La startup di intelligenza artificiale Manus, la prima cinese agente general-purpose, quindi nella versione più avanzata nell'impiego di AI, ha raccolto più di 500 milioni di dollari dal suo primo round di finanziamento esterno dopo la rottura forzata dell'accordo di acquisizione con Meta, bloccato ad aprile dalle autorità cinesi.
La raccolta fondi è stata co-guidata dalla società di private equity cinese Boyu Capital e dal fondo d'investimento DG Capital e vi hanno investito anche altre tre entità cinesi: il colosso di internet Tencent, il fondo cinese Hsg e il fondo di venture capital cinese ZhenFund.
La casa madre di Manus, Butterfly Effect, fondata e diretta da Xiao Hong, non ha rivelato la valutazione post-money dell'azienda. Secondo recenti indiscrezioni di Bloomberg, si tratterebbe di una somma attorno ai 4 miliardi di dollari, che renderebbero Manus il produttore di AI agentica di maggior valore in Cina.
Meta aveva annunciato l'acquisizione della startup cinese nel dicembre 2025 e aveva pianificato di implementarne la tecnologia nei suoi prodotti B2B e B2C. L'operazione, valutata 2 miliardi di dollari, è stata bloccata dal governo cinese ad aprile di quest'anno, formalmente per ragioni di sicurezza nazionale, mentre Pechino compete con gli Stati Uniti per la leadership nel settore dell'AI.
All'inizio di questo mese, Manus ha annunciato di aver ripreso le proprie attività come società indipendente dopo la separazione, indicando che il suo team fondatore avrebbe continuato a promuovere lo sviluppo di agenti di AI generativa per utenti di tutto il mondo.
La notizia del round da 500 milioni di dollaridi Manus si inserisce in un contesto di mercato che, nel corso del 2026, ha visto le principali startup cinesi dell'intelligenza artificiale moltiplicare le operazioni sui mercati finanziari, tra IPO, round privati e attese di quotazione.
A inaugurare la stagione erano state due «tigri AI»: Z.ai (Zhipu AI) e MiniMax, entrambe sbarcate alla Borsa di Hong Kong nei primissimi giorni di gennaio. MiniMax ha raccolto 620 milioni di dollari nella sua IPO, con il titolo che nel primo giorno di scambi ha chiuso in rialzo del 109%, più che raddoppiando il prezzo di offerta fissato a 165 dollari di Hong Kong. Zhipu AI, quotatasi un giorno prima, aveva guadagnato un più contenuto 13% al debutto. A metà febbraio la capitalizzazione di Z.ai aveva già superato i 220 miliardi di dollari di Hong Kong, quella di MiniMax i 260 miliardi: entrambe avevano moltiplicato per quattro o cinque volte la loro valutazione IPO nel giro di poche settimane.
Parallelamente, sul fronte dei semiconduttori, Shanghai Biren Technology ha debuttato a Hong Kong a inizio gennaio raccogliendo 717 milioni di dollari, con la tranche retail sottoscritta oltre 2.300 volte e un rialzo intraday del 119% nel primo giorno — la migliore performance al debutto dal 2021 tra le quotazioni di dimensioni analoghe. Enflame, il produttore di GPU per AI sostenuto da Tencent, ha seguito a settembre sullo STAR Market di Shanghai, con un rialzo dell'188% nel giorno del debutto.
Fino al 18 giugno 2026, le società tecnologiche cinesi avevano già raccolto 3,1 miliardi di dollari tramite quotazioni onshore, un volume superiore di oltre cinque volte rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel 2025 Hong Kong aveva già segnato il suo anno più forte dal 2021, con 36,5 miliardi di dollari raccolti da 114 nuove quotazioni.
Il finale del 2026 e il 2027 si preannunciano altrettanto densi. DeepSeek ha affidato a Citic Securities il mandato per preparare una possibile IPO sullo STAR Market di Shanghai entro fine anno. Moonshot AI, il gruppo dietro il chatbot Kimi, si è nel frattempo rivalutata a 50 miliardi di dollari nell'ultimo round privato e punta a quotarsi a Hong Kong nel primo trimestre del 2027.