzione in Turchia, paese non soggetto alle nuove tariffe europee. Byd ha però smentito queste indiscrezioni, ribadendo che il piano ungherese procede regolarmente.
Se le trattative con Volkswagen dovessero concretizzarsi, Byd otterrebbe comunque un risultato altamente simbolico: entrare nel cuore dell’industria automobilistica tedesca, proprio nel mercato domestico di Volkswagen e nel più importante polo produttivo europeo dell’automobile. (riproduzione riservata)