Il risveglio dell'inflazione in Cina lo scorso febbraio sembra poter diradare, nei commenti degli analisti, i timori di un clima di persistente deflazione nella seconda economia del mondo. In febbraio, infatti, l'inflazione ha raggiunto i massimi degli ultimi 37 mesi, mentre lo shock dei prezzi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente potrebbe continuare a esercitare pressioni rialziste sui prezzi.
L'aumento dell'indice dei prezzi al consumo cinese è stato dell'1,3%, rispetto allo 0,2% registrato nel mese precedente, secondo quanto riportato dall'National Bureau of Statistics. I prezzi di cibo, tabacco, alcolici e ristorazione sono saliti dell'1,4% su base annua, contribuendo per 0,41 punti percentuali all'inflazione complessiva. Particolarmente marcato è stato l'aumento dei prezzi delle verdure fresche, balzati dell'11%, mentre rialzi significativi si sono registrati anche per i prodotti ittici (+6,1%) e la frutta fresca (+5,9%).
Tuttavia i prezzi alla produzione sono rimasti in territorio deflazionistico a febbraio, registrando un calo dello 0,9%, in attenuazione rispetto alla flessione dell'1,4% del mese precedente, secondo quanto riportato dalle stesse fonti ufficiali.
Nel dettaglio, i prezzi alla produzione industriale sono diminuiti dello 0,7%, mentre quelli del settore minerario hanno segnato un calo del 5,3% e quelli del comparto delle materie prime dell'1,9%.
«La storia del circolo vizioso della deflazione in Cina sembra ormai superata, dato che l'inflazione continua a mostrare un trend in crescita», hanno commentano gli analisti di Ing. «L'aumento registrato a febbraio è stato in parte trainato dal Capodanno lunare, ma è probabile che a marzo si registrino ulteriori pressioni inflazionistiche a causa dell'impennata dei prezzi del petrolio», spiegano gli economisti. In questo contesto, l'inflazione per l'intero anno sarà sostenuta dalle politiche anti-involuzione promosse dal Paese.
C'è anche da tener conto che la Banca Popolare Cinese (Pboc) ha segnalato che la politica monetaria resterà moderatamente espansiva e che ci sarà spazio per ridurre i tassi di interesse sui prestiti al momento opportuno. Lo scorso gennaio la banca centrale era già intervenuta con un leggero ritocco dei tassi al ribasso. «La nostra interpretazione è che, sebbene l'urgenza di un allentamento monetario non sia elevata, permanga comunque margine per ulteriori tagli dei tassi. A meno che lo shock dei prezzi del petrolio non si riveli significativamente più forte e prolungato del previsto, l'inflazione difficilmente ostacolerà le misure di stimolo della PBOC nel corso dell'anno», hanno previsto gli analisti.
«Continuiamo a ritenere possibile un taglio dei tassi nel secondo trimestre, dato che l'economia sembra aver iniziato il 2026 con un ritmo debole, anche se le probabilità stanno aumentando che i decisori politici scelgano un approccio più prudente, posticipando l'intervento, soprattutto se le interruzioni nel settore energetico persistono e le pressioni inflazionistiche globali aumentano», concludono gli economisti. (riproduzione riservata)