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Industria

La fabbrica del freddo cinese in aiuto all'Europa surriscaldata

Dalla Spagna alla Svezia sono esplose le importazioni dalla fabbrica del mondo di apparecchiature per combattere l'eccezionale ondata di calore che si è abbattuta sul Vecchio Continente. In prima linea le grandi multinazionali del Dragone, da Haier a Midea a Gree mentre Aliexpress (gruppo Alibaba) fa il pieno di trasporti con i suoi cargo


30/06/2026 14:21

di Marco Leporati*

settimanale
Zhou Yunjie, ceo e presidente globale di Haier

 

Ancora una volta “la fabbrica del mondo” cinese interviene in aiuto all'Europa surriscadata dove, in particolare in Italia, la situazione è aggravata dalla mancanza negli edifici sia di infrastrutture centralizzate di condizionamento sia da carenza di impianti familiari di raffreddamento dove si accumulano difficoltà di installazione in edifici d’epoca se non centenari.

Così i produttori cinesi quali Gree Electric, TCL, Haier ed in particolar modo Midea, partner di Electrolux, in sofferenza in Italia, stanno producendo e vendendo a tutto spiano ventilatori e condizionatori nel mercato europeo.

Regina dei trasporti è Alibaba con la sua controllata internazionale Aliexpress che, nel mese di giugno che volge al termine, ha visto il raddoppio degli ordini di condizionatori e climatizzatori in Spagna. Solo nella settimana dal 17 al 23 giugno vi è stato un 94% in più rispetto allo stesso periodo di maggio mentre per i ventilatori vi è stato un incremento in Svezia del 378% e in Belgio del 114%. L’Italia ha visto crescere le importazioni del 100% di ventilatori e condizionatori giugno su maggio.

Midea è cresciuta del 70% nel mercato europeo nei primi sei mesi con il modello di successo PortaSplit e con la prospettiva entro l’anno della vendita di 300.000 condizionatori. Gree ha ottenuto un 40% in più nei primi sei mesi dell’anno rispetto all’anno precedente nei mercati di Italia, Francia e Spagna.

Sono dati che fanno ricordare che la Cina oltre all’innovazione tecnologica attraverso l’AI e la robotica non ha smesso di essere la fabbrica del mondo per prezzi bassi e qualità discutibile.

Il dato certo è che in Europa non esiste, neanche in Paesi dell’est quali Romania o Repubblica Ceca, luogo di produzione di questa tipologia di commodities competitive con il prodotto cinese. 

Pertanto quando vi è una necessità immediata in termini di produzione ( lo era stato per le mascherine durante il Covid), si dimenticano articoli e temi da convegno e si prende atto che l’unico Paese in grado di soddisfare queste richieste è la Cina grazie alla struttura produttiva (il manufacturing) configurata nei diversi distretti e integrata nella supply chain.

In Europa, a parte il dato statistico della abdicazione della produzione nel corso dell’ultimo ventennio a favore della Cina, non è rimasta una completa supply chain in quanto quasi la totalità della componentistica e dei semilavorati proviene dalla Cina, con servizi marittimi e aerei. L'irrisolta vicenda di Hormuz, con le incipienti difficoltà nei costi e nei tempi di consegna, ne è la prova.

Nel mentre dell'emergenza caldo, la Commissione europea ha spostato ad ottobre la dead line nel bilaterale tra Europa e Cina per stabilire “un meccanismo di monitoraggio congiunto per i flussi commerciali tra le due realtà”, in particolare l’oggetto della vexata quaestio di cui si è già discusso nel recente passato riguarda il controllo dell’export, lo sbilanciamento nei flussi commerciali, la proprietà intellettuale, il bilanciamento reciproco degli investimenti ed infine, anche se di difficile composizione, la riforma del WTO.

Le sessioni sono avvenute tra il Ministro del Commercio Estero Cinese Wang Wentao ed il commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic che, al termine dei lavori, ha espresso un commento positivo riguardo alla discussione avuta che è stata “ intensa, focalizzata e costruttiva”.

Questo ottimismo europeo sarà di certo come “un tranquillo fiume che scorre in pianura” secondo una visione confuciana, mentre da parte cinese si prferisce far riferimento a uno dei postulati dell’Arte della guerra di Sun Tzu "Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo”.

In una recente intervista a giornale digitale francese Le Grand Continent, fucina di intellettuali europei e non solo, coordinati dall’italiano Giuliano da Empoli, Sander Tordoir, con esperienza in una banca olandese e nel think tank europeo intitola le sue considerazioni "L’Europa cammina come una sonnambula verso il nuovo choc cinese".

Le sue considerazioni si snodano dal progetto di legge europeo Industrial Acceleration Act (IAA) che riguarda soprattutto gli investimenti esteri diretti e chiudono con una nota da leggersi positivamente: "L’Europa dispone ancora di un certo numero di catene di approvvigionamento di cui la Cina ha bisogno e ne riconosce il valore all’Europa. Si parla di impianti per i semiconduttori sviluppati dalla società olandese ASML. La Cina dipende ancora da motori e parti di aereo per la manutenzione e sostituzione (AIRBUS), dalle turbine a gas ed infine catene di valore per lo sviluppo della AI”.

Basteranno questi punti di forza all’Europa per mantenere la sua chiara posizione in fase negoziale nel prossimo autunno?

* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni

 

 

 

 


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