C'è molta atesa a Bruxelles per l'inizio dei colloqui, domani a Pechino, tra i negoziatori commerciali dell'Ue e i loro omologhi cinesi Cina volti a raggiungere un accordo decisivo per affrontare il surplus commerciale record di Pechino, circa un miliardo di euro al giorno, limitando soprattutto le esportazioni di auto ibride a basso costo verso l'Europa.
Il commissario Ue per il Commercio, Maros Sefcovic, negozieranno fino all'ultimo minuto nelle sessioni di incontri previste fino a venerdì seratarda serata di venerdì. Secondo quanto hanno riferito alcune fonti alla stampa inglese, l'Ue spera di raggiungere risultati "tangibili, significativi e misurabili" prima del Consiglio europeo in programma a Bruxelles giovedì della prossima settimana, riunione in cui la Cina sarà in cima all'agenda. L'attenzione principale è rivolta a quello che è stato descritto come un accordo pilota di prova che coinvolgerebbe un settore, presumibilmente quello automobilistico, e che potrebbe essere esteso ad altri settori nei prossimi mesi.
Gli sforzi diplomatici per scongiurare una guerra commerciale su vasta scala sono iniziati alla fine di giugno, anche se con poche speranze che la Cina potesse frenare le esportazioni verso l'Ue, data la sua storica capacità di adattarsi rapidamente ogni volta che si presentano barriere commerciali. Dopo che l'Unione ha imposto dazi sui veicoli elettrici cinesi a ottobre 2024, si è registrato un boom nelle esportazioni di auto ibride, che non erano soggette a dazi.
Il mese scorso, l'Ue ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di veicoli ibridi per far fronte all'impennata delle vendite, avvertendo che, in caso contrario, potevano essere introdotte misure di salvaguardia, tra cui l'introduzione di quote. Non si conosce la risposta della Cina. Tuttavia, alcune fonti hanno detto che il clima nei negoziati è cambiato, poiché gli Stati membri dell'Ue hanno inasprito le richieste di protezione contro le importazioni cinesi che minacciano le loro industrie.
Lunedì, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha compiuto una "storica inversione di rotta" sulla politica del Paese nei confronti della Cina, schierandosi con il presidente francese Emmanuel Macron e autorizzando di fatto i leader dell'Ue ad approvare un nuovo strumento che consentirà loro di difendere gli scambi commerciali limitando l'accesso al mercato unico con breve preavviso.
In un documento congiunto firmato insieme al presidente francese, Merz ha parlato di "un massiccio shock industriale che colpisce settori fondamentali per il modello industriale europeo e di rilevanza sistemica farmaceutico, aerospaziale, automobilistico, macchine utensili, chimico". Nel documento Germania e Francia hanno auspicato l'utilizzo di tutti gli strumenti di difesa commerciale esistenti, ma anche un nuovo strumento di diversificazione e "possibili ulteriori" misure per consentire all'Ue di reagire quando "i Paesi terzi cercano di minare il ripristino di condizioni di parità".
Secondo alcune fonti, le proposte franco-tedesche per un nuovo strumento, soprannominato "interruttore di sicurezza", sarebbero nate dalla frustrazione, soprattutto a Parigi, per il fatto che il cosiddetto "bazooka commerciale" a disposizione di Bruxelles, ufficialmente noto come Strumento anti-coercizione, non sia mai stato utilizzato. Parigi aveva spinto per l'utilizzo dello Strumento in seguito alla minaccia di dazi da parte di Trump lo scorso anno, ma la proposta non ha mai ottenuto il sostegno di altri Paesi poiché la sua attuazione avrebbe potuto richiedere fino a un anno.
Il quotidiano economico tedesco Handlesblatt ha descritto il cambio di politica di lunedì di Merz come "nient'altro che una svolta economica", con cui Merz sta "mettendo fine ad anni di ingenuità nei confronti di Pechino". "Negli ultimi mesi Merz ha riconosciuto che la Germania è l'epicentro dello shock cinese 2.0; che potrebbe non rimanere molto dell'industria tedesca se la Germania continuerà a stare a guardare mentre la Cina ottiene enormi vantaggi nelle esportazioni attraverso trilioni di sussidi, il furto unilaterale di know-how e una politica monetaria - per usare un eufemismo - discutibile", ha scritto il quotidiano. (riproduzione riservata)