All’inizio di ottobre, una delegazione di funzionari europei guidata dal commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica Maroš Šefcovic si è recata a Pechino per un secondo ciclo di incontri nell’ambito del meccanismo di consultazione UE-Cina sul commercio e gli investimenti (TIC). Durante la visita, il commissario Šefcovic ha incontrato il ministro del Commercio cinese Wang Wentao e il vicepremier della Repubblica Popolare Cinese He Lifeng.
Questi colloqui hanno fatto seguito all’intesa raggiunta a Bruxelles nel giugno 2026, quando il commissario Šefcovic e il ministro Wang hanno concordato sulla necessità di un dialogo commerciale strutturato «al fine di stabilizzare e rendere [il] rapporto bilaterale più equilibrato». Il meccanismo TIC si articola in quattro principali ambiti di lavoro:
› Riequilibrio degli scambi commerciali e degli investimenti
› Controlli sulle esportazioni
› Diritti di proprietà intellettuale (IPR)
› Riforma dell’OMC
L’urgenza di questi confronti è evidente. Il deficit commerciale dell’UE con la Cina ha raggiunto 1 miliardo di euro al giorno, risultando il più elevato deficit commerciale nei confronti della Cina tra tutte le economie. Altrettanto significativo è l’andamento di lungo periodo: dal 2015 le importazioni dell’UE dalla Cina sono cresciute dell’89%, mentre le esportazioni dell’UE verso la Cina sono aumentate soltanto del 37%.
In questo contesto, le recenti proposte a livello UE volte a rafforzare la resilienza industriale dell’Unione sono state definite protezionistiche da molti commentatori cinesi. Tuttavia, questa interpretazione è difficilmente conciliabile con il quadro complessivo degli scambi commerciali. Le esportazioni cinesi sono aumentate del 18,5% nella prima metà dell’anno, nonostante l’Europa sia un continente a bassa crescita. Lo squilibrio emerge anche dal traffico di container: cinque anni fa, per ogni container esportato dall’Europa in Cina, la Cina ne esportava 2,5 verso l’Europa. Oggi il rapporto è salito a sei a uno.
Le preoccupazioni in materia di sicurezza economica non sono sostanzialmente diverse tra le due parti; soltanto l’approccio con cui vengono affrontate diverge. Da due decenni, la sicurezza economica e la resilienza industriale costituiscono pilastri centrali della politica industriale cinese, un’impostazione che prosegue nel 15º Piano quinquennale fino al 2030, con la sua forte enfasi sull’autosufficienza.
In Europa, invece, il dibattito si concentra sulla diversificazione anziché sull’autosufficienza. La distinzione è importante: l’Europa attribuisce maggiore rilievo alla possibilità di scegliere i propri partner commerciali senza preclusioni, mentre la Cina punta a raggiungere l’autosufficienza in numerosi settori.
In questo più ampio contesto economico e politico, il 9 ottobre le due parti hanno pubblicato una dichiarazione congiunta contenente 16 «risultati concreti e intese».
La Camera di commercio europea accoglie con favore la pubblicazione di questa articolata dichiarazione congiunta. Se pienamente attuati, diversi punti del documento potrebbero contribuire ad affrontare le difficoltà incontrate dalle imprese associate alla Camera di commercio europea e a migliorare le relazioni commerciali e di investimento tra UE e Cina.
Tra gli sviluppi più significativi figurano:
› Veicoli ibridi e ibridi plug-in: Un accordo volto a dimezzare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e ibridi plug-in verso l’UE potrebbe contribuire a rispondere alle preoccupazioni europee per l’impatto dell’aumento delle importazioni cinesi sul mercato dell’Unione.
› Terre rare e magneti permanenti: Ulteriori iniziative da parte della Cina per agevolare il rilascio delle licenze di esportazione di metalli delle terre rare e magneti permanenti destinati all’UE potrebbero garantire maggiore affidabilità e prevedibilità alle catene di approvvigionamento globali.
› Dispositivi medici: Il nuovo impegno della Cina ad aumentare le importazioni di dispositivi medici dall’UE potrebbe rappresentare un passo costruttivo per allentare le tensioni nel settore, in particolare quelle relative agli appalti.
› Accesso al mercato: Il proseguimento del dialogo sugli ostacoli all’accesso al mercato nei settori dell’aviazione e dell’aerospazio, dei cosmetici e dei prodotti farmaceutici potrebbe favorire una maggiore apertura agli investimenti europei in Cina. I pertinenti gruppi di lavoro della Camera hanno sollevato con costanza tali questioni, anche attraverso i propri documenti annuali di posizione.
› Riduzioni tariffarie: Possibili riduzioni dei dazi su diversi prodotti europei potrebbero aprire nuove opportunità di mercato per i produttori europei nei settori agricolo, alimentare e delle bevande, della moda e della pelletteria e dell’industria automobilistica, rappresentando al tempo stesso un primo passo verso il riequilibrio degli scambi tra UE e Cina.
Le imprese europee attive in Cina accoglieranno positivamente anche le scadenze precise fissate dalle due parti per monitorare i progressi nell’attuazione degli impegni. Queste tappe forniscono una base per verificare se le intese raggiunte si traducano in miglioramenti tangibili per le imprese che operano sul territorio.
In ultima analisi, tuttavia, la vera prova sarà nei dettagli: se, come e quando questi impegni saranno attuati. Annunci e accordi rappresentano primi passi importanti, ma il loro valore dipenderà dall’effettiva attuazione e dalla capacità di produrre risultati significativi e misurabili per le imprese di entrambe le parti.
Per sostenere questo processo e promuovere una cooperazione capace di creare valore reciproco per l’UE e la Cina, la Camera di commercio europea è pronta a mettere a disposizione le proprie competenze e la propria esperienza, facendo leva sulle oltre 1.000 raccomandazioni dettagliate e costruttive rivolte ai responsabili politici. (riproduzione riservata)
*vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, managing partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel