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Nell'anno del Cavallo è boom in Cina anche per l'equitazione

Si moltiplicano le opportunità di collaborazione, sul piano commerciale e sportivo, a livello bilaterale, ma sarebbe opportuno arrivare al più presto alla firma di protocollo veterinario operativo che avrebbe effetti non solo sugli allevatori di cavalli sportivi, ma riguarderebbe un intero ecosistema. Ecco la radiografia del settore


08/01/2026 10:40

di Carlo D'Andrea*

settimanale
Carlo Diego D'Andrea

Negli ultimi anni la Cina ha registrato una crescita significativa in numerosi settori, dalle nuove tecnologie allo sport. In questo contesto, l’equitazione ha conosciuto una progressiva affermazione: nell’arco dell’ultimo decennio gli sport equestri sono passati da ambito di nicchia a comparto emergente dell’economia del tempo libero.

Secondo la China Equestrian Association, il valore complessivo dell’industria equestre è passato da circa RMB 90,9 miliardi (circa 11,05 miliardi di euro) nel 2016 a RMB 138,3 miliardi (circa 17,5 miliardi di euro) nel 2019, con il solo comparto della formazione che ha raggiunto RMB 13,83 miliardi (circa 1,7 miliardi di euro).

Nello stesso periodo, il numero dei club equestri registrati è salito a 2.160, con circa 420.000 praticanti, mentre il mercato dell’attrezzatura equestre è stato stimato in 234 milioni di dollari (circa 200 milioni di euro) nel 2024, con una crescita media annua del 5,7%. Tali numeri confermano come la base dei cavalieri sia ormai ben oltre la “nicchia” e stia alimentando una domanda crescente di strutture, cavalli di razza, istruttori, know-how e servizi specializzati.

Un passaggio chiave di questa trasformazione è stato il debutto della squadra nazionale cinese di equitazione alle Olimpiadi di Tokyo, che ha dato visibilità internazionale agli investimenti compiuti in infrastrutture e preparazione tecnica. Parallelamente, grandi città come Pechino, Shanghai o Wuxi hanno visto proliferare club privati e scuole equestri, spesso in collaborazione con istruttori stranieri, facendo dell’equitazione una delle attività sportive emergenti.

Shanghai nel maggio 2025 ha ospitato nuovamente uno degli eventi più prestigiosi del calendario internazionale: il Longines Global Champions Tour. Questo evento ha avuto un forte valore simbolico, collocando la Cina tra i nuovi poli dello sport equestre e, al contempo, mettendo in luce la necessità di rafforzare i rapporti tra i diversi Paesi e gli operatori. Tra i cavalieri internazionali che hanno gareggiato in Cina spicca l’italiano Alberto Zorzi, specialista del salto ad ostacoli, il quale ha dichiarato di essere stato sia a Pechino che a Chengdu per eventi relativi all’equitazione.

Un’ulteriore conferma della crescita di tale settore nel mercato cinese è arrivata con i XV Giochi Nazionali cinesi, il più importante evento sportivo multi-disciplinare del Paese. In questa cornice, le competizioni equestri si sono svolte a Shenzhen, nella provincia del Guangdong, dal 10 al 19 novembre, riunendo 16 squadre provenienti da tutta la Cina. L’organizzazione tecnica, la qualità delle strutture e la sentita partecipazione di un’ampia audience hanno mostrato come gli sport equestri stiano acquisendo un ruolo sempre più centrale all’interno del panorama sportivo cinese.

In parallelo, anche il calendario istituzionale internazionale conferma il crescente peso della Cina: il 1° dicembre 2026 si terrà a Wuxi nella provincia dello Jiangsu presso l‘Heilan International Equestrian Club - Pegasus Watertown, la Global Assembly della International Federation for Equestrian Sports (FEI), che per la prima volta avrà luogo in Cina continentale e riunirà nel Paese i principali decisori globali del settore, offrendo un’ulteriore piattaforma di visibilità e relazione anche per i partner stranieri interessati a questo mercato, tra cui l'Italia, conosciuta per il suo patrimonio equestre consolidato.

In Italia, considerando attività sportive, allevamento, turismo, formazione e servizi collegati, la filiera legata all'equitazione vale circa 3 miliardi di euro, sostiene oltre 100.000 posti di lavoro, con milioni di praticanti e migliaia di strutture disseminate sul territorio.

