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Politica

Prezzi alla produzione in leggero aumento in Cina dopo tre anni

L'inversione di tendenza è avvenuta in marzo, ma nel primo trimestre lo stesso indicatore è ancora in calo, segnalando la difficolta dell'economia a uscire dalla fase di deflazione. Anche l'inflazione rimane bassa nonostante gli aumenti dei prezzi dei carburanti, ma probabilmente è ancora presto per avvertire tutte le conseguenze della guerra in Iran


10/04/2026 13:48

di Alberto Chimenti - Class Editori

settimanale

I prezzi alla produzione in Cina sono aumentati per la prima volta da oltre tre anni, mentre l'inflazione ha rallentato a marzo, in un contesto di forte rialzo dei prezzi del petrolio dovuto alla guerra tra Iran e Stati Uniti che ha sconvolto i mercati energetici globali.

L'indice dei prezzi alla produzione è cresciuto dello 0,5% su base annua, il primo aumento dal settembre del 2022, interrompendo la più lunga fase deflazionistica degli ultimi decenni. Nel primo trimestre, il dato è invece sceso dello 0,6% su base annua.

I prezzi al consumo sono invece aumentati dell'1% a livello annuale a marzo, al di sotto delle previsioni degli economisti (+1,2%) e in rallentamento rispetto all'incremento dell'1,3% di febbraio, secondo i dati pubblicati dall'Ufficio nazionale di statistica. L'inflazione core, che esclude le componenti più volatili come alimentari ed energia, è cresciuta dell'1,1% a marzo, sempre su base annua.

La guerra tra Stati Uniti e Iran ha spinto fortemente al rialzo i prezzi del petrolio dopo che Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz alla maggior parte delle petroliere commerciali e i principali produttori del Medio Oriente hanno ridotto la produzione. La Cina, il maggiore importatore mondiale di petrolio, affronta quindi possibili ricadute inflazionistiche, anche se le sue ampie riserve strategiche e le fonti energetiche diversificate hanno fornito un certo cuscinetto all'economia.

«La Cina sta meglio rispetto ad altre economie in presenza di uno shock petrolifero rilevante ma non estremo, grazie alla fungibilità energetica e alla flessibilità delle politiche in un contesto di bassa inflazione iniziale», ha commentato Robin Xing, capo economista per la Cina di Morgan Stanley. Secondo l'esperto, l'indice dei prezzi alla produzione aumenterà dell'1,2% nel 2026, mentre inflazione crescerà dello 0,8%.

La banca d'affari ha poi ridotto la previsione di crescita del Pil cinese per quest'anno di 10 punti base, portandola al 4,7%, assumendo che il petrolio si attesti in media a 110 dollari al barile nel secondo trimestre prima di ridursi. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse peggiorare, spingendo il petrolio sopra i 150 dollari al barile nel secondo trimestre, la crescita reale del Pil cinese potrebbe invece rallentare al 4,2% quest'anno. «Anche se lo Stretto riaprisse, la lenta normalizzazione dell'offerta e la ricostituzione delle scorte potrebbero mantenere elevati i prezzi del petrolio», ha concluso Xing.

Secondo gli analisti di Ing, il rallentamento dell'inflazione all'1% in marzo è linea con la tipica stagionalità post-Capodanno lunare, mentre i prezzi alla produzione sono tornati in territorio positivo per la prima volta dal 2022. «Le componenti legate all'energia mostrano pressioni in aumento, poiché i prezzi più elevati del petrolio stanno iniziando a trasmettersi all'economia», hanno spiegato gli economisti di Ing. (riproduzione riservata)


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