L'allarme lanciato dai top manager dei colossi statunitensi dell'AI sulla necessità di rallentare il ritmo di sviluppo del settore potrebbe sembrare una "dichiarazione razionale" incentrata sui rischi per la sicurezza globale dell'AI, ma in realtà è una "tattica da Guerra Fredda" che prende di mira la Cina.
È questa la tesi apparsa in un articolo pubblicato dal quotidiano cinese Global Times, di proprietà statale, domenica in risposta agli avvertimenti condivisi negli ultimi giorni dal ceo di Anthropic, Dario Amodei, che ha chiesto al settore di rallentare il ritmo di sviluppo dell'AI per evitare che sfugga al controllo umano.
Amodei ha invitato le aziende e il governo degli Stati Uniti a cooperare per rendere queste misure il più efficaci possibile. "Se attueremo bene queste misure, credo che rallenteranno il progresso della Cina abbastanza da ampliare significativamente il vantaggio dell'America nei prossimi 3-5 anni, ovvero la finestra temporale in cui l'IA diventerà geopoliticamente più importante", ha affermato il ceo di Antropic.
In una conversazione con Global Times, domenica scorsa, Xiang Ligang, analista nel settore tecnologico ed esperto di telecomunicazioni, ha osservato che le affermazioni di Amodei sono state guidate da interessi commerciali e preoccupazioni competitive, col rischio di trasformare la sicurezza dell'IA in una questione geopolitica a somma zero, anziché affrontare una sfida globale che richiede la cooperazione tra le principali potenze dell'IA.
Il saggio di Amodei ha ottenuto un rapido sostegno da parte del ceo di OpenAI, Sam Altman, e dal numero uno di xAI, Elon Musk, ma viene invece bollato dal Global Times come una trattazione "ipocrita e miope" il cui "vero obiettivo è tentare di frenare lo sviluppo dell'AI in Cina attraverso barriere tecnologiche e monopoli normativi, preservare l'egemonia monopolistica di Washington nelle tecnologie d'avanguardia ed escludere la Cina dal sistema globale di governance dell'AI".
Il tentativo di Amodei di discutere della sicurezza globale dell'AI "cercando al contempo di contenere la Cina non è stato solo una valutazione profondamente errata, ma anche un'illusione fondamentalmente irrealizzabile", secondo Global Times, che avverte anche come Pechino, essendo uno dei "fornitori più grandi e aperti dell'ecosistema globale dell'AI" ha "da tempo smesso di essere una variabile che può essere "esclusa".
Lo sviluppo dell'IA richiede una cooperazione globale, ma l'argomentazione di Amodei è di parte e contraddittoria, ha detto ancora Xiang, sottolineando che "da un lato, Amodei riconosce che gli sforzi globali per regolare il ritmo di sviluppo dell'IA richiederebbero in ultima analisi la cooperazione con la Cina; dall'altro, invoca restrizioni su chip, potenza di calcolo e modelli per rallentare lo sviluppo dell'IA in Cina, cercando esplicitamente al contempo di ampliare il vantaggio tecnologico degli Stati Uniti rispetto alla Cina".
Commentando la serie di misure restrittive proposte da Amodei, Liu Shaoshan, direttore di Embodied AI (IA incarnata) presso l'Istituto di Shenzhen per l'Intelligenza Artificiale e la Robotica per la Società, ha affermato che la questione è andata oltre la sicurezza dell'IA, in quanto inserisce la sicurezza dell'IA, la sicurezza nazionale, la competizione industriale e gli interessi commerciali all'interno dello stesso quadro.
Liu, che in passato ha lavorato con Amodei, ha dichiarato domenica al Global Times che, nel breve termine, le aziende tecnologiche hanno forti incentivi a descrivere l'IA come più potente, misteriosa e persino pericolosa di quanto non sia in realtà.
"Una volta che l'IA viene dipinta come una tecnologia che determinerà la competizione nazionale, la sicurezza nazionale e persino il futuro della civiltà, un'azienda di IA non viene più vista come una normale azienda tecnologica, ma come un'interfaccia strategica' o 'un'infrastruttura strategica'. Ciò aumenta direttamente la sua importanza a livello politico, innalza le barriere all'ingresso nel settore e ne fa lievitare la valutazione", ha osservato Liu.
Anche secondo Xiao Qian, vicedirettore dell'Istituto per la Governance Internazionale dell'IA dell'Università Tsinghua, le dichiarazioni di Amodei sulla Cina riflettono molteplici considerazioni, incluse quelle commerciali. Anthropic si trova ad affrontare la crescente concorrenza dei modelli open-source cinesi in rapida evoluzione, che stanno sfidando l'approccio dei modelli proprietari (closed-source) di frontiera rappresentato da Anthropic in termini di costi, prestazioni ed ecosistema globale degli sviluppatori
Interpellato sulle dichiarazioni dei leader di Anthropic, OpenAI e xAI, il ministero degli Esteri cinese ha esortato tutte le parti in gioco a "promuovere un approccio aperto, inclusivo e benevolo all'IA" e a evitare allarmismi. In un briefing con i giornalisti, il portavoce del ministero, Guo Jiakun, ha spiegato infatti che "fomentare varie minacce, impegnarsi in scontri e in una competizione sleale non farà altro che ostacolare il processo di governance globale dell'intelligenza artificiale e non è nell'interesse di nessuna parte".
Se da un lato la Cina invita a non fare allarmismo sui rischi legati all'AI, dall'altro emergono le preoccupazioni espresse per la prima volta dal ministero della Sicurezza dello Stato, la principale agenzia civile di intelligence, spionaggio e controspionaggio del Paese, circa le possibili implicazioni dell'AI per la sicurezza nazionale.
"Forze ostili e individui con secondi fini stanno abusando delle tecnologie di intelligenza artificiale generativa, come audio e video deepfake, testi e immagini generati dall'AI e eserciti di troll intelligenti, per fabbricare a basso costo e su vasta scala voci politiche, diffondere informazioni dannose e incitare sentimenti di divisione", ha dichiarato il ministro della sicurezza dello Stato, Chen Yixin, indicando che queste attività "costituiscono un attacco all'opinione pubblica e una guerra cognitiva contro la Cina". (riproduzione riservata)