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La Cina in passerella a Milano con creatività e nuove strategie

Dal distretto di Futian, 2600 aziende e 74 miliardi di fatturato, sono arrivati tre brand che hanno proposto altrettante interpretazioni differenti del rapporto tra tradizione e contemporaneità. Il distretto concorrente di Keqiao ha puntato, invece, sulla creatività cinese contemporanea presentando quattro giovani designer


24/09/2026 14:51

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

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La passerella di Yiner alla Milano Fashion Week

La Cina si è presentata alla Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027, in corso fino al 28 settembre, con una presenza articolata, ricca sfilate, esposizioni e iniziative di promozione internazionale. L’obiettivo è valorizzare un sistema moda sempre più interessato a costruire un’identità riconoscibile sui mercati occidentali, superando l’immagine tradizionale di semplice piattaforma produttiva.

Uno degli appuntamenti più significativi si è svolto il 22 alla Rotonda della Besana, dove lo Shenzhen Futian Fashion Event, il principale distretto produttivo del paese, ha portato in passerella tre marchi : Laurèl, Idpan e Yiner. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana e con il sostegno del governo locale di Futian, ha rappresentato un’occasione di incontro tra l’industria tessile cinese e il sistema italiano della moda.

 

A distinguere le tre collezioni sono state interpretazioni differenti del rapporto tra tradizione e contemporaneità. Laurèl, marchio nato in Germania nel 1978 e oggi controllato dal gruppo cinese Ellassay, ha presentato la collezione Atelier, intitolata Layers of Time, caratterizzata da costruzioni sartoriali, riferimenti al Bauhaus e materiali naturali. Idpan, appartenente al gruppo Shenzhen MyStyle, ha invece puntato sul dialogo tra artigianalità e produzione tecnologicamente avanzata, attraverso silhouette fluide, drappeggi e tonalità neutre. Yiner, fondato nel 1996 e parte dello Yinger Fashion Group, ha proposto una ricerca sulle forme della natura, tradotta in tagli tridimensionali, asimmetrie e tessuti leggeri.

 

Dietro le collezioni e emersa una precisa strategia industriale. Futian, che ha sede nella provincia del Guangdong, rappresenta uno dei poli della moda cinese. Secondo i dati diffusi in occasione dell’evento milanese, il comparto locale comprende circa 2.600 aziende, impiega 400mila professionisti e genera ricavi complessivi per 566,3 miliardi di renminbi, equivalenti a circa 74 miliardi di euro. Numeri che spiegano l’interesse delle istituzioni cinesi per Milano, considerata una piattaforma privilegiata per sviluppare relazioni commerciali, visibilità e collaborazioni internazionali.

 

La presenza cinese non si è esaurita tuttavia nelle sfilate. Nel calendario della Fashion Week l’iniziativa Keqiao, il 23 settembre, dedicata alle collezioni di quattro designer, Gu Yuandai, Liu Hongchao, Sancailiyi e Sayaanno, è stata l'occasione per tastare la creatività cinese contemporanea. Parallelamente, dal 24 al 27 settembre, Keqiao, un distretto della città-prefettura di Shaoxing, nella provincia dello Zhejiang, sulla costa orientale della Cina, cura uno showroom speciale dedicato alla presentazione commerciale e alla promozione di 15 designer contemporary selezionati per favorire il loro dialogo con i buyer internazionali.

Un altro tassello è rappresentato da Xiaohongshu, piattaforma digitale cinese dedicata al lifestyle e alla scoperta di prodotti e tendenze. Dal 23 al 27 settembre, negli spazi di 10 Corso Como, il progetto espositivo The East esplora l’estetica orientale contemporanea attraverso una selezione curata insieme ai fashion buyer della piattaforma. L’iniziativa, aperta gratuitamente al pubblico, testimonia come la presenza cinese a Milano coinvolga non soltanto gli stilisti, ma anche gli operatori digitali che contribuiscono alla diffusione delle tendenze e alla relazione tra marchi e consumatori.

 

Il dialogo culturale trova ulteriore espressione nella mostra In the Fold: Chinese Fashion in the Making, inaugurata il 23 settembre alla presenza di rappresentanti del Beijing Institute of Fashion Technology e della Camera Nazionale della Moda Italiana. L’esposizione si inserisce in un percorso di valorizzazione del design cinese e delle nuove generazioni di creativi, favorendo il confronto con il sistema europeo.

 

Per i brand cinesi, Milano rappresenta dunque molto più di una vetrina. È un luogo nel quale misurarsi con buyer, stampa internazionale e operatori del lusso, ma anche un’opportunità per affermare una narrazione autonoma del Made in China. Una narrazione nella quale capacità manifatturiera, patrimonio culturale e sperimentazione stilistica diventano strumenti di posizionamento globale.

La sfida, ora, è trasformare la visibilità in una presenza commerciale duratura, costruendo riconoscibilità e fiducia presso il pubblico europeo. In un settore del lusso attraversato da nuove incertezze, la moda cinese cerca così di conquistare spazio non soltanto come mercato di consumo, ma come protagonista della creatività internazionale.(riproduzione riservata)


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