Il futuro della finanza globale parlerà sempre più il linguaggio dell’intelligenza artificiale. È questo il messaggio emerso con forza dal China Summit di JPMorgan in corso a Shanghai, dove il ceo della maggiore banca americana, Jamie Dimon, ha delineato una trasformazione destinata a ridefinire il mercato del lavoro bancario e, più in generale, l’intero ecosistema dell’innovazione tecnologica.
«Ci saranno meno posti di lavoro tradizionali e più specialisti di intelligenza artificiale», ha dichiarato Dimon a margine dell’evento, sottolineando come l’automazione e l’AI stiano già modificando profondamente l’organizzazione interna delle grandi istituzioni finanziarie. Secondo il banchiere americano, le banche del futuro avranno bisogno di meno figure operative legate ai processi tradizionali e di un numero crescente di professionisti capaci di sviluppare, gestire e supervisionare sistemi basati su machine learning e analisi predittiva.
Le parole del numero uno di JPMorgan Chase arrivano in una fase cruciale per il settore finanziario internazionale. L’adozione dell’intelligenza artificiale sta accelerando non solo nelle attività di trading e risk management, ma anche nei servizi al cliente, nella compliance normativa e nella cybersecurity. Le grandi banche stanno investendo miliardi di dollari in infrastrutture digitali per aumentare efficienza e produttività, con l’obiettivo di ridurre i costi operativi e migliorare la capacità di analisi dei dati.
Ma l’impatto delle nuove tecnologie va ben oltre. Al China Summit di Shanghai il tema dell’innovazione ha dominato il confronto tra investitori, manager e aziende, soprattutto nei comparti hi-tech e biopharma, oggi considerati i principali motori della crescita globale.
Nel settore tecnologico, l’intelligenza artificiale sta alimentando una nuova corsa agli investimenti. Dalle piattaforme cloud ai semiconduttori avanzati, fino ai software generativi, le imprese stanno ridefinendo modelli produttivi e strategie industriali. La competizione tra Stati Uniti e Cina resta centrale: Washington punta a mantenere la leadership nello sviluppo dei chip e delle applicazioni AI, mentre Pechino accelera sull’autosufficienza tecnologica e sull’espansione delle proprie aziende innovative.
Anche il comparto biopharma vive una fase di profonda trasformazione. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella ricerca clinica e nello sviluppo di nuovi farmaci sta riducendo tempi e costi di sperimentazione. Algoritmi avanzati permettono oggi di analizzare enormi quantità di dati biologici, individuando con maggiore rapidità potenziali molecole terapeutiche e migliorando la medicina personalizzata.
Gli investitori guardano con crescente interesse alle società capaci di integrare AI e biotecnologie, considerate tra le più promettenti dei prossimi anni. Non a caso, durante il summit di Shanghai, numerosi analisti hanno evidenziato come la convergenza tra tecnologia e salute rappresenti una delle principali direttrici di sviluppo dell’economia globale.
Il settore biotech cinese sta vivendo un vero e proprio "punto di svolta" commerciale, attirando capitali dai maggiori colossi farmaceutici occidentali, è stato evidenziato, perché il mercato cinese è passato definitivamente dai farmaci generici (i cosiddetti "fast-follow") allo sviluppo di terapie proprietarie di prima classe (first-in-class), in particolare nei settori dell'oncologia (coniugati anticorpo-farmaco o ADC) e delle terapie geniche.
Ciò è dipeso in gran parte dalla possibilità delle biotech cinesi di generare dati clinici affidabili e validati tra il 20% e il 40% più rapidamente rispetto ai concorrenti occidentali. Questa efficienza riduce drasticamente i tempi di sviluppo dei farmaci prima dell'approvazione sui mercati internazionali. Per queto la Cina è arrivata a coprire oltre un terzo della spesa globale per le licenze farmaceutiche industriali e grandi multinazionali, tra cui Pfizer, Roche e AbbVie, stanno stringendo mega-accordi da miliardi di dollari per acquisire i diritti globali dei farmaci innovativi sviluppati in Cina.
Resta però aperto il tema dell’occupazione. Se da un lato l’intelligenza artificiale creerà nuove professionalità ad alta specializzazione, dall’altro rischia di sostituire mansioni tradizionali in diversi settori. La sfida, come ha lasciato intendere Dimon, sarà gestire la transizione attraverso formazione, aggiornamento delle competenze e capacità di adattamento.
Il China Summit di JPMorgan conferma dunque un trend ormai irreversibile: l’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia emergente, ma il principale fattore di trasformazione economica e industriale su scala globale. (riproduzione riservata)