Controlli fiscali più rigidi sui contribuenti ricchi nella Repubblica popolare cinese rappresentano una nuova sfida per i marchi di lusso occidentali, che hanno già dovuto affrontare le conseguenze della guerra in Iran.
Secondo le nuove regole fiscali introdotte da Pechino, i ricchi contribuenti cinesi che hanno collocato i loro beni in trust offshore per evitare le tasse hanno tempo fino al 22 ottobre per dichiararli e pagare gli arretrati fiscali accumulati in diversi anni. Una misura che rischia di limitare la spesa in uno dei mercati più importanti del settore luxury. I consumatori cinesi, che rappresentano circa un quinto degli acquisti di beni di alta gamma a livello mondiale, sono da tempo il principale motore di crescita del settore. Anche se la domanda si è indebolita significativamente negli ultimi sei anni.
«La tassa del 20% pesa sulle spese di persone con grandi fortune, una clientela che fino a poco tempo fa si era dimostrata più resiliente dei consumatori della classe media, indebolita dalla persistente crisi immobiliare in Cina», spiega Alexis Bonhomme, direttore della società di consulenza specializzata nel lusso Trinity Asia, con sede a Shanghai. «Da ora alla scadenza per il pagamento di questa tassa, alcuni potrebbero incontrare problemi di liquidità», ha detto.
I dati sull’affluenza e sull’attività dei centri commerciali nella Cina continentale durante l’estate hanno mostrato «un chiaro rallentamento della crescita», hanno riferito gli analisti di Bernstein. Nel terzo trimestre, nel retail cinese l’economia è rimasta complessivamente lenta, nonostante le performance molto contrastanti tra i marchi. Brand che puntano sul quiet luxury, come Brunello Cuccinelli e Loro Piana, di proprietà di Lvmh, hanno ottenuto risultati migliori rispetto ad altre case di moda come Louis Vuitton e Gucci, hanno evidenziato. Le preoccupazioni riguardo alla Cina arrivano mentre la domanda mostra segnali di rallentamento anche negli Stati Uniti, il più grande mercato del lusso al mondo, che fino a poco tempo fa era uno dei principali motori di crescita del settore.
Negli Stati Uniti la spesa con carte di credito per beni di lusso, monitorata da Citi, è diminuita ad agosto per il terzo mese consecutivo, in un contesto di generale peggioramento della fiducia dei consumatori. I dati seguono diversi sondaggi che rivelano crescenti preoccupazioni sulla situazione economica degli Stati Uniti anche in vista delle elezioni di metà mandato.
Cresce invece l’interesse dei consumatori benestanti per l’oro e altri materiali preziosi, considerati valori più sostenibili. L’alta gioielleria di maison come Cartier, di proprietà di Richemont, ne stanno beneficiando. Il colosso svizzero, che ha in portafoglio anche griffe come Buccellati e Van Cleef & Arpels, ha archiviato l’esercizio 2025-26 registrando ricavi pari a 22,4 miliardi (+5%) e un forte incremento degli utili (+27%), superando le stime degli analisti, con valutazioni positive e target price rivisti al rialzo da banche d’affari come JP Morgan, Bank of America e Jefferies. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)