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Azienda Agricoltura

Smart agricolture in Cina, è nuovo business anche per l’agrifood italiano

Il livello complessivo di meccanizzazione agricola, dalla preparazione del terreno alla semina e al raccolto, ha raggiunto il 76,7%, mentre oltre 300.000 droni vigilano sulle colture. Nella sola provincia dello Zheijang la presenza dei robot in agricoltura è passata dal 3,2% del 2020 al 15,7%. Grazie anche a queste leve, le rese dei terreni agricoli sono aumentate e hanno raggiunto quelle dei migliori terreni occidentali, e per le aziende tecnologiche italiane si aprono nuove opportunità di partnership


25/06/2026 12:14

di Marco Leporati*

settimanale
Coltivazioni d'avena nel deserto del Taklamakan, nel nord ovest della Cina

Che le conquiste della smart agriculture in Cina, quella fatta con droni, robot, e poco intervento dell’uomo, potessero diventare un evento artistico sembrava altamente improbabile finchè la sensibilità di Cao Fei, artista cinese di fama internazionale, originaria di Canton, non ha allestito alla Fondazione Prada di Milano, un padiglione multimediale che sta suscitando una grande curiosità.

La mostra Dash, fino al 28 settembre prossimo, oltre a celebrare il connubio tra ruralità e tecnologia, conferma come la Cina nel settore agricolo, uno dei quattro decisi da Deng Xiaoping negli anni ottanta per il processo di modernizzazione del Paese, abbia l’occhio rivolto al futuro. Frutto di una triennale ricognizione a tappeto delle campagne coltivate della Cina meridionale e nordoccidentale, oltre che del Sud Est asiatico, osservando e interpretando lo sviluppo dell’agricoltura intelligente, il progetto di Cao Fei riflette sul modo in cui la tecnologia aumenta l’efficienza, riduce il lavoro fisico e salvaguarda la sicurezza alimentare in un contesto di incertezza climatica e invecchiamento nelle aree rurali.

«Non si tratta di un idillio pastorale della tecnologia, ma di uno sguardo archeologico sull’agricoltura intesa come ‘ingegneria geologica’», ha osservato Cao. Se l’artista interpreta, i numeri confermano che il salto nell’agricoltura 2.0 in Cina è già una realtà. Con lo Smart agriculture action Plan 2025 la Cina, che ha investito 14,35 miliardi di dollari nel settore agricolo e agroindustriale nel 2024, incrementerà del 20% gli interventi a breve termine attraverso l’utilizzo di AI, 5G e Big data.

Gli effetti sono tangibili: il livello complessivo di meccanizzazione agricola, dalla preparazione del terreno alla semina e al raccolto, ha raggiunto il 76,7%, mentre oltre 300.000 droni agricoli sono operativi nel paese. Nella sola provincia dello Zheijang la presenza dei robot in agricoltura è passata dal 3,2% del 2020 al 15,7% del 2024. Grazie anche a queste leve tecnologiche, le rese dei terreni agricoli sono aumentate e hanno raggiunto quelle dei migliori terreni occidentali.

La produzione di grano quest’anno dovrebbe raggiungere 716 milioni di tonnellate con una resa di 6 tonnellate per ettaro, secondo China Agricultural outlook (2026-2035), un livello pari alle migliori performance in Francia e Italia. Uno degli obiettivi è quello di ridurre l’importazione di grano , 115 milioni di tonnellate, con un calo del 25,5%, entro il 2035. Combinando la produzione domestica e la parte residuale importata il picco di 842 milioni di tonnellate è previsto per il 2032 per poi avere un lento declino considerando anche la denatalità e forse una dieta diversa per la popolazione cinese.

Anche la produzione di riso sta crescendo: nel 2025 si è attestata a 209,04 milioni di tonnellate con un aumento dello 0,7% anno su anno mentre la raccolta di riso di prima stagione è stata è stata di 28,51 milioni, 1,2% superiore rispetto al 2024. Per completare il quadro delle maggiori tipologie di cereali la produzione di granoturco nel 2025 è cresciuta di 6,3 milioni di tonnellate, a 301 milioni di tonnellate.

Il XV Piano quinquennale (2026-2030), approvato lo scorso marzo, enfatizza i capitoli dedicati all’agricoltura e al suo ecosistema con l’obiettivo del rafforzamento del cosiddetto ‘three-in-one system protecting’: quantità di superfici arabili, qualità delle superfici stesse e relativa protezione ambientale. La conseguenza diretta di questa impostazione è la necessità di puntare sulla resilienza al rischio e al disastro ambientale, generato dalla spinta all’urbanizzazione, con interventi che possono migliorare il sistema di irrigazione e drenaggio, la protezione del suolo limitandone l’acidificazione e il contenimento nel terreno di soluzioni alcaline: in poche parole un’attenzione focalizzata sui sistemi di prevenzione.

