MENU
Azienda Manifatturiero

Cala l'export di vino italiano in Cina, il Prosecco in controtendenza

Nei primi sei mesi di quest'anno la diminuzione è stata di oltre il 17%, mentre l'importazione di vini spumante è cresciuta di oltre il 10%. Alla base del fenomeno il divieto del vino nei rituali banchetti governativi o affiliati e le imperanti normative sulla tolleranza zero di alcol durante la guida con ritiro di patente e carcere. Il Prosecco vince per la bassa gradazione alcolica


31/08/2026 10:48

di Marco Leporati*

news

Nello scambio commerciale tra Unione Europea e Cina una delle voci che ha visto una diminuzione è quella che riguarda il vino. Nei primi sei mesi del 2026 l’importazione in Cina di vino europeo è diminuita del 16,6% a volume, secondo i dati della dogana cinese. A valore la diminuzione è stata del 7,9% pari a 215 milioni di euro. In questo contesto la categoria del vino sfuso in bag-box è diminuita di oltre il 50%.

In particolare per la Spagna vi è stata una diminuzione del 24,9% mentre per l’Italia si è fermata al 17,7% seguita dalla Francia al 14,3%.L’importazione di vini spumanti è cresciuta di oltre il 10%.

Sul podio trionfa, si fa per dire, l’Australia che, dopo la riappacificazione con la Cina sul fronte esportazioni, ha avuto una performance del 20% pari a 255 milioni di euro, superiore quindi al totale Europa ma, in termini di volumi è stato rilevato un calo del 11,6% riferito sempre al primo semestre del 2026.

Anche le importazioni in Cina di vino cileno sono cresciute del 6,90% a volume e di oltre il 5% a valore, influenzate sia dall'alta gradazione alcolica di quel prodotto grazie all’utilizzo dello zucchero, concesso dalla Cina in base a un accordo che vede uno dei suoi punti nodali nell’importazione in Cina del rame e di altre terre rare del Cile.

Le cause di questi decrementi sono molteplice e risalgono come un’onda lunga al periodo precedente la pandemia. In tempi recenti, nel 2025, il consumo totale di vino in Cina è diminuito del 13% secondo i dati dell’OIV (Organizzazione Internazionale del Vino).

Non è avvenuto un ribilanciamento con la produzione locale anche se la produzione vitivinicola cinese è marcatamente cresciuta sia in quantità ma soprattutto in qualità se rapportata al prezzo di vendita. Aree vocate alla coltivazione della vite, nello Yunnan le montagne del Shangri-La, l’Helan Mountains nella regione autonoma di Ningxia piuttosto che nelle province dello Shandong e Shaanxi, hanno dimostrato attraverso l’uso di macchinari italiani o europei e la supervisione di enologi europei di poter competere con un prodotto di qualità.

E’ comunque cambiato il modo di consumare il vino non solo perché i rituali banchetti governativi o affiliati sono stati vietati ma anche le imperanti normative sulla tolleranza zero di alcol durante la guida con ritiro di patente e carcere hanno contribuito al minor consumo di alcol e di vino in particolare. A questo proposito vale la pena di segnalarenche è stato istituito un servizio per coloro che sono in possesso e guidano la propria auto, di chiamare un autista a fine cena che arriva, munito di un mini motociclo che chiude e ritira nel bagagliaio dell’auto accompagnando poi la persona alla propria abitazione.

In una visione generale è il modello sociale inclusivo della convivialità che è in trasformazione in Cina e nel resto del mondo. In Italia, secondo il Ministero delle Politiche Agricole, al 31 luglio scorso vi erano in giacenza nelle cantine italiane 45,6 milioni di ettolitri pari a circa 6,5 miliardi di bottiglie. Sicuramente le esportazioni di vino sono calate ma il vino nella sua ontologia non è più un elemento quotidiano bensì è diventato accessorio ed in questa società globale ha pari validità in Cina o negli Stati Uniti.

Siamo ben lontani da quanto sosteneva lo scrittore francese Alexandre Dumas:”Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, la carne e i legumi non sono che la parte materiale”. Oggi con pranzi e cene fuori casa o con il servizio di delivery a casa propria il vino non viene più preso in considerazione.

Per l'Italia una parziale ancora di salvezza è rappresentata dal Prosecco nelle sue differenti tipologie di vino spumante o frizzante per il quale si prevede tra l’anno in corso ed il 2035 un tasso di crescita anuo (Cagr) del 10,1%.

La produzione italiana nel 2024 di Prosecco DOC, prevalentemente nelle zone vocate del Veneto e del Friuli Venezia Giulia è stata di 660 milioni di bottiglie di cui il 40% delle esportazioni ha avuto come destinazione gli Stati Uniti, a seguire l’Europa e l’Asia Pacifico con la Cina considerata come mercato in crescita.

A supporto del consumo di Prosecco anche in Cina non poteva mancare lo Spritz con l’ingrediente principale che è l’Aperol, marchio nato nel 1911 ed ora controllato da Campari.

Qual è il fattore di successo del Prosecco in Cina? In primo luogo, se si considera i maggiori consumatori sono i Millenial e la Gen Z che non amano le forti gradazioni alcoliche, il Prosecco con 11° - 12° è in linea con le loro aspettative di consumo consapevole tenendo presente anche la posizione dei vini dealcolati.

L’altra ragione è il modello sociale, non più tanto espressamente conviviale quanto quello dello stare insieme, considerando anche il prezzo delle bevande, in modo casual per creare un feeling collettivo da postare sui social.

Per il consumo di vino fermo con terroir e storia l’attenzione è verso momenti esperienziali, la serata particolare di degustazione o il turismo: il tutto condito dall’occasionalità alcune volte accompagnata da KOL o influencer.

Si deve tener conto che oggi in Cina il mercato del beverage è inondato da proposte a base di the, prodotti organici, fresh fruit, tutti a base di low sugar che condizionano la giornata del consumatore in nome dell’health center innovation. Il fenomeno vino deve tenere in considerazione per il futuro anche questa anomala forma di competizione. (ripoduzione riservata)

* corrispondente da Shanghai, dove vive e lavora da 30 anni


Chiudi finestra
Accedi