Con il treno N. X8059, partito qualche giorno fa da Shenyang, città nella provincia nord ovest del Liaoning, si è raggiunto il record cumulativo di 140.000 viaggi tra la Cina e l’Europa a partire dal 2017 con un valore di merci trasportate per 560 miliardi di dollari.
Correva infatti l’anno 2019 questo nuovo servizio, lanciato due anni prima, ha incominciato a crescere nel progetto della Belt and Road per creare un corridoio euroasiatico di collegamento tra due continenti.
China Railways Corporation, società governativa cinese, che aveva dato avvio al progetto comunicava proprio nel 2019 che nell’anno precedente erano stati effettuati 6.363 viaggi con un incremento del 73% rispetto all’anno di avvio del 2017.
Da quel momento per il servizio ferroviario la crescita non si è mai fermata in termini di città collegate nei diversi paesi. Attualmente in Cina, attraverso tre corridoi, occidentale, centrale e orientale sono coinvolte 132 città mentre in Europa questo servizio copre 26 paesi con 237 città senza escludere 100 città in 12 paesi asiatici se consideriamo le prosecuzioni che partono dalla Cina.
Questa grande rete fuori dai confini cinesi attraversa due checkpoints per raggiungere l’Europa: quello di Dostyk e Alashankou tra il Kazakhstan e la provincia cinese autonoma dello Xinjiang, e quello di Erenhot, Manzhouli- Zabaykalsk al confine tra Russia, Mongolia e la provincia cinese dell’Inner Mongolia. Per quest’ultimo transito è previsto in futuro un potenziamento.
Bian Yongzu, executive deputy director di Modernization of Management, rivista specializzata del settore ha dichiarato che «la diversificazione delle rotte fuori dalla Cina significa che il commercio tra Asia ed Europa non dipende più da un singolo corridoio. Quando le rotte tradizionali o il trasporto marittimo è in difficoltà, le diverse supply chains hanno un’alternativa cui appellarsi».
Infatti, se consideriamo il trasporto ferroviario nello scorso maggio, uno dei mesi più trafficati dell’anno in corso, anche a seguito dei conflitti e delle turbolenze nello stretto di Hormuz, con 1.965 viaggi sono stati trasportati 197.000 teu (unità di misura di un container da 20'). Questo numero se comparato con la capacità di stiva delle navi container di ultima generazione pari a 24.000 teu, sembra poco rilevante visto che potrebbe essere assorbito da otto navi, ma nella specificità delle commodities è stata un’alternativa valida ed imprescindibile quale supporto all’industria europea.
Infatti sono state trasportate merci relative alla componentistica di macchinari e automotive, oltre a impianti, prodotti elettrici ed elettronici, legname, e prodotti dell’agroindustria, senza tenere conto dei condizionatori cinesi che hanno alleviato la torrida estate europea, arrivati a destinazione anche per via aerea.
La crescita del traffico su rotaia conferma che questa modalità di trasporto non è più solo impiegata per trasferire beni di basso valore aggiunto o di materiali intermedi in bulk ma nel corso di questi nove anni vi è stata una evoluzione qualitativa, oltre all'aumento della frequenza. Ogni settimana sono disponibili 22 treni da nove città cinesi verso sei città europee.
Grazie anche al miglioramento delle operazioni transfrontaliere tra Stati i tempi di percorrenza tra stazione e stazione sono mediamente dai 16 ai 20 giorni mentre con il ritiro e la consegna door to door si arriva a 35 giorni, tempi di gran lunga inferiori a quelli odierni per il trasporto via mare senza considerare le incognite dovute a stazionamenti in rada delle navi piuttosto che black sailing settimanali per ritardi. (riproduzione riservata)
* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni