Ye Yongxu, presidente dell'Associazione di Promozione Congiunta per l'Italia e la Cina che mette in contatto amministrazioni locali, associazioni di categoria, camere di commercio e imprese dei due Paesi, ha avanzato "tre proposte concrete" per lo sviluppo della zes unica del Mezzogiorno italiano, intervenendo alla seconda giornata del Forum internazionale Italia-Cina 2026.
«Primo: istituire un punto informativo in lingua cinese sulla zes unica», ha proposto, «oggi il materiale esiste, ma è soltanto in italiano ed è scritto in linguaggio amministrativo. Tradurlo bene e spiegarlo con chiarezza richiede risorse contenute e può avere un grande impatto».
«Secondo, organizzare nel 2027 una missione di amministrazioni locali e imprese cinesi nel Mezzogiorno. Non una visita di cortesia, ma un programma di incontri operativi, costruito attorno a filiere specifiche, con le imprese e con gli uffici competenti per l'autorizzazione unica. La nostra associazione è disponibile a occuparsi dell'organizzazione sul versante cinese», ha continuato.
«In terzo luogo occorre partire con un progetto pilota di formazione, con un'impresa reale, un numero definito di partecipanti e una scadenza precisa. Uno soltanto. Preferisco un progetto portato davvero a termine alla firma di dieci accordi. È il metodo che ho ripetuto in ogni città cinese durante quei dodici giorni: concentrarsi su una sola iniziativa, individuare un referente per ciascuna parte e fissare una scadenza. Se ci riusciremo, quando torneremo qui l'anno prossimo parleremo di risultati, non di intenzioni», ha aggiunto.
Lo stumento della zes unica per il Mezzogiorno, dal punto di vista di un investitore «merita attenzione perché offre un percorso amministrativo più chiaro e un quadro di misure più prevedibile. Ma per accompagnare i progetti dopo la firma serve ancora l'impegno congiunto di associazioni, camere di commercio e università».
«Il vero collo di bottiglia è però il capitale umano», ha avvertito il funzionario cinese, «gli investimenti industriali raramente falliscono per gli incentivi; più spesso si fermano per la mancanza delle persone giuste: tecnici capaci di avviare una linea produttiva, quadri intermedi in grado di conquistare la fiducia sia dei soci cinesi sia del personale italiano, persone capaci di comprendere un contratto alla luce di entrambe le culture, prima che diventi motivo di controversia», ha concluso.
Sul filo delle proposte concrete emerse nel dibattuto, Li Xiaoyong, ministro e vice capo missione dell'Ambasciata cinese a Roma, ha prefigurato un legame speciale tra la zes unica del Mezzogiorno e il Porto Franco dell'Isola di Hainan, la più grande zona franca di livello nazionale della Cina che ha avviato il 18 dicembre 2025 l'operatività doganale in tutta l'isola. «Offre agli investitori stranieri i dazi zero, aliquote ridotte e un sistema fiscale semplificato. Tra queste due realtà le dimensioni e fasi di sviluppo sono diverse, ma la filosofia di fondo è la stessa: aprire, semplificare, attrarre investimenti», ha detto Li.
«Un esempio concreto di questa cooperazione è il legame che si sta consolidando tra l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e il CBD di Sanya dell'isola di Hainan, area strategica di riferimento per l'attuazione delle politiche di apertura di alto livello del Porto Franco di Hainan e avamposto di risorse commerciali», ha proseguito Li, «le due parti, cogliendo l'occasione dell'istituzione del rapporto di partenariato, daranno vita a un meccanismo di comunicazione permanente, individueranno congiuntamente i punti di ingresso per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, sfrutteranno appieno i vantaggi delle politiche del porto franco, promuoveranno gli scambi nei settori interessati», ha concluso.
Anche per Ubaldo Livolsi, ceo di Livolsi & Partners, «la zes unica rappresenta una grande opportunità per riposizionare l'Italia nelle strategie degli investitori globali, a partire da quelli cinesi. Ma gli incentivi fiscali, da soli, non bastano: servono infrastrutture, certezza normativa, progetti industriali credibili e capitale umano qualificato», ha insistito il manager, «il Mezzogiorno deve diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo, capace di collegare finanza, imprese e università», ha aggiunto Livolsi, ricordando che con la manovra per il 2027 il governo italiano ha aumentato a oltre 3,6 miliardi di euro i fondi per attrarre capitali nella zes unica.
Dal canto suo Angelica Bianco, ceo di Bianco Consulting, ideatrice e organizzatrice del Forum Internazionale Italia-Cina 2026 sulla zes unica si è impegmata a dare continuità all'iniziativa. «Questo forum rappresenta un punto di partenza. Il nostro obiettivo è fare in modo che il futuro non si limiti a passare dall'Italia, ma scelga di investire qui», ha detto, sottolineando l'importanza di dare continuità al confronto istituzionale e imprenditoriale avviato. «Vogliamo trasformare il dialogo in progetti, investimenti e lavoro», ha aggiunto, nel giorno che ricorre il 56mo anniversario dell'instaurazioni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. (riproduzione riservata)