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Politica

Stretta fiscale di Pechino sull'export di auto elettriche e ibride

Il governo cinese ha deciso che dal prossimo aprile i rimborsi fiscali sulle auto elettriche esportate verranno ridotti dal 13% al 9%. Il provvedimento mira a favorire un consolidamento del settore, spingendo i produttori più solidi a integrare i concorrenti minori, mentre il mercato interno è in contrazione


13/10/2026 14:14

di Ester Dilollo - Class Editori

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Lan Fo'an, ministro cinese delle Finanze

La Cina ridurrà dal 13% al 9% i rimborsi fiscali sui veicoli esportati a nuova energia (Nev), che comprendono sia auto full electric che ibride, a partire da aprile 2027. La misura potrebbe ridurre i margini delle case automobilistiche e favorire il consolidamento del settore, segnato da una forte concorrenza sui prezzi.

Il settore automobilistico cinese sta attraversando una fase di rallentamento, complice la debolezza della domanda interna e dei consumi. Secondo i dati della China Passenger Car Association (Cpca), a settembre le vendite al dettaglio di autovetture sono diminuite del 28% su base annua, attestandosi a 1,62 milioni di unità.

Per compensare la frenata del mercato interno, molte case automobilistiche cinesi si sono rivolte ai mercati esteri per sostenere la crescita. A settembre, le esportazioni cinesi di veicoli a nuova energia sono più che raddoppiate. Nello stesso mese, secondo i dati della Cpca, le esportazioni di autovetture sono aumentate del 74%, raggiungendo quota 917.000 unità.  Nel periodo gennaio-settembre, le esportazioni di auto della Cina hanno raggiunto un totale di 8,205 milioni di unità, inclusi oltre 4 milioni di nev, più del doppio rispetto al livello dell'anno precedente.

 "I veicoli a nuove energie della Cina sono altamente competitivi a livello internazionale. Nel contesto di una carente offerta globale di energia tradizionale, i nev hanno soddisfatto le esigenze dei residenti in Europa e negli Stati Uniti. Anche con un parziale taglio dei rimborsi, possono mantenere una sufficiente competitività", ha sottolineato Luo Zhiheng, chief economist di Yuekai Securities. "Oggettivamente, questo gioca anche un ruolo positivo nello stabilizzare il carico fiscale macroeconomico e può supportare meglio lo sviluppo della domanda interna".

"Nonostante un ambiente esterno complesso e severo, le esportazioni hanno continuato a crescere rapidamente, dimostrando una forte resilienza", ha confermato Chen Shihua, vice segretario generale della China Association of Automobile Manufacturers.

Le case automobilistiche cinesi devono inoltre fare i conti con un contesto sempre più complesso in Europa, uno dei principali mercati esteri di riferimento. L'Unione europea punta infatti a contenere l'aumento delle importazioni di auto ibride cinesi introducendo un tetto di 350.000 unità all'anno, secondo quanto dichiarato dal commissario Ue, Maros Sefcovic, al termine dei colloqui commerciali tenutisi all'inizio del mese.

In base al piano, Bruxelles intende limitare per i prossimi quattro anni le importazioni dalla Cina di veicoli ibridi e ibridi plug-in, con l'obiettivo di ridurre di oltre la metà i volumi di spedizioni verso l'Unione attualmente previsti. Ieri, il funzionario ha precisato che le misure di salvaguardia potrebbero entrare in vigore all'inizio di dicembre.

Anche per questo, il consolidamento del settore sembra essere incominciato. Il mese scorso, Guangzhou Automobile Group ha annunciato l'acquisizione di una partecipazione del 50% in Faw Toyota da Faw Group.

Geely e NIO hanno invece siglato un accordo di collaborazione per lo scambio e la ricarica delle batterie. Secondo gli analisti di Bernstein, la riduzione dei rimborsi dell'Iva all'esportazione è volta principalmente a contrastare le dinamiche di concorrenza esasperata e a favorire il consolidamento del settore, avvantaggiando i produttori di automobili più solidi e disciplinati.

Le case automobilistiche dovranno quindi decidere se assorbire i costi aggiuntivi o trasferirli sui consumatori attraverso aumenti dei prezzi. Tuttavia, data l'intensità della concorrenza, Bernstein ritiene improbabili rincari significativi nel breve periodo: l'impatto dovrebbe tradursi soprattutto in una contrazione dei margini. (riproduzione riservata)


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