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Bruxelles lancia in resta contro le piattaforme cinesi di e-commerce

La Commissione europea ha messo sotto inchiesta due big del Dragone, JD.com e Temu. La prima ha acquisito un anno Ceconomy un gruppo tedesco della logistica per 4 miliardi di dollari, forse grazie ad aiuti del governo cinese. Temu avrebbe violato le normative di sicurezza sui prodotti esportati in Europa


28/05/2026 16:00

di Franco Canevesio - Class Editori

settimanale
Sandy Xu Ran, ceo di JD.com

Doppio colpo dell'Europa contro i giganti cinesi dell'e-commerce. La lente della Commissione ha messo sotto osservazione, e prevedibilmente sanzione, quasi contemporaneamente Jd.com e Temu, la piattaforma di fast fashion e mille altri oggetti a bassa prezzo.

Jd.com, con sede nelle Isole Cayman, quotata al Nasdaq e alla Borsa di Hong Kong, a capo di un gruppo che opera nel settore della vendita al dettaglio e di un marketplace di e-commerce, è sotto inchiesta per l'acquisizione da 4 miliardi di dollari, annunciata un anno fa, di Ceconomy, azienda tedesca leader in Europa nel settore dell'elettronica di consumo, società madre di Media Markt guidata dalla famiglia Kellerhals, che in Italia controlla Mediaworld.

Ora la Commissione europea mette tutto in standby, perché ha avviato un'indagine approfondita sulla possibilità che Jd.com abbia ricevuto sovvenzioni estere tali da distorcere il mercato interno dell'Ue. Tra queste figurano finanziamenti preferenziali, incentivi fiscali e sovvenzioni erogate da entità potenzialmente riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese.

In particolare, la Commissione teme che i sussidi esteri abbiano permesso a Jd.com di offrire condizioni che potrebbero aver distorto il processo negoziale relativo all'acquisizione di Ceconomy e che l'operazione potrebbe consentire all'entità risultante dalla fusione di adottare strategie di investimento e commerciali che potrebbero avere un impatto sulle condizioni di concorrenza nel mercato interno dell'Ue.

Nel corso dell'indagine, la Commissione valuterà se i potenziali sussidi esteri ricevuti da Jd abbiano distorto l'esito del processo di acquisizione, in particolare consentendo alla società di offrire un prezzo elevato e di supportare le attività economiche e il piano di crescita di Ceconomy attraverso le proprie capacità tecnologiche e logistiche, nonché se tali potenziali sussidi esteri possano migliorare la posizione competitiva dell'entità risultante dalla fusione e comportare un impatto negativo sul mercato interno, in relazione alle sue attività successive all'operazione.

Il Regolamento sulle sovvenzioni estere è entrato in vigore il 13 luglio 2023: consente alla Commissione di affrontare le distorsioni causate dalle sovvenzioni estere, garantendo così parità di condizioni per tutte le imprese che operano nel mercato interno, pur mantenendo l'apertura al commercio e agli investimenti. La Commissione ricorda che, secondo il Regolamento sui servizi finanziari (FSR), le imprese devono notificare le concentrazioni alla Commissione quando almeno una delle imprese coinvolte nella fusione, l'impresa acquisita o la joint venture ha sede nell'UE e genera un fatturato nell'UE di almeno 500 milioni di euro, e quando le parti hanno ricevuto contributi finanziari esteri complessivi da paesi terzi per un totale di almeno 50 milioni di euro nei tre anni precedenti la concentrazione.

L'operazione era stata annunciata col lancio di un'offerta pubblica di acquisto volontaria in contanti da parte di JD.com "su tutte le azioni di Ceconomy a un prezzo di offerta di 4,60 euro per azione valutando la società a 4 miliardi di euro". L'offerta rappresenta un premio del 43% rispetto al prezzo medio delle azioni ponderato per il volume a tre mesi e un premio del 23% rispetto al prezzo delle azioni non interessate al 23 luglio 2025. 

 

Sul fronte Temu, le posizione sono più definite. La Commissione europea ha inflitto al gigante cinese di ultra fast fashion una multa da 200 milioni di euro per violazione del Dsa-Digital services act, accusando la piattaforma di non aver valutato adeguatamente i rischi legati ai prodotti venduti online e di aver esposto i consumatori europei a un’elevata probabilità di acquistare articoli illegali o non conformi agli standard di sicurezza comunitari.

La decisione, annunciata oggi a Bruxelles, rappresenta uno dei più severi interventi adottati finora dall’Unione europea nei confronti di una piattaforma digitale extraeuropea e segna un ulteriore irrigidimento nei rapporti commerciali con Pechino. Secondo l’esecutivo comunitario, Temu avrebbe basato i propri controlli interni su linee guida troppo generiche, senza sviluppare sistemi di verifica adeguati rispetto alla natura e alla tipologia dei prodotti commercializzati. Nel mirino anche le strategie di marketing e promozione della piattaforma, considerate capaci di amplificare la diffusione di articoli non conformi.

I risultati dell’indagine europea sono particolarmente critici. Bruxelles riferisce che una quota significativa dei caricabatterie analizzati non ha superato i test minimi di sicurezza, mentre molti giocattoli destinati ai bambini presentavano rischi medio-alti, tra sostanze chimiche oltre i limiti consentiti e componenti staccabili potenzialmente pericolosi. Temu avrà ora tempo fino al 28 agosto per presentare un piano correttivo dettagliato. Una volta approvato dalla Commissione, la società dovrà implementarlo entro tempi definiti. In caso contrario, scatteranno ulteriori sanzioni periodiche.

L’intervento europeo arriva in un momento di crescente pressione politica sulle piattaforme cinesi dell’e-commerce low cost. Negli ultimi mesi diverse associazioni dei consumatori europee avevano denunciato la presenza online di prodotti contraffatti, non certificati o potenzialmente pericolosi. Oltre a Temu, nel dibattito europeo sono finite anche Shein e AliExpress. (riproduzione riservata)


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