Il gruppo dell’auto cinese Chery accelera i piani di radicamento industriale in Europa e guarda a nuove partnership con costruttori europei già presenti sul territorio per ampliare la capacità produttiva nel continente. Lo scrive Reuters, che cita alcune dichiarazioni dei vertici del gruppo a margine di un evento a Parigi.
Secondo Lionel French Keogh, responsabile commerciale per la Francia, la casa automobilistica «sta cercando ulteriori capacità produttive in Europa», puntando in particolare a «sfruttare impianti esistenti piuttosto che costruire nuovi stabilimenti da zero». Una linea confermata anche dal presidente Yin Tongyue, che ha sottolineato come