Nuovo record storico per l'export cinese che nel mese di aprile ha raggiunto 359,44 miliardi di dollari con una crescita del 14,1% su base annua, molto oltre le previsioni del 7,9% e in forte accelerazione rispetto al +2,5% di marzo, che aveva rappresentato la crescita più debole da ottobre 2025. Anche le importazioni cinesi sono cresciute parecchio, +25,1%, a 274,6 miliardi di dollari.
L’accelerazione è stata alimentata dalla corsa delle aziende ad accumulare componenti dal gigante manifatturiero cinese, temendo che la guerra con l’Iran potesse spingere ancora più in alto i costi di produzione. Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono balzate dell’11,3% su base annua, a 36,8 miliardi di dollari, tornando in crescita dopo il crollo del 26,5% registrato a marzo nonostante i dazi imposti dall’amministrazione Trump.
Significativo l'interscambio con l'Italia che in aprile è risultato in crescita del 22,7% a 7,9 miliardi di dollari, sospinto soprattutto dall'export cinese verso il Belpaese (+18%). Ma più importante è il dato dell'import cinese dall'Italia, in aprile a 2,6 miliardi, in crescita del 36%.
Nei primi quattro mesi dell'anno, il totale dell'interscambio Italia-Cina, secondo i dati delle dogane cinesi, è stato di 27,7 miliardi di dollari con una crescita del 21,7%, l'aumento più rilevante nella comunità europea, dove l'interscambio con la Germania ha registrato un +12,7% e quello con la Francia +20,6%. In totale l'interscambio Cina-Ue nei primi quattro mesi dell'anno è cresciuto del 16,6%.
I dati di aprile confermano il trend dei primi quattro mesi dell'anno con gli scambi Cina-Usa in calo del 10%, dopo il crollo del 26% nel 2025, mentre i paesi Asean, gli 11 dell'alleanza del sud-est asiatico, si mantengono al primo posto per gli scambi con la Cina, per un totale di 393 miliardi di dollari, contro 288 miliardi di dollari di scambi Cina-Ue e 179 miliardi Cina-Usa. Rilevante il fatto che per la prima volta l'interscambio della Cina con i paesi dell'America Latina, e principalmente il Brasile, ha superato, con 193 miliardi di dollari, quello con gli Usa in calo a 179 miliardi di dollari.
L'instabilità dei mercati internazionali dopo l'introduzione dei dazi americani e la guerra in Medio Oriente non hanno quindi inciso sulla quota dell'interscambio cinese con il resto del mondo, ma l'hanno al contrario rafforzata, con effetti che saranno da valutare nel prossimo futuro e che nel breve termine stanno ripercuotendosi all'interno dell'economia cinese, dove i prezzi alla produzione sono aumentati al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni.
Anche l'inflazione ha superato le attese, in conseguenza all'aumento dei costi delle materie prime legato al conflitto in Medio Oriente ma anche alla crescita della spesa durante le festività, un dato che sembrerebbe confermare la ripresa dei consumi da parte della popolazione cinese.
I prezzi al consumo sono saliti dell'1,2% su base annua ad aprile, superando le stime degli economisti che prevedevano un aumento dello 0,9%, e accelerando rispetto al +1% di marzo, secondo quanto riportato dall'Ufficio Nazionale di Statistica cinese. L'indice dei prezzi alla produzione (Ppi) è balzato del 2,8% su base annua, il livello più alto dal luglio 2022, superando le previsioni degli economisti ferme all'1,6% e accelerando nettamente rispetto al +0,5% di marzo, secondo i dati Lseg.
I prezzi della benzina al dettaglio sono aumentati del 19,3% su base annua ad aprile, secondo i dati ufficiali, mentre i prezzi alimentari sono scesi dell'1,6%, penalizzati dal calo dei prezzi della carne di maiale e dei prodotti freschi. L'inflazione core, che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia, è salita dell'1,2% su base annua, leggermente sopra l'1,1% registrato a marzo. L'inflazione al consumo è stata sostenuta anche dalla spesa per i viaggi legata alle festività di Qingming, del Primo Maggio e alle vacanze primaverili in alcune regioni del Paese.
«Oltre ai costi delle materie prime, i prezzi alla produzione sono stati sostenuti anche dalla crescente domanda di potenza di calcolo per l'intelligenza artificiale, che ha fatto aumentare i prezzi della produzione di fibre e delle apparecchiature di archiviazione esterna, oltre ad aver attenuato la concorrenza sui prezzi tra i vari settori», ha commentato Dong Lijuan, capo statistico dell'Ufficio Nazionale di Statistica.
«Queste forze reflazionistiche potrebbero essere accolte favorevolmente da Pechino dopo tre anni di pressioni deflazionistiche prolungate», è il parere degli esperti di Nomura. Tuttavia, la banca avverte che una reflazione trainata dall'offerta rischia di comprimere ulteriormente i margini di profitto delle aziende e frenare la domanda dei consumatori.
Secondo Zhaopeng Xing, chief China strategist di Anz Research, l'inflazione al consumo dovrebbe restare moderata, mentre le prospettive del Ppi dipenderanno nel breve termine dai prezzi del petrolio e nel lungo periodo dalla strategia anti-involution di Pechino. Anz prevede un'inflazione Cpi annuale dell'1,2%. (riproduzione riservata)