L’argomento è tanto più stringente per limitare, nel breve termine, gli effetti del Ni˜no sulle colture che, nella seconda parte dell’anno, si sommeranno alla prevedibile carenza di fertilizzanti e petrolio dovuta all’incerto contesto internazionale, soprattutto in Medio Oriente.

Il processo tecnologico, di concerto con il rallentamento del real estate e dei consumi che oggi manifestano un debole segnale di ripresa, sta agendo anche sul rientro nelle campagne di moltissimi lavoratori migranti che dovranno adattarsi ad un modello di vita che avevano abbandonato nel periodo di maggiore sviluppo dell’economia, pre-Covid. Per loro non si tratta di un rientro nella vecchia ruralità perché le attività agricole si sono focalizzate ormai sul digital farmland oltre allo smart management che comprendono le applicazioni di AI, l’uso dei droni a bassa altitudine e le tecnologie satellitari migliorando nel complesso le infrastrutture delle telecomunicazioni.

Gli esempi si stanno moltiplicando in tutta la Cina. Nella provincia del Jangsu (Cina orientale) si sta attuando un progetto che ha come obiettivo la creazione di cento piccoli parchi industriali e di duecento digital farms supportate da una infrastruttura cloud per i contadini che comprende anche una linea di credito a loro dedicata a speciali condizioni.

A Nanchang, capitale della provincia meridionale dello Jiangxi (Cina meridionale) le superfici destinate alle colture si integrano alla protezione della vegetazione ottenendo qualità dei prodotti, bassi costi di produzione e una migliore resilienza vitale per garantire la sicurezza alimentare.

Un caso di scuola è diventata la Fuxi Farm, nella provincia di Anhui (Cina orientale), sviluppata insieme alla Chinese Academy of Sciences, dove l'intero processo, dalla semina al raccolto, è affidato a trattori a guida autonoma, robot mobili e droni, con i robot che fungono da "scanner" per analizzare la salute del suolo, mentre i sensori monitorano le condizioni meteorologiche e la presenza di parassiti, eliminando la dipendenza dall'agricoltura manuale basata sull'esperienza. E ancora si punta all'adattamento genetico delle colture per renderle "robot-friendly", ossia progettate per essere impollinate e raccolte facilmente dai bracci meccanici, mentre nel deserto del Taklamakan, l'agricoltura è resa possibile dall'uso combinato di pesanti macchinari che stabilizzano le dune, sistemi di irrigazione a goccia controllati dall'Ai e teli pacciamanti che riducono l'evaporazione dell'acqua del 90%.

Uno degli aspetti forse più interessanti per le aziende tecnologiche italiane, e non solo quelle del settore agrifood, interessate a svilupparsi in Cina è la convergenza, auspicata tra gli obiettivi del Piano quinquennale, dell’agricoltura di base con l’agroindustria nelle aree rurali, tra il campo e la lavorazione/conservazione del prodotto anche con la costruzione di depositi logistici, l’implementazione della catena del freddo e sofisticati impianti di trattamento non solo dei prodotti ma anche degli scarti di lavorazione, oltre al riciclo di materie prime.

Le attività di trasformazione agricola, l’esportazione di prodotti e il bilanciamento delle importazioni possono diventare il raccordo naturale per sviluppare l’attività con il mercato cinese. Finora il grosso delle importazioni cinesi nell’agroalimentare hanno riguardato i cereali cui vanno aggiunti le carni bovine e suine, i prodotti ittici ed il pesce congelato, olio e bevande nonché i prodotti lattiero-caseari dove la quota italiana è in crescita, e alcune tipologie di frutta, tra cui i kiwi, dove l’Italia è leader. In questo flusso giocano un ruolo importante le normative relative alla sicurezza alimentare. In Cina la legislazione è stata aggiornata con la nuova normativa entrata in vigore il primo giugno 2024 che, superando le precedenti disposizioni del 2009 e del 2015, ha posto come obiettivi il garantire l’effettivo e stabile approvvigionamento dei cereali nonché la sicurezza alimentare nazionale.

I dati sulla produzione di cereali confermano di quanto prevede la nuova normativa e cioè l’autosufficienza in relazione all’uso quotidiano del grano da parte della popolazione. In questo modo il concetto di “common prosperity”, uno dei punti saldi del piano quinquennale, dovrà tenere conto dei nuovi percorsi controcorrente delle popolazioni urbanizzate. (riproduzione riservata)

* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni

 

 


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