La cultura equestre italiana è profondamente radicata, dalle corse storiche come il Piazza di Siena ai grandi campioni olimpici – come Raimondo e Piero D’Inzeo – fino a una tradizione di allevamento del Sella Italiano che ha portato alla selezione di razze apprezzate in ambito sportivo e non solo.

Marco Porro, Commissario Tecnico della Nazionale italiana di salto ad ostacoli, ha evidenziato – in un’intervista all’emittente televisiva cinese CGTN – un avanzamento dal punto di vista tecnico dei cavalieri cinesi, dichiarando di aver notato un numero crescente di cavalieri cinesi con evidenti miglioramenti e partecipazione a tutti i grandi circuiti. Questo conferma come la crescita del livello agonistico cinese stia creando spazi per scambi tecnici e formativi con l’Italia.

In un’intervista rilasciata alla medesima emittente televisiva, peraltro, il Presidente della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), Marco Di Paola, ha sottolineato che la lunga esperienza dell’Italia nell’educazione equestre può avere un ruolo centrale nella collaborazione con la Cina. Secondo Di Paola, l’Italia è leader nell’insegnamento degli sport equestri e vorrebbe lavorare con la controparte cinese per aiutare gli istruttori locali a comprendere e fare propri gli insegnamenti del cavaliere Federico Caprilli, ideatore del Sistema Naturale di Equitazione, così da trasmetterli ai propri allievi.

Questo patrimonio tecnico e culturale rappresenta un ulteriore elemento distintivo dell’offerta italiana nel dialogo con il mondo equestre cinese. Di Paola ha altresì evidenziato come lo sport equestre sia diventato sempre più globalizzato, ricordando che anche i cavalli viaggiano in aereo e che sono già diversi i cavalieri italiani che si recano in Cina per gareggiare: un flusso di persone e cavalli che rappresenta una base concreta su cui costruire la futura cooperazione.

A questo si aggiunge un elemento di valore simbolico e normativo: l’Italia è il primo e finora unico Paese al mondo ad aver riconosciuto il cavallo come atleta all’interno del proprio ordinamento, rafforzando ulteriormente l’attenzione al benessere animale e alla professionalità delle pratiche sportive. Questo status contribuisce a differenziare il modello italiano e può diventare un argomento qualificante nel dialogo con partner e istituzioni cinesi interessati a standard elevati di tutela e gestione del cavallo sportivo.

L’Italia è altresì riconosciuta a livello internazionale per la qualità della propria selleria, dei propri veterinari, dei propri maniscalchi, ma anche per l’abbigliamento tecnico come il famoso marchio Cavalleria Toscana di fama globale, dove artigianalità, design e innovazione si intrecciano con la più ampia vocazione del Paese per la moda e il lusso. Questo ecosistema sostiene un’ampia gamma di imprese: dalle aziende che producono selle e finimenti fino alle realtà che operano nel turismo a cavallo, nella veterinaria specializzata e nella logistica per competizioni ed eventi.

Nonostante questi diversi punti di forza, la presenza italiana nel mercato equestre cinese resta ancora limitata. Altri Paesi europei come la Germania, la Francia e i Paesi Bassi, hanno già costruito relazioni strutturate con la Cina, anche grazie ad accordi specifici che facilitano l’esportazione di cavalli e la partecipazione di professionisti a progetti di lungo periodo.

Per l’Italia, il principale ostacolo non è la mancanza di competenze o di prodotti competitivi, ma la mancanza di un quadro regolatorio specifico sul fronte sanitario e doganale. L’assenza di protocolli specifici, infatti, rende i processi di movimentazione dei cavalli dall’Italia alla Cina più lunghi e onerosi: fino a sei mesi di attesa rispetto a massimo 30 giorni per i Paesi già menzionati, in possesso di protocolli.

In tal modo viene ridotta drasticamente la competitività degli allevatori italiani, la possibilità di strutturare flussi stabili di esportazione e di creare solide collaborazioni nel mercato cinese. Questo limita l’accesso a un mercato in cui la domanda di cavalli da sport e di expertise internazionale è in forte crescita, soprattutto se la base dei praticanti continuerà ad aumentare oltre le attuali centinaia di migliaia di cavalieri ed amazzoni.

