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Industria

Filosa, ai partner cinesi chiediamo di produrre nelle fabbriche europee

Il ceo di Stellantis in un'intervista esclusiva a Mf-Milanofinanza parla del futuro delle tecnologie nel settore automotive, dei piani di svluppo del gruppo italo-francese e dei rapporti con Leapmotor e Dongfeng, i due costruttori con cui sono operative joint venture. E annuncia novità entro l'anno su Maserati


13/10/2026 10:58

di Roberto Sommella e Andrea Boeris - Class Editori

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Antonio Filosa, ceo di Stellantis

Mf-Milano Finanza ha intervistato in esclusiva Antonio Filosa, ceo di Stellantis, il gruppo automotive italo-francese, alla vigilia del Salone Auto di Parigi, dove presenta nel più grande stand della rassegna 60 nuovi modelli di otto brand che rappresentano la strategia dei prossimi 5 anni, racchiusa nel paino Fastlane 2030.

Ecco di seguito i passi significativi dell'intervista che riguardano i rapporti di Stellantis con la Cina e le tecnologie su cui punta il gruppo.

D. Qual è la tecnologia che si vede e su cui volete puntare?

R. Noi vogliamo passare alla seconda visione della tecnologia, quella per l'uomo: la chiamiamo «Tech for Humans». Pensiamo che ci siano tecnologie da mettere nelle nostre vetture che il cliente sentirà come necessarie, semplici da usare, user friendly e assolutamente importanti per la sua vita, dentro e fuori dall'auto.

D. Ci faccia un esempio concreto.

R. Per esempio, prima parlavamo delle vetture che lanceremo sul mercato con un livello di autonomia che, con un termine ingegneristico un po' strano, chiamiamo L2++. I livelli di autonomia vanno da L0 a L5. A L0 lei deve essere sempre al comando; poi ciascun livello permette una maggiore presenza dell'automobile nelle scelte e significa che il conducente è meno attivo nella guida.

D. Quindi è un mix di componenti, motore e uomo?

R. Esatto. C'è l'hardware della vettura e poi una combinazione di hardware e software, uno stack basato su un sistema che chiamiamo multisensing: è un sistema fatto da videocamere, radar e, a volte, dal Lidar, che è un altro nome strano, che capisce cosa c'è intorno alla vettura e prende decisioni in tempo reale.

D. E sul piano della sicurezza che cosa cambia?

R. La guida autonoma ha un enorme potenziale per migliorare la sicurezza stradale. È una guida molto fluida, molto umana. È più protetta dalla tecnologia. È protetta dalla tecnologia nel senso della sicurezza, assolutamente. E poi in termini di velocità di reazione a tutto quello che c'è. Potremmo guidare fino a cent'anni. No, a centocinquant'anni!

 

D. Come cambierà, in concreto, l'esperienza di chi usa l'auto?

R. Abbiamo l'AI nell'impresa, dove già la utilizziamo, ma anche nelle macchine. Useremo un'automobile capace di studiare l'ambiente e prendere decisioni, per esempio nell'ambito della guida autonoma. L'intelligenza artificiale che metteremo nella macchina le permetterà di operare molto velocemente nella mappatura dell'esterno e nelle decisioni da prendere. Avremo un'automobile con un cockpit che non ci darà soltanto indicazioni su velocità e consumi, ma permetterà di interagire in moltissimi modi con una serie di dispositivi, come il cellulare, home banking eccetera. Dall'auto riceveremo tantissimi servizi connessi: alcuni saranno gratuiti, altri a pagamento.

D. Insomma, che cosa diventerà l'automobile?

R. L'automobile diventerà uno smartphone capace di muoversi a velocità sovrumane e molto più intelligente dell'essere umano, nel senso della capacità di immagazzinare dati e trasformarli in una lettura dell'ambiente e nelle decisioni da prendere. (...)

