Dopo tante ipotesi e scenari, Sinochem scende nel capitale di Pirelli. Lumina Crown, società ceca indipendente di investimento fondata dall'imprenditore e investitore Michal Strnad, ha acquistato il 14% in Pirelli dai cinesi, diventando così il terzo azionista del gruppo della Bicocca. Allo stesso tempo Sinochem diventa il secondo socio con il 20% del capitale e il fronte italiano guidato dal presidente esecutivo Marco Tronchetti Provera, dopo essersi assicurata la governance con il golden power, riconquista il ruolo di primo azionista con il 26,5% e l'opzione di arrivare fino al 29,9%.
L'operazione, sottolinea una nota del veicolo ceco, rappresenta il primo cambiamento significativo nell'assetto azionario di Pirelli dalla sua quotazione nel 2017. E «segna un importante passo verso la diversificazione della propria base azionaria». Formalmente il deal è stato effettuato tramite una negoziazione in blocco sul mercato Euronext Milan e non è soggetto ad autorizzazione antitrust o golden power.
Non è stata fatta disclosure ufficiale sul prezzo pagato da Strnad, ma come emerge dall'elenco delle transazioni registrate su Borsa Italiana il prezzo pagato è stato di 6,5 euro per azione, in linea con la chiusura di ieri (6,51 euro). Questo significa che l'acquisizione del 14% è stata pagata 987 milioni da parte di Lumina Crown, che nell'operazione è stata assistita da Jefferies.
L'advisor di Sinochem è stato Bnp Paribas. «Siamo lieti di effettuare questo investimento di lungo termine in Pirelli, una società da tempo leader globale nel proprio settore, caratterizzata da una storia unica, da un forte posizionamento premium e da una comprovata capacità di innovazione. Nutriamo grande fiducia nella strategia di Pirelli, nel suo management team e nella capacità dell'azienda di continuare a generare valore sostenibile nel lungo periodo per tutti gli stakeholder», commenta Strnad.
«L'investimento riflette la nostra strategia, volta a sostenere aziende di eccellenza che combinano posizioni di leadership nei rispettivi mercati, vantaggi competitivi duraturi, marchi di livello mondiale e solide prospettive di crescita», aggiunge il patron del gruppo delle armi Csg.
La discesa nel capitale dei cinesi era una mossa attesa dopo le limitazioni alla governance imposte dal golden power per tutelare la tecnologia Cyber Tyre. I vincoli restano comunque attivi fino a quando i cinesi non scenderanno sotto il 10%.
Michal Strnad, 33 anni, è uno dei più ricchi industriali delle armi al mondo, con un patrimonio di 30,9 miliardi di dollari. Una fortuna pressoché raddoppiata a gennaio, quando l’azienda di famiglia è sbarcata alla Borsa di Amsterdam, con la più grande quotazione nella storia del settore. Un’operazione che ora è al centro di un’inchiesta giornalistica, secondo quanto scrive Forbes.
Csg è la seconda società ceca per capitalizzazione di mercato, con una valutazione di 23 miliardi di dollari. Mette assieme più di 100 aziende, ha oltre 30 siti produttivi e 14mila dipendenti. Negli anni ha comprato diverse aziende, tra cui alcuni marchi storici: dall’italiana Fiocchi alla divisione munizioni della Remington, storico produttore americano fallito nel 2020. E ha allargato l’attività al di là di armi e munizioni: attrezzature per soldati e soccorritori, radar, sistemi di controllo del traffico aereo. Nel 2014 ha comprato anche Tatra, storica casa automobilistica ceca sull’orlo della bancarotta, e l’ha rilanciata, sempre secondo l'inchiesta di Forbes.
Nel 2025 i ricavi del gruppo sono saliti a 6,7 miliardi di euro: il 71,7% in più del 2024 e 12 volte quelli del 2021. Non è un caso, ha rilevato l’Economist, che il fatturato abbia cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: Csg è uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga e finanziato da diversi paesi occidentali che ha fornito a Kiev proiettili e munizioni d’artiglieria. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)