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Politica

Tassi fermi in Cina al 3%, la banca centrale non allenta i cordoni

Nonostante i dati di aprile segnalino una fase di leggero rallentamento dell'economia, dovuto alle tensioni internazionali, i tassi principali di riferimento rimangono al livello di un anno fa, e le autorità monetarie confermano l'approccio prudente alla politica monetaria


20/05/2026 18:07

di Alberto Chimenti - Class Editori

settimanale
Pan Gongsheng, governatore della banca centrale cinese

Le principali banche cinesi hanno lasciato invariati i tassi di riferimento sui prestiti, mossa ampiamente attesa, mentre le autorità di Pechino mantengono un approccio prudente alla politica monetaria, nonostante il recente rallentamento dello slancio economico.

Il Loan Prime Rate a un anno è stato mantenuto al 3% e quello a cinque anni al 3,5%, secondo i dati pubblicati dalla People's Bank of China. Entrambi i tassi sono invariati dal maggio dello scorso anno.

Dopo che l'economia cinese ha registrato una crescita migliore del previsto nel primo trimestre, la leadership di Pechino ha assunto a fine aprile un tono più fiducioso sulle prospettive economiche del Paese, eliminando nei documenti ufficiali i riferimenti diretti agli strumenti monetari, inclusi eventuali tagli dei tassi, durante una riunione trimestrale sull'economia. Ciò ha portato alcune banche d'investimento a ridurre le aspettative di allentamento monetario in Cina nella seconda parte dell'anno.

Sebbene nuovi dati abbiano mostrato un rallentamento dell'attività economica ad aprile, riaccendendo le attese per un sostegno imminente, gli economisti ritengono che le autorità difficilmente abbandoneranno a breve un approccio di "attesa e osservazione", mentre valutano le conseguenze del conflitto in Medio Oriente.

«Anche se questi dati deboli di aprile evidenziano un aumento delle difficoltà, manteniamo per ora le nostre previsioni di crescita, poiché ci aspettiamo che il Governo intervenga con misure fiscali e monetarie mirate se queste sfide economiche dovessero persistere», affermano gli economisti di Commerzbank. (riproduzione riservata)


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