L’Agenzia internazionale dell’energia ha dichiarato recentemente che ci troviamo di fronte al più grande sconvolgimento del mercato globale delle fonti energetiche tradizionali, parlando di quanto sta succedendo nel campo del jet fuel, cioè dei combustibile per aereo che sta assorbendo una quota crescente di idrocarburi, dal momento che gli aerei vanno a cherosene, un distillato del petrolio.
Ma la fonte dello sconvolgimento, non è ancora chiaro se temuto o auspicato, non è, come si potrebbe supporre, il raddoppio o quasi del prezzo del greggio per la guerra in Medio Oriente, che pure sta già tenendo a terra centinaia di aerei, ma una startup cinese di Shanghai, che mischiando aria (Co2) e acqua in un processo alimentato da energia solare o eolica, ha creato un propellente sintetico, in grado, appunto di sconvolgere il mercato globale. E lo si può immaginare vista la semplicità delle materie prime.
È da tempo che in clima di trasizione energetica in tutto il mondo si stanno studiando le possibilità di sostituire il cherosene con i cosiddetti Saf, Sustainable aviation fuel, e, in particolare l’Unione Europea ha stabilito che una quota del 2% dei consumi di cherosene per aerei dovesse essere sostituita già nel 2025 con carburanti green fino ad arrivare progressivamente al 70% entro il 2050.
Su questa strada aveva impostato i business plan Neste, una società finlandese che ha investito 10 miliardi di euro per produrre Saf da oli usati di cucina e da grassi animali, trasformando di conseguenza gli impianti tradizionali che oggi assicurano 1,5 milioni di tonnellate equivalente di carburante "pulito" al fabbisogno europeo.
Ma nel 2022, in pieno Covid, Robin Ren, già vicepresidente di Tesla, ha fondato nella zona speciale di Lingang, nei pressi di Shanghai, la sua startup, Carbonology, che potrebbe sconvolgereil mercato.
Nonostante rimangano delle perplessità sulla tecnica di conversione Dac (Direct air capture) soprattutto nella fase dello stoccaggio sotterraneo, quando vi è il rischio di perderne gli effetti gassosi, il processo messo a punto da Carbonology per produrre carburante sintetico con Co2 e acqua, dovrebbe andare a regime a breve, con l'immaginabile effetto sugli attuali produttori di petrolio e gas nell'area mediorientale.
Il prezzo del nuovo carburante che Carbonology sarebbe in grado di produrne su larga scala, a partire da 100.000 tonnellate, già nel 2027, sarebbe ovviamente ultra competitivo, soprattutto rispetto ai Saf ricavati da oli usati o grassi animali che costano da 2 a 5 volte di più del jet fuel tradizionale e la cui resa per singola unità è inferiore al cherosene.
L’ambizioso progetto di Carbonology ha una valenza superiore anche rispetto ai processi in atto in Cina di Saf prodotti partendo dalla raccolta delle emissioni gassose dalle centrali termiche piuttosto che da grandi complessi produttivi. All'inizio di febbraio è stato inaugurato un gasdotto di 27 chilometri nella provincia centrale dell’Henan quale prototipo per trasportare e stoccare il prodotto finito in destinazioni diverse.
Con il sistema definito Ccus (Carbon capture, utilization and storage) ancora una volta la Cina dimostra la volontà di temperare le conseguenze del climate change con pesanti investimenti e tecnologie innovative, che rispondono sia alla dual-carbon strategy di Pechino, picco delle emissioni nel 2030 e neutralità carbonica nel 2060, che all'esigenza di un time to market di breve durata.
La congiuntura attuale sta creando vincoli e ritardi ed evocando il ritorno ai combustibili fossili in particolare al carbone. Le compagnie aeree stanno soffrendo per il rincaro negli ultimi dieci giorni del jet fuel sino al doppio del prezzo e su alcune rotte si sta creando difficoltà nell’approvvigionamento per il volo di rientro. SAS (Scandinavian Airlines) ha comunicato che nel prossimo mese di aprile cancellerà mille voli (prima volta nella storia dell’azienda) e anche altre compagnie aeree seguono lo stesso orientamento mettendo in atto piani di contingentamento per il prossimo mese.
«Una delle criticità è quella concernente il bacino del Sud est asiatico, più dipendente dai rifornimenti del Golfo rispetto all’Europa», ha avvertito Ben Smith, ceo di Air France-KLM. La Cina dal canto suo, quale sesto più importante esportatore di jet fuel ha comunicato nei giorni scorsi che le raffinerie statali non esporteranno nei Paesi del sud est asiatico jet fuel, diesel e cherosene per mantenere un livello prudenziale di stock delle proprie riserve. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni