L'economia cinese ha accelerato nel primo trimestre, grazie a esportazioni robuste che hanno compensato una domanda interna debole sulla quale pesa la perdurante crisi immobiliare, ma lo shock energetico derivante dalla guerra in Iran rischia di ridurre la domanda globale e indebolire lo slancio.
Il prodotto interno lordo è cresciuto del 5% nei tre mesi fino a marzo, secondo i dati dell'Ufficio nazionale di statistica, in accelerazione rispetto al 4,5% del trimestre precedente, battendo il consenso degli economisti che avevano previsto un'espansione del 4,8%.
Pechino ha ridotto quest'anno il proprio obiettivo di crescita a un intervallo tra il 4,5% e il 5%, il meno ambizioso mai registrato dagli inizi degli anni '90, in una tacita ammissione del rallentamento della domanda e delle persistenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti. «Occorre essere consapevoli che l'ambiente esterno sta diventando più complesso e volatile», ha affermato l'ufficio statistico, avvertendo di uno squilibrio "acuto" tra "offerta forte e domanda debole".
Sempre sul fronte macroeconomico, a marzo le vendite al dettaglio sono cresciute dell'1,7% su base annua, rallentando rispetto all'incremento del 2,8% di febbraio, sostenuto dalle festività per il capodanno lunare, e sotto le attese degli economisti al +2,3%. La produzione industriale è aumentata del 5,7%, sopra le attese del 5,5%, ma in rallentamento rispetto alla crescita del 6,3% di febbraio.
La crescita complessiva resiliente all'inizio del 2026 ha ridotto la necessità di ulteriori stimoli fiscali o monetari, con il focus politico che si sposta sul sostegno ai consumi privati e agli investimenti, ha affermato Tianchen Xu dell'Economist Intelligence Unit. «La crescita resta sbilanciata verso le esportazioni», ha commentato.
Nel primo trimestre, la produzione industriale è aumentata del 6,1% su base annua, superando la crescita delle vendite al dettaglio del 2,4%, a conferma del ruolo dominante del manifatturiero come motore della crescita. Le esportazioni cinesi sono cresciute del 14,7% su base annua in dollari, il ritmo più rapido dall'inizio del 2022, anche se in marzo i dati segnalano un rallentamento al 2,5% dal 21,8% del periodo gennaio-febbraio, poiché la guerra in Iran ha fatto aumentare i costi energetici e logistici, frenando la domanda globale.
In quanto maggiore importatore mondiale di petrolio ed economia fortemente dipendente dalle esportazioni, la Cina è vulnerabile a uno shock energetico che sta già rallentando il commercio globale, aumentando i costi di produzione e peggiorando le prospettive.
Si segnala, invece, che i prezzi alla produzione in Cina sono aumentati a marzo per la prima volta da oltre tre anni, segnalando che l'impennata dei costi energetici sta iniziando a trasmettersi al settore manifatturiero e minaccia i margini aziendali già ridotti.
Resta comunque bassa l'inflazione con un +0,9% di incremento anno su anno alla fine di marzo, trascinata in alto solo dal indice dei prezzi dei servizi (+14%), mentre gli indicatori dei principali articolo di spese, fodd, tabacco alcol, ristoranti restano sotto controllo (+0,5%) con una punta dell'1,8% per l'abbigliamento, e un calo (-0,2%) per le abitazioni.
E proprio il capitolo delle abitazioni apre sullo scanario tuttora in peggioramento del settore immobiliare dove gli investimenti sono ancora calati dell'11,2%, mentre le vendite di nuovi immobili sono calate in termini di spazi commerciale del 10,4% e in termini di valore del 16,7%. Sono dati che si confrontano con una crescita, sempre relativa al primo trimestre, dell'8,9% negli investimenti in infrastrutture e del 4,1% nel settore manifatturiero.
Infine l'uffico nazionale di statistica segnale i settori trainanti dell'economia: gli investimenti nel settore computer e apparecchi informatici in crescita del 28,3%, nel settore dei veicoli aerospaziali, del 19% e dei servizi informatici del 20,9%. (riproduzione riservata)