In questo scenario si collocano alcune iniziative che rappresentano i primi tasselli di una cooperazione che si sta strutturando tra Italia e Cina nel settore equestre. La firma del Memorandum of Understanding tra la FISE e la Jiangsu Equestrian Association (JEA) – una delle principali associazioni equestri cinesi – della scorsa estate, punta a favorire scambi su formazione tecnica, opportunità per gli allevatori e progetti congiunti, creando anche canali di dialogo istituzionale utili per le imprese, perché aiutano ad aprire la strada a programmi di scambio di atleti, veterinari, stage e collaborazioni stabili tra club e centri federali.

Adolfo Rebughini, direttore generale di Veronafiere Spa – organizzatrice di Fieracavalli, una delle fiere equestri più importanti in Europa e la più grande in Italia – ha definito tale intesa come un primo passo verso qualcosa di più tangibile, sottolineando come l’equitazione sia una passione molto importante per il popolo cinese, ma anche un settore vitale per l’economia italiana.

Dopo la firma del Memorandum, l’obiettivo principale che entrambi i Paesi dovrebbero porsi è quello della conclusione di un protocollo veterinario bilaterale dedicato al settore equestre tra il Ministero della Salute italiano e l’Amministrazione Generale delle Dogane della Repubblica Popolare Cinese (GACC), che definisca in modo chiaro requisiti sanitari, modalità di quarantena – semplificate, ove possibile – e procedure autorizzative sostenibili per i cavalli vivi italiani destinati allo sport e all’allevamento.

Questo protocollo favorirebbe un quadro regolatorio che renda stabile e sostenibile lo scambio di cavalli vivi e competenze tra Italia e Cina. A tal riguardo, dietro la spinta di numerose imprese ed associazioni italiane, un progetto di protocollo è stato già predisposto in ambito italiano e trasmesso alle autorità cinesi competenti lo scorso novembre.

La fase attuale in cui ci troviamo è, quindi, quella del confronto tecnico-diplomatico, in cui l’Ambasciata d’Italia in Cina – guidata dall’Ambasciatore Massimo Ambrosetti – svolge un ruolo centrale di interlocuzione con il GACC, per arrivare, auspicabilmente in tempi ragionevoli, alla firma del testo. 

Un protocollo veterinario operativo non avrebbe effetti solo sugli allevatori di cavalli sportivi, ma riguarderebbe un intero ecosistema: dalle manifestazioni fieristiche come Fieracavalli Verona agli organizzatori di eventi internazionali, dalle strutture del Centro Equestre Federale alle realtà affiliate alla FISE, fino alle associazioni di categoria del comparto agricolo e zootecnico come l'Associazione Nazionale Allevatori Cavallo da Sella Italiano (Anacsi) permettendo di trasformare prospettive oggi potenziali in progetti continuativi e più competitivi sui mercati internazionali offrendo al Made in Italy una vetrina di eccezionale visibilità.

Su un piano più strettamente istituzionale, la visita ufficiale in Cina del Ministro della Salute italiano, Orazio Schillaci, nel mese di novembre 2025 ha rappresentato un’occasione di primo confronto con le autorità cinesi competenti in materia sanitaria e veterinaria, ritenendo che questo possa contribuire a creare un clima più favorevole all’avvio di negoziati tecnici.

La continuità dell’impegno politico, diplomatico e tecnico – a partire dal seguito della missione del Ministro Schillaci – rappresenta un fattore fondamentale: senza un accordo veterinario operativo, il potenziale dell’eccellenza equestre italiana sul mercato cinese resterà inevitabilmente parziale. A questo percorso dovranno affiancarsi l’interesse concreto e il coinvolgimento attivo delle società, degli allevatori, degli atleti e delle diverse associazioni italiane del comparto equestre, chiamati a fare sistema per trasformare l’apertura istituzionale in nuove opportunità di sviluppo, scambio e valorizzazione dell’intera filiera nazionale. 

Non è privo di significato, in questo contesto, che il 2026 segni l’ingresso nell’Anno del Cavallo secondo il calendario cinese: un elemento di buon auspicio per l’avvio di una collaborazione strutturata e duratura, auspicabilmente sancita dalla firma del protocollo bilaterale

*vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, managing partner di D’Andrea & Partners Legal Counsel


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