«Tre saranno le priorità del mio mandato», ha esordito Gianni Di Giovanni, eletto il 30 aprile scorso alla presidenza della Camera di commercio italiana in Cina, la più anziana della camere estere italiane nel mondo, «rafforzare la rappresentanza attraverso un coordinamento più stretto con la dimensione europea, per offrire alle imprese chiarezza normativa, accesso al mercato e condizioni eque; essere più presenti nei territori cinesi accanto alle imprese, in particolare alle piccole e medie che soffrono di più, trasformando l'ascolto in azioni concrete; e infine lavorare su una narrativa più equilibrata della Cina in Italia, riducendo il divario tra percezione e realtà, da cui dipendono le decisioni di investimento e le strategie aziendali».
E ha poi concluso ribadendo lo spirito di servizio. «La Camera non è un fine, ma uno strumento inclusivo e aperto al servizio della comunità, e invita tutti a condividere impegno e determinazione per rafforzare la presenza delle imprese italiane in Cina». Di Giovanni, presidente di Eni China e già vicepresidente della stessa Camera, ha preso il posto per il biennio 2026-2028 di Lorenzo Riccardi, che ha avuto il merito di dare un'impronta ancora più internazionale alle attività dell'associazione e di allargare ulteriormente la platea degli associati che attualmente superano 900 imprese.
Di Giovanni, che è anche vice-presidente della Camera di commercio Europa in Cina, guiderà l’associazione in una fase di crescente complessità per le imprese straniere nel Paese e all'inizio di una fase economica che vede la Cina impegnata nel suo quindicesimo piano quinquennale al 2030 che apre anche numerose opportunità di investimento per le imprese italiane attive nei settori delle nuove tecnologie e della transizione energetica.
Di Giovanni è in Cina dal 2020, quando ha assunto la responsabilità dell'ufficio Eni di Pechino, dopo quasi nove anni di attività negli Usa, alla guida della filiale di Eni in quel paese. (qui il testo dell'articolo aparso oggi su milanofinanza)