Il ritorno dei turisti cinesi in Italia passa sempre più dagli aeroporti e in particolare da Malpensa. Nel primo semestre 2026 il traffico sulle rotte con la Greater China dallo scalo lombardo è aumentato del 36%. SEA indica oltre 1,2 milioni di passeggeri annui, sette compagnie, undici destinazioni e soprattutto 60 voli settimanali, più delle frequenze pre-Covid, con il 2019 che ha segnato il record di arrivi, turistici e non, dalla Cina.
Dopo la ripresa dei flussi turistici dalla Cina in Italia registrata nel 2024 e l’accelerazione del 2025, il 2026 si sta caratterizzando per un forte aumento dell’offerta di collegamenti diretti tra Cina e Italia. Un’espansione che anticipa, almeno in parte, il pieno recupero dei flussi sui livelli del 2019 e potrebbe creare le condizioni per una nuova fase di crescita nel 2027.
Non esiste ancora un dato consolidato sugli arrivi cinesi in Italia nell’intero 2026, ma gli indicatori disponibili restano positivi. Secondo la European Travel Commission, nell’estate 2026 la Cina è il mercato extraeuropeo con la più elevata intenzione di viaggio verso il Vecchio Continente: il 63% dei cinesi intenzionati a effettuare un viaggio long-haul indica l’Europa tra le destinazioni considerate.
Il punto di partenza resta il forte recupero degli ultimi anni. Nel 2024, secondo ENIT su dati Banca d’Italia, i viaggiatori cinesi in Italia sono stati circa 176mila, +24,7% sul 2023, con 2,4 milioni di pernottamenti (+14,1%) e una spesa di 226,6 milioni di euro (+10,2%). Nei primi cinque mesi del 2025 gli arrivi aeroportuali dalla Cina hanno poi superato quota 94.700, +8,3%, mentre per il periodo maggio-ottobre ENIT e ForwardKeys avevano stimato quasi 188mila arrivi turistici aeroportuali, +26,9% sull’anno precedente.
Quello che sta cambiando rapidamente negli ultimi due anni è soprattutto l’offerta aerea. Non solo Milano Malpensa è diventata uno dei principali gateway europei verso il mercato cinese, ma da giugno Air China ha aggiunto un altro tassello inaugurando il collegamento giornaliero Malpensa-Pechino Daxing. La compagnia collega così Milano con quattro destinazioni cinesi: Pechino Capital, Pechino Daxing, Shanghai e Chengdu, tutte con voli giornalieri.
Il dato è significativo perché mostra come la crescita non riguardi più soltanto le due tradizionali porte d’ingresso di Pechino e Shanghai. L'ampliamento del network verso grandi aree metropolitane dell’interno della Cina aumenta il bacino potenziale di viaggiatori raggiungibili con collegamenti diretti.
Lo stesso fenomeno si osserva a Venezia. Il diretto Venezia-Shanghai di China Eastern, inaugurato il 26 settembre 2024 con tre frequenze settimanali, ha dato rapidamente segnali di tenuta della domanda: nei primi tre mesi di attività ha trasportato oltre 10mila passeggeri con un load factor dell’82%, superiore alla media secondo i dati SAVE.
Il risultato ha accompagnato l’aumento della capacità. Da giugno 2025 China Eastern ha portato il Venezia-Shanghai da tre a quattro frequenze settimanali. E quest'anno Venezia ha compiuto un ulteriore salto aggiungendo anche il collegamento diretto con Pechino operato da Air China.
La combinazione tra aumento delle frequenze e coefficienti di riempimento elevati è probabilmente uno degli indicatori più interessanti per valutare le prospettive del mercato. Significa che una parte della nuova capacità non è semplicemente offerta dalle compagnie in previsione di una domanda futura, ma trova già un livello significativo di assorbimento.
E' proprio il confronto tra traffico aereo e flussi turistici a suggerire la fase che si sta aprendo. La connettività Italia-Cina sta recuperando più rapidamente del numero di turisti cinesi, che a livello europeo rimane ancora lontano dai volumi precedenti alla pandemia.
La capacità aerea, dunque, sembra in qualche misura anticipare la domanda. Per compagnie e aeroporti la scommessa è che il ritorno del turismo outbound cinese continui e che la maggiore disponibilità di voli diretti contribuisca a sua volta a stimolare nuovi viaggi.
C’è anche un effetto sulla geografia della domanda. Il modello tradizionale del turista cinese — ingresso da Roma o Milano e circuito tra le principali città d’arte — potrebbe progressivamente lasciare spazio a itinerari più articolati.
Secondo ENIT, già nel 2024 il 70% dei vacanzieri cinesi sceglieva le città d’arte, che concentravano circa l’81% della loro spesa in Italia. Ma tra le destinazioni richieste compaiono ormai anche Torino, Cinque Terre, Cortina, Bologna, Napoli, Puglia, Sicilia e Dolomiti, accanto a Milano, Venezia, Firenze e Roma. (ENIT)
L’aumento dei collegamenti diretti sul Nord Italia può accelerare questa trasformazione, favorendo Veneto, Lombardia e arco alpino e intercettando una clientela interessata non soltanto alla cultura, ma anche a shopping, luxury, enogastronomia, sport e wellness.
Il valore economico del fenomeno potrebbe essere rilevante. A Malpensa, per esempio, le vendite del comparto luxury del Terminal 1 sono cresciute del 32,9% nel 2025, trainate in larga misura dalla clientela extraeuropea.
La sfida per il turismo italiano diventa quindi trasformare la nuova capacità aerea in pernottamenti e spesa sul territorio. Il 2026 potrebbe rappresentare l’anno di passaggio dalla semplice ricostruzione dei flussi post-Covid a una nuova fase del mercato cinese, sostenuta da una rete di voli più capillare e da una domanda progressivamente meno concentrata sui tradizionali tour di gruppo. (riproduzione riservata)