La Cina rappresenta attualmente il 32% del valore aggiunto manufatturiero mondiale, più del doppio degli Stati Uniti (15%), grazie soprattutto alla qualità della sua manifattura ottenuta con la modernizzazione del sistema industriale elevata a priorità nazionale e l'aiuto dell’intelligenza artificiale indicata come tecnologia strategica.
Il dato fortemente suggestivo, di fonte Unido, l'agenzia Onu per lo sviluppo industriale, è stato citato da Michelangelo Cocco, direttore del Centro Studi della Cina contemporanea, in apertura del convegno “La Cina alla prova del nuovo ordine mondiale", che si tenuto recentemente a Roma presso la Camera dei Deputati.
Il tema del convegno, che traeva lo spunto dalla presentazione del rapporto redatto dal Centro Studi dal titolo “ La Cina cambia marcia. Il nuovo Piano quinquennale, le relazioni con l’Occidente, le rivoluzioni hi-tech", ha dato spunto soprattutto all'analisi del rapporto Cina-Europa e Cina-Italia.
”Il declassamento del ruolo dell'Europa da parte cinese ha preso avvio con il mandato di Jiang Zemin negli ultimi anni del secolo scorso", ha ricordato Alberto Bradanini, presidente del Centro studi ed ex ambasciatore a Pechino, "in quegli anni, la dirigenza del Partito descriveva la scena internazionale così: le grandi potenze sono la chiave; i paesi limitrofi le priorità; quelli in via di sviluppo la base e le istituzioni multilaterali il palcoscenico. Se fino ad allora l’Europa era considerata una delle chiavi, seppure in posizione ancillare rispetto agli Usa, essa ora va dileguando verso l’orizzonte”.
In questa prospettiva Vinicio Peluffo, vice Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati e Presidente dell’Associazione Parlamentare Amici della Cina ha declinato come l’Europa definisce la Cina, al tempo stesso, partner per la cooperazione, concorrente economico e rivale sistemico, concetto contenuto nella Comunicazione congiunta Eu-China del 2019.
Sarebbe, quindi, necessario secondo il corollario delle 3C di David Mc Allister “cooperare quando è possibile, competere quando serve, confrontarsi quando necessario”.
Più prosaicamente, Lorenzo Riccardi, presidente di Eusme, iniziativa dell'Unione europea per aiutare le pmi, ha messo in evidenza l'importanza per l’Italia della presenza in Cina, considerando il numero di aziende presenti in quel mercato nei vari clusters e il valore degli scambi commerciali tra i due Paesi, quest'anno in decisa crescita, anche se il livello degli investimenti diretti resta limitato.
Nel primo semestre di questo anno, secondo i dati Istat, lo scambio commerciale tra Italia e Cina è stato di 40 miliardi di euro con un incremento del 5,6% anno su anno. Le esportazioni italiane verso la Cina sono cresciute solo a giugno del 19%. Per quanto concerne gli investimenti la presenza italiana in Cina al 2025 era pari a 15,9 miliardi di euro.
Per l'Italia e per l'Europa, a questo punto è necessario non rinchiudersi in un’ottica protezionistica ma aprirsi per trovare la via del Che fare. Una possibile strada l'ha suggerita Mario Draghi, nel corso di una prolusione tenutasi a Zurigo a l’Ecole Polytechnique federal, in cui ha enfatizzato che per l’Europa solo la crescita può essere la medicina dal momento che “le due forze che determinano il debito e il tasso di interesse derivano sempre di più da fuori Europa”.
Draghi ha consigliato di puntare da un lato su un miglioramento dell’indice di produttività avvalendosi dell’innovazione tecnologica e della AI, dall’altro ha richiesto importanti investimenti pubblici (100 miliardi di euro) per iniziare a colmare il differenziale con la Cina e l’America nell’ambito specifico della galassia AI.
Quindi, se l’Europa e l’Italia vogliono ritornare ad avere o a giocare un ruolo economico che favorisca i rapporti politici deve dotarsi di un’autoritas nuova per dialogare con la Cina. Compito non facile ma indispensabile, oggetto del prossimo incontro nei giorni 8 e 9 ottobre quando il Commissario europeo per il commercio Maros Sefcovic incontrerà a Pechino il suo omologo Wang Wentao. (riproduzione riservata)