Crescita cinese rallentata di qualche decimale nel 2026 rispetto alla performance del 2025 (5%), ma comunque doppia rispetto a quella del suo principale competitor, gli Stati Uniti, mentre a livello globale la resilienza dell'economia è messa alla prova dal conflitto in evoluzione in Medio Oriente, che ha generato nuove pressioni inflazionistiche e creato significativa incertezza.
È questo il responso dell'ultimo Outlook Economico Intermedio dell'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, che comunque prevede per l'anno in corso una crescita a livello globale del 2,9% e di un decimale in più nel 2027.
Lo shock all'offerta di energia a seguito dell'inizio del conflitto in Medio Oriente è destinato a pesare significativamente sulla crescita globale, esercitando al contempo nuove pressioni al rialzo sull'inflazione, ha previsto l'Ocse, invertendo o almeno minacciando, quella crescita stabile che si era manifestata nei primi due mesi dell'anno, sostenuta dalla forza della produzione legata alla tecnologia, dalla riduzione dei dazi effettivi sulle importazioni statunitensi e dall'inerzia positiva trasmessa dal 2025.
L'Ocse ha avvertito che l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente può comportare rischi considerevoli per le proiezioni di base, una turbolenza più duratura, con prezzi dell'energia elevati oltre la metà del 2026, ridurrebbe ulteriormente le prospettive di crescita.
La crescita del Pil negli Stati Uniti è prevista al 2% nel 2026, prima di moderarsi all'1,7% nel 2027. Nell'area euro, la crescita è prevista allo 0,8% nel 2026 e all'1,2% nel 2027, mentre in Cina è prevista rallentare al 4,4% nel 2026 e al 4,3% nel 2027.
Le pressioni inflazionistiche persisteranno per un periodo più lungo, con l'inflazione ora prevista più alta nel 2026 rispetto alle stime precedenti, riflettendo il rialzo dei prezzi energetici globali. L'inflazione complessiva nei Paesi del G20 è prevista al 4% nel 2026, per poi scendere al 2,7% nel 2027.
«Lo shock all'offerta energetica derivante dal conflitto in evoluzione in Medio Oriente sta mettendo alla prova la resilienza dell'economia globale. Prevediamo che la crescita globale rimanga solida, ma più lenta rispetto alla traiettoria pre-conflitto, con inflazione significativamente più alta», ha commentato il Segretario generale dell'Ocse Mathias Cormann. «Qualsiasi misura politica adottata per attenuare l'impatto dello shock dei prezzi energetici dovrebbe essere mirata ai soggetti più bisognosi, temporanea e garantire la conservazione degli incentivi al risparmio energetico. Aumentare la produzione di energie rinnovabili e migliorare l'efficienza energetica può rafforzare la sicurezza economica e aumentare la resilienza agli shock di prezzo futuri».
L'outlook dell'Ocse evidenzia una serie di rischi. Il previsto calo dei prezzi energetici futuri si basa sull'assunto che le attuali interruzioni nell'offerta si attenueranno nel tempo e saranno limitate nel 2027. L'outlook sottolinea che prezzi più alti dell'energia e dei fertilizzanti potrebbero stimolare aumenti dei prezzi alimentari, colpendo in particolare le famiglie vulnerabili. Prezzi dell'energia più elevati potrebbero anche aumentare i costi per i Paesi europei nel rifornimento annuale necessario delle scorte di gas naturale. I mercati finanziari potrebbero sperimentare ulteriore volatilità, mentre l'aumento dei rendimenti sovrani a lungo termine incrementa i rischi fiscali.
Date queste sfide, l'outlook evidenzia le priorità chiave per i responsabili delle politiche. Le Banche centrali dovrebbero rimanere vigili e assicurare che le aspettative siano ben ancorate. Sono necessari sforzi più forti per salvaguardare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Qualsiasi misura per attenuare l'impatto economico dello shock energetico dovrà essere mirata, temporanea e tenere conto dello spazio fiscale limitato della maggior parte dei governi. Ridurre le barriere commerciali aumenterebbe la produzione e ridurrebbe i rischi inflazionistici. (riproduzione riservata)