 

D. Che cosa chiedete invece al governo e alle istituzioni europee?

R. Dobbiamo ricordare che il contesto intorno a noi sta cambiando velocemente. Vediamo un mercato sempre più pieno di nuovi entranti, soprattutto case cinesi. Su questo stiamo richiamando l'attenzione del governo italiano e delle istituzioni europee: è necessario tornare a pensare a un Made in Europe, a un'industria centrata sull'Europa. Pensiamo sia importante salvaguardare, proteggere e incentivare le imprese che hanno la capacità di disegnare, ingegnerizzare, produrre e utilizzare fornitori europei.

D. Non si potrebbe fare qualcosa di più per produrre più auto in Europa, invece di farle produrre ai cinesi?

R. Sono due le cose che stiamo promuovendo a Bruxelles. La prima riguarda le emissioni di Co2 di anidride carbonica. Su questo pensiamo che, innanzitutto, il mercato vada distinto in due parti: quello delle auto e quello dei van, dei veicoli commerciali. In questo momento, per i target sulle emissioni di Co2 dei veicoli commerciali, è necessario introdurre importanti flessibilità; qualche flessibilità serve anche sulle auto. Questa è la nostra proposta sulle emissioni.

D. E oltre alle regole sulle emissioni?

R. Poi c'è il Made in Europe di cui parlavo prima. L'industria automobilistica europea occupa, direttamente e indirettamente, tredici milioni di lavoratori, è quasi come tutto il Sud Italia. Tredici milioni di lavoratori fanno parte di un'industria in cui operatori economici come noi hanno investito in ingegneria europea, fornitori europei e fabbriche europee. La concorrenza si sta intensificando, in particolare da parte dei nuovi operatori con strutture di costo altamente competitive. Accogliamo con favore la concorrenza, ma questa deve svolgersi in condizioni di parità che riconoscano e sostengano le aziende che investono nell'ingegneria, nella produzione, nei fornitori e nell'occupazione in Europa. Alla Commissione europea chiediamo una protezione per tutti coloro che investono in design europeo, ingegneria europea, fabbriche europee e fornitori europei. C'è bisogno di garantire un assetto competitivo giusto, equo.

D. MF-Milano Finanza ha raccontato molto degli accordi con Leapmotor e Dongfeng e del futuro di Maserati probabilmente con partner cinesi. Due partite importanti…

R. Sì, sono partite molto importanti. Con Leapmotor e Dongfeng abbiamo iniziato un discorso di partnership che si basa su alcuni concetti. Il primo è la struttura della partnership: sono joint venture come quella di Leapmotor, che già esiste, con il cinquantuno per cento a Stellantis e il quarantanove per cento al partner.

D. Che cosa chiedete ai partner sul piano industriale?

R. Il secondo è che il partner deve aiutarci sul tema dell'utilizzo delle nostre fabbriche. Noi non vogliamo chiudere fabbriche. Il nostro obiettivo è non chiudere fabbriche, nonostante i volumi siano sfidanti. Dobbiamo trovare partner che siano in grado di utilizzare parzialmente una, due o altre fabbriche, in modo da garantire il lavoro, perché stiamo introducendo vetture nuove; aumentare l'efficienza delle fabbriche e offrire più possibilità ai lavoratori, ma anche ai fornitori.

D. Quindi chiedete a Pechino: non vendere soltanto le tue auto, vieni a produrre in Europa e dimostra di essere un po' più legato all'Europa. Questo è il concetto. Maserati è un simbolo, un mito: che ne sarà?

R. Lo vedremo presto, perché a fine anno presenteremo il piano Maserati. Lo faremo da Modena. Sono sicuro che sarà un piano che riceverà una reazione molto positiva. (...)

 

D. Avete in vista nuovi accordi commerciali con altri grandi player?

R. In questo momento dobbiamo concretizzare quello che abbiamo iniziato. Siamo molto felici dell'accordo con Leapmotor. Vogliamo concretizzare e dare attuazione all'accordo con Dongfeng.

D. E poi?

R. Abbiamo iniziato anche a parlare con Jaguar Land Rover della partnership per gli Stati Uniti.

D. Che cosa volete mettere insieme, in concreto?

R. Vogliamo dare concretezza a queste collaborazioni: mettere insieme la nostra attività commerciale, quella di ingegneria e quella degli acquisti.

(qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)


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