Syngenta, gruppo agrichimico svizzero controllato dai cinesi di Sinochem Holding di proprietà pubblica, sta facendo un'azione di promozione presso i grandi investitori internazionali in vista di una possibile quotazione alla Borsa di Hong Kong.
Il colosso globale del settore agro-tecnologico (fitofarmaci, sementi e soluzioni biologiche) fondato nel 2000, con sede principale a Basilea, punterebbe a una valutazione compresa tra 66 e 88 miliardi di dollari: secondo fonti vicini al dossier, l’operazione potrebbe concretizzarsi all’inizio del 2027 e raccogliere tra 5 e 10 miliardi di dollari facendo configurare la quotazione, di fatto tra le maggiori Ipo globali previste per l'anno prossimo.
Syngenta ha estese attività anche in Italia. Oltre alla filiale commerciale con sede a Milano, controlla la società Valagro, storica azienda italiana leader mondiale nel settore dei biostimolanti e della nutrizione vegetale, con sede principale ad Atessa (Chieti), acquisita al 100% nel 2020, diventando l'hub di riferimento del gruppo per il comparto dei prodotti biologici (Biologicals). Inoltre fa parte del gruppo svizzero anche Società Produttori Sementi (Psb), azienda sementiera italiana famosa per lo sviluppo di varietà di grano duro, con sede ad Argelato (Bologna).
UBS e China International Capital Corporation (CICC), incaricate di seguire l’operazione, starebbero proponendo una valutazione pari a 15-20 volte l’ebitda atteso nel 2026: il calcolo si basa sull’ebitda di 4,4 miliardi di dollari registrato nel 2025. Sinochem, che tra l'altro è azionista di minoranza del gruppo Pirelli, aveva acquisita Syngenta nel 2017 per 43 miliardi di dollari, intenderebbe collocare sul mercato una quota compresa tra il 10% e il 20% del capitale: i proventi sarebbero destinati a ridurre l’indebitamento e a finanziare gli investimenti nei prodotti per la protezione delle colture e nelle sementi.
La società ha già presentato la documentazione necessaria per la quotazione: l'operazione potrebbe avvenire prima della fine del 2026, anche se l’inizio del 2027 è considerato lo scenario più probabile con gennaio che si mostra "finestra temporale percorribile". La nuova operazione rilancia il progetto di quotazione del gruppo dopo il ritiro, nel 2024, del precedente piano per una Ipo a Shanghai.
D'altra parte Hong Kong, è uno dei mercati Ipo in piu rapida crescita: nei primi nove mesi del 2026, 118 società si sono quotate a Hong Kong, raccogliendo complessivamente 388 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a oltre 44,4 miliardi di euro. Secondo i dati di Hong Kong Exchanges and Clearing (HKEX), la raccolta è aumentata del 106% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Tuttavia la marcia verso l'Ipo potrebbe trovare ostacoli nel sentiment di mercato che si è indebolito nel corso del mese di ottobre, dopo che le vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale hanno riacceso le preoccupazioni sulle valutazioni e sui rendimenti degli investimenti nel settore.
Changzhou Microintelligence e Jiangsu Slender West Lake Culture and Tourism hanno rinviato le rispettive ipo, citando proprio le condizioni di mercato non del tutto favorevoli alle nuove quotazioni. A controbilanciare il pessimismo resta il fatto che, secondo gli analisti, parecchi investitori asiatici mostrerebbero un "rinnovato interesse" per le società industriali tradizionali e decisamente meno entusiasmo per i titoli legati all’intelligenza artificiale. (riproduzione riservata)