A dispetto di chi sostiene la crescente divaricazione fra i sistemi di Ai sviluppati da aziende americane e cinesi, i grandi gruppi mondiali dell'auto occidentali, da Tesla a Mercedes a Volkswagen stanno integrando sempre di più i loro modelli elettrici con applicazioni di AI cinesi. Per ora il fenomeno riguarda soprattutto le auto prodotte in Cina, ma ben presto la strategia potrebbe riguardare anche altre fabbriche degli stessi gruppi.
La Cina infatti è diventata uno dei laboratori nei quali vengono progettati il software, l’intelligenza artificiale e le architetture elettroniche delle vetture di nuova generazione. E per i grandi costruttori occidentali presenti nel aese, la capacità di integrare tecnologie sviluppate da aziende cinesi sta diventando un elemento centrale della strategia industriale.
L’esempio più recente arriva da Tesla. La casa americana ha integrato Doubao, il large language model sviluppato da ByteDance, nelle auto elettriche vendute nella Cina continentale. Il nuovo sistema vocale di bordo, attivabile dal volante, non si limita ai tradizionali comandi dell’infotainment: può conversare con gli occupanti, raccontare storie, comprendere dibattiti, assistere nell’apprendimento dell’inglese e persino interpretare personaggi. Sono disponibili inoltre diverse voci e modalità di funzionamento.
Il salto tecnologico è significativo. Grazie al modello di dialogo in tempo reale e a un sistema di interazione vocale end-to-end, l’obiettivo è superare la logica rigida del comando e della risposta per trasformare l’assistente dell’auto in un interlocutore più naturale e proattivo. È un cambiamento che racconta anche quanto rapidamente si stiano spostando i parametri della concorrenza sul mercato cinese: prestazioni, autonomia e prezzo restano importanti, ma non sono più sufficienti.
Mercedes-Benz aveva già ampliato nel settembre 2025 la collaborazione con ByteDance per portare Doubao sulle proprie vetture elettriche, segnale di come anche un marchio premium europeo consideri ormai l’AI cinese una componente utile per adattare l’esperienza digitale alle aspettative dei consumatori locali.
Il fenomeno va però oltre l’adozione di un singolo modello linguistico. Volkswagen rappresenta probabilmente il caso più evidente di una trasformazione industriale più profonda. A Hefei, Volkswagen Anhui ha appena superato la soglia dei 100 mila veicoli elettrici intelligenti prodotti. La joint venture è la prima del gruppo tedesco in Cina dedicata contemporaneamente alla ricerca e sviluppo e alla produzione di veicoli a nuova energia.
La centomillesima vettura è una ID. UNYX 08, primo modello sviluppato congiuntamente da Volkswagen e XPeng e prodotto in serie da marzo. Integra tecnologie localizzate, tra cui la ricarica ultraveloce a 800 volt e sistemi avanzati di assistenza alla guida di livello L2. Ma il dato forse più importante si trova sotto la carrozzeria: Volkswagen Group China Technology Company, CARIAD China e XPeng hanno sviluppato insieme la nuova China Electronic Architecture, completandola in appena 18 mesi dal concept alla produzione, il ciclo di sviluppo più rapido mai registrato dal gruppo per una nuova architettura elettrica ed elettronica.
È qui che emerge il cambio di paradigma. I costruttori globali non stanno più semplicemente utilizzando la Cina come base produttiva o adattando modelli progettati in Europa e negli Stati Uniti alle esigenze del mercato locale. Tecnologie e competenze dei partner cinesi entrano direttamente nei loro sistemi di ricerca e sviluppo.
La ragione è soprattutto competitiva. Nel mercato cinese dei New Energy Vehicles la battaglia si è estesa dalle specifiche tecniche e dai listini al software, alla guida intelligente, alle architetture elettroniche e alla gestione della catena di fornitura. In questo scenario, affidarsi esclusivamente ai cicli di sviluppo delle sedi occidentali rischia di significare arrivare tardi rispetto a concorrenti locali capaci di aggiornare rapidamente piattaforme e servizi digitali.
I numeri spiegano la posta in gioco. Nel primo semestre del 2026 la Cina ha prodotto oltre 7,43 milioni di veicoli a nuova energia e ne ha venduti più di 7,44 milioni, rispettivamente il 6,7% e il 7,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le esportazioni hanno superato 2,35 milioni di unità, con un balzo del 120%. Volkswagen, da parte sua, prevede di accelerare ulteriormente: oltre 20 nuovi modelli NEV dei suoi diversi marchi sono destinati ad arrivare sul mercato cinese nel corso del 2026.
Il risultato è un ribaltamento della tradizionale divisione dei ruoli. Per decenni i costruttori occidentali hanno portato in Cina tecnologia, piattaforme e know-how, utilizzando le joint venture locali soprattutto per produrre e vendere. Oggi il flusso tecnologico è sempre più bidirezionale. Tesla e Mercedes adottano un modello linguistico di ByteDance; Volkswagen sviluppa insieme a XPeng componenti fondamentali dell’architettura digitale delle proprie vetture.
La sfida, quindi, non riguarda soltanto chi venderà più auto elettriche in Cina. Riguarda dove verranno sviluppate le tecnologie che definiranno l’automobile del futuro. E la risposta che emerge dalle strategie dei grandi gruppi occidentali è sempre più chiara: una parte crescente di quell’innovazione nascerà in Cina. (ripoduzione riservata)