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E' caccia al biotech cinese da parte del Big Pharma occidentale

L'ultimo colpo è di Novartis che ha annunciato un contratto di licenza e opzione da 7,8 miliardi di dollari con la cinese Abogen Biosciences: è il dodicesimo accordo degli ultimi tre mesi. Per le grandi imprese del settore mantenere una pipeline di prodotti in via di sviluppo è un elemento cruciale del business, soprattutto alla luce delle scadenze dei brevetti che si avvicinano


02/10/2026 14:47

di Andrea Bonfiglio - Class Editori

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Vasant (Vas) Narasimhan, ceo di Novartis

Novartis ha annunciato di avere stipulato un contratto di licenza e opzione da 7,8 miliardi di dollari con Abogen Biosciences, gruppo cinese di biotecnologie in fase clinica, per promuovere lo sviluppo di terapie codificate da Rna. L'accordo prevede una licenza esclusiva a livello mondiale per il principale candidato terapeutico di Abogen, ABO2203, nonché opzioni per ottenere licenze esclusive su altri potenziali programmi. ABO2203 è un agente di reclutamento dei linfociti T codificato da mRna, concepito per riprogrammare i linfociti B utilizzando l'mRna per guidare la produzione di agenti di reclutamento dei linfociti T in vivo.

Soltanto negli ultimi tre mesi, sono 12 gli accordi con società biotecnologiche cinesi siglati dalle Big Pharma, dal valore massimo potenziale che va dai circa 300 milioni di dollari del deal tra Sandoz e Henlius (relativo a 10 nuovi biosimilari) ai 7,8 miliardi dell'accordo tra Novartis e Abogen. Complessivamente, per questi 12 accordi si parla di un valore potenziale di circa 26 miliardi di dollari.

Nel primo trimestre del 2026, JPMorgan evidenziava la stipula di sette accordi di questo tipo che prevedevano pagamenti iniziali di almeno 50 milioni di dollari e un valore complessivo iniziale — tra cassa ed equity — di 2,6 miliardi di dollari. Gli asset biofarmaceutici di origine cinese avevano rappresentato il 50% degli accordi globali nel settore farmaceutico a grande capitalizzazione con pagamenti iniziali superiori a 50 milioni di dollari, nonché il 75% del valore totale dei deal nel gruppo.

Diverse le motivazioni che spingono le aziende farmaceutiche occidentali, sia ben avviate sia in fase iniziale di sviluppo, a rivolgersi alle biotech cinesi. McKinsey si focalizza in particolare sulla velocità di sviluppo, più che sui costi: la presenza di popolazioni di pazienti ampie e concentrate, di ecosistemi densi di Cro (Contract Research Organization) e Smo (Site Management Organization) e di una base in espansione di centri clinici qualificati si traduce, a detta degli analisti, in una maggiore rapidità delle sperimentazioni e in un'efficienza operativa difficilmente eguagliabili altrove.

Questi fattori, uniti al forte slancio della ricerca basata su AI e all'ascesa dell'India quale hub strategico per le attività R&S, stanno riducendo le tempistiche e innalzando il potenziale dei modelli di ricerca e sviluppo radicati in Asia.

Anche Iqvia, analizzando la rapidità di sviluppo cinesi, precisa che anche il contesto normativo flessibile e favorevole aiuta gli innovatori cinesi del settore biotecnologico a passare rapidamente alla fase clinica e a generare così in tempi più brevi dati di proof-of-concept per ridurre il rischio associato ai propri asset. In effetti, gran parte degli accordi di licenza sono siglati quando i candidati sono ancora in fase di sviluppo o in trial di fase 1: più le ricerche vanno avanti, più aumentano i costi e si riduce il rischio, tutti fattori da prendere in considerazione per la determinazione del compenso.

Sull'efficienza a livello di costo si concentra Bcg, altra società di consulenza a livello globale. Gli esperti sostengono che, dall'identificazione del bersaglio terapeutico fino alla presentazione della domanda di autorizzazione per nuovi farmaci e di quella per prodotti biologici, la Cina si è affermata come un punto di riferimento globale per la rapidità e la convenienza dei costi nell'innovazione.

Nella fase di scoperta del farmaco, i costi si attestano appena al 20-30% dei livelli statunitensi, mentre i costi di sviluppo preclinico sono inferiori di almeno il 50%. Aspetto ancora più rilevante, questo vantaggio non è limitato a una singola tecnologia: più le attività di screening richiedono un elevato impiego di manodopera, e più la fase di sviluppo di una specifica modalità necessita di studi su animali e collaborazioni in outsourcing, maggiore tende a essere il divario tra Cina e Stati Uniti in termini sia di tempi sia di costi. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)


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