Le società quotate cinesi hanno superato la soglia dei 3.500 miliardi di yuan di utili cumulati in un semestre. Nel primo semestre del 2026, i profitti netti aggregati delle 5.557 aziende che hanno già pubblicato i propri risultati hanno raggiunto 3.580 miliardi di yuan — circa 528 miliardi di dollari — con un incremento del 19,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Lo certifica il rapporto della China Association for Public Companies (CAPCO), che fotografa un'economia in accelerazione strutturale, non solo ciclica.
Tre quarti delle aziende del campione hanno chiuso il semestre in utile. E il profilo della crescita è ancora più incoraggiante dei numeri assoluti: il secondo trimestre ha registrato un'accelerazione marcata rispetto al primo, sia sui ricavi che sugli utili netti — segno che il momentum non si è esaurito ma si è rafforzato nel corso del periodo.
Il motore di questa corsa è, in modo sempre più netto, l'intelligenza artificiale. I settori hard-tech concentrano i risultati più clamorosi. I profitti dei produttori di circuiti integrati sono cresciuti di 2,4 volte. CXMT, il principale produttore cinese di chip di memoria, quotatosi sullo STAR Market a luglio, ha chiuso il semestre con un utile netto di 77,6 miliardi di yuan, invertendo una perdita di 2,3 miliardi registrata un anno prima: i ricavi sono esplosi del 873,6%. Cambricon, progettista di chip AI di sviluppo interamente domestico, ha visto gli utili salire del 122,6%.
Non vanno da meno i fornitori dell'ecosistema AI. Foxconn Industrial Internet, tra i principali produttori mondiali di server per l'intelligenza artificiale, ha quasi raddoppiato gli utili (+96%). Zhongji Innolight, leader nei moduli ottici indispensabili per i data center, ha registrato un utile netto di 13,65 miliardi di yuan, in crescita del 241,7%.
«Il boom dell'AI non è in alcun modo una bolla di breve periodo, ma la conferma di un trend strutturale di aggiornamento industriale», ha dichiarato Li Xunlei, capo economista di Zhongtai Financial International. Li ha descritto il fenomeno come «un superpotenza con molti forti comprimari», sottolineando come i benefici si stiano propagando dal comparto tecnologico al resto dell'economia reale. Per l'intero 2026, prevede una crescita degli utili delle società non finanziarie tra il 12% e il 15%.
La crescita è strutturale, non solo tecnologica
I mercati specializzati riflettono questa dinamica in modo particolarmente nitido. Le società quotate sullo STAR Market — l'equivalente cinese del Nasdaq, casa di molti innovatori tecnologici — hanno visto i propri utili netti quadruplicarsi (+340%) su ricavi cresciuti di quasi il 40%. Quelle sul ChiNext, il mercato delle aziende in crescita, hanno aumentato i profitti del 32,7% con ricavi a +22,3%. Le imprese private, nel complesso, hanno registrato una crescita degli utili del 29,6%.
Ma la ripresa non è confinata alla tecnologia. Su 19 categorie industriali censite, 10 hanno registrato crescita simultanea di ricavi e utili. CATL, leader mondiale nelle batterie per veicoli elettrici, ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 43,3 miliardi di yuan, in crescita del 42%. Nel farmaceutico, Zelgen Biopharmaceuticals ha registrato il primo semestre in utile della propria storia, con ricavi a +220,9%, segnale che l'industria cinese dei farmaci innovativi sviluppati in house sta finalmente entrando in una finestra commerciale matura.
Qualità degli utili e apertura internazionale
I numeri raccontano anche un miglioramento qualitativo, non solo quantitativo. Le spese in ricerca e sviluppo delle società quotate hanno raggiunto i 847,3 miliardi di yuan nel semestre, in crescita del 3%, con un'intensità media di R&D al 2,24% dei ricavi. Sullo STAR Market, l'intensità di R&D supera il 10% da diversi anni consecutivi.
Sul fronte internazionale, i ricavi esteri di 3.196 aziende hanno totalizzato 6.060 miliardi di yuan, in crescita del 22,9% — e per 553 di queste la quota di fatturato generata oltreconfine supera già il 50% del totale.
Le società quotate hanno anche rafforzato la remunerazione degli azionisti: 872 aziende hanno annunciato dividendi intermedi per un totale di 740,3 miliardi di yuan, mentre 1.051 hanno pianificato programmi di riacquisto di azioni proprie per oltre 220 miliardi.
«Le società non finanziarie manifatturiere e i settori hard-tech ad alta crescita sono diventati i principali contributori alla crescita degli utili», ha osservato Ruan Xiaoqin, responsabile dell'ufficio studi di SWS Research, aggiungendo che le grandi capitalizzazioni del listino principale si confermano solide, mentre molte piccole e medie imprese dello STAR Market e del ChiNext stanno dimostrando un potenziale di crescita significativo. Con le politiche di stabilizzazione ancora pienamente operative e la domanda interna in graduale recupero, il consenso degli analisti è che la seconda metà del 2026 possa confermare — e forse migliorare — quanto già realizzato nei primi sei mesi. (riproduzione riservata)