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Azienda Energetico

Fotovoltaico batte carbone, in Cina è sorpasso storico

A fine luglio la capacità capacità di produzione di energia nel paese ha toccato 1,286 miliardi di kilowatt, contro gli 1,285 miliardi prodotti con il carbone, che resta, tuttavia, il pilastro della produzione effettiva. Perché l'energia solare trionfi definitivamente occorre un sostanziale upgrade delle strutture di stoccaggio. Sarà il prossimo business globale?


01/09/2026 15:35

di Angela Zoppo - Class Editori

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L'impianto fotovoltaico nei pressi della città di Wutou, Xin'an County nel Luoyang, nella Cina centrale (Henan Province)

Per la prima volta la capacità fotovoltaica installata in Cina ha superato quella delle centrali a carbone, un sorpasso storico, che conferma la svolta green impressa dal governo di Pechino. Ad annunciarlo, il 1° settembre, è stata la National Energy Administration (Nea), l'ente che regola il settore energetico: a fine luglio il solare ha toccato 1,286 miliardi di kilowatt, contro gli 1,285 miliardi del carbone.

Un margine di appena un gigawatt, ma sufficiente a ribaltare una gerarchia dopo oltre 70 anni di dominio indiscusso del combustibile fossile. Per il fotovoltaico è una stagione di forte crescita quasi ovunque, come confermano anche i dati record dell’Italia, ma per la Cina è davvero un risultato senza precedenti.

I dati però vanno letti anche in termine di produzione e lì il carbone conserva il primato. Nei primi sette mesi dell'anno il fotovoltaico ha generato circa 802 miliardi di kilowattora, pari a poco più di un ottavo dei consumi elettrici complessivi del Paese. Il carbone, pur avendo perso terreno, resta ancora il pilastro della produzione effettiva, semplicemente perché un impianto a carbone lavora 24 ore su 24 mentre un pannello solare dipende da sole e stagioni. Tradotto in termini di investimento: il sorpasso odierno è un segnale di direzione, non un cambio immediato dei flussi di cassa del settore elettrico cinese.

Il ritmo di crescita resta comunque impressionante. Nei soli primi sette mesi del 2026 la Cina ha aggiunto quasi 194 milioni di kilowatt di nuova capacità elettrica complessiva, di cui oltre il 40% riconducibile al solo fotovoltaico. Il 2025 era già stato un anno record, con 315 gigawatt di nuova capacità solare e 119 di eolico installati, una quota che secondo il China Electricity Council ha rappresentato oltre l'80% di tutta la nuova capacità di generazione messa in rete nel Paese.

Sono numeri che spiegano perché la filiera cinese del fotovoltaico, dai produttori di polisilicio ai costruttori di moduli e inverter, resti centrale nelle catene di fornitura globali, con effetti diretti sui prezzi internazionali dei pannelli e sulla competitività dei produttori occidentali ed europei.Il tutto, mentre l’Europa cerca di crearsi la sua filiera e adotta le prime gare “China free”.

Per gli operatori di mercato il dato di oggi si inserisce in un trend già ampiamente prezzato: la traiettoria di decarbonizzazione mondiale, e in particolare quella cinese. Pechino sa che raggiungerà il picco delle emissioni entro il 2030, ma si è impegnata a traguardare la neutralità carbonica entro il 2060, e il settore energetico resta l'architrave di questo piano.

Un dato di contesto che pesa sulle prospettive: nel 2025 la produzione elettrica da carbone in Cina è scesa di quasi il 2%, un calo che si è verificato per la prima volta insieme a una domanda elettrica in aumento, secondo analisi citate da diverse agenzie internazionali.

Se questo disaccoppiamento tra crescita della domanda e uso del carbone dovesse consolidarsi, secondo i mercati le implicazioni si estenderebbero ben oltre la Cina: dai prezzi delle materie prime energetiche alle valutazioni delle utility asiatiche, fino alla domanda di tecnologie di accumulo, il vero collo di bottiglia che secondo gli analisti del settore determinerà la velocità con cui il primato in capacità del solare si tradurrà in un primato reale nella produzione elettrica.

Non a caso, dagli ambienti tecnici cinesi arriva un invito alla cautela: rappresentanti del China Electricity Council hanno sottolineato che, nel breve periodo, il carbone continuerà a svolgere un ruolo di garanzia per la stabilità della rete, proprio per compensare l'intermittenza delle fonti rinnovabili. È un tema che riguarda da vicino gli investitori interessati al comparto dello stoccaggio energetico: per la Cec batterie su scala di rete, sistemi di accumulo idroelettrico e nuove tecnologie di gestione della domanda saranno gli asset che, più del pannello solare in sé, decideranno la velocità reale della transizione cinese. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)


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