Con un pil in crescita (stimata) del 4,6%, la Cina continuerà a trainare lo sviluppo di quest'anno dell'economia globale previsto al 2,4%, due decimi in meno della precedente stima, dall'agenzia di rating americana Fitch. Lo shock petrolifero legato al conflitto tra Stati Uniti e Iran sta peggiorando le prospettive ha avvertito Fitch, che ha tagliato le stime di crescita e alzato le previsioni sul prezzo del Brent.
«Le revisioni al ribasso delle previsioni sono diffuse, poiché l'inflazione più elevata comprime i salari reali, riduce i consumi e aumenta i costi per le imprese», hanno dichiarato gli economisti dell'agenzia, presentando il loro report. Nel nuovo scenario, la crescita è stimata al 1,9% negli Stati Uniti, allo 0,9% nell'area euro mentre la crescita cinese dipenderà soprattutto dalle esportazioni.
Inoltre, Fitch ha alzato la previsione media del prezzo del Brent per il 2026 a 87 dollari al barile, rispetto ai precedenti 70 dollari, a causa della prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. L'agenzia ha tuttavia sottolineato che lo scenario base resta meno grave rispetto alle crisi petrolifere degli anni '70, quando i prezzi reali del greggio raggiunsero i 170 dollari al barile, e quando il consumo di petrolio in rapporto al pil globale era circa la metà rispetto al 1980.
In uno scenario più negativo, con il petrolio a una media di 100 dollari nel 2026, un calo del 10% dei mercati azionari e un irrigidimento delle condizioni del credito, la crescita degli Stati Uniti potrebbe scendere allo 0,8% nei prossimi 12 mesi, allo 0,3% nell'area euro e al 3,4% in Cina. L'agenzia prevede inoltre che Fed e Bank of England manterranno invariati i tassi nel 2026, mentre la Bce potrebbe alzarli a breve per poi invertire la rotta l'anno successivo.
A mitigare l'impatto del conflitto contribuisce il boom dell'intelligenza artificiale, soprattutto in Asia, che sostiene la domanda di chip e l'export tecnologico, anche se Fitch avverte che un rallentamento globale potrebbe interrompere il trend. (riproduzione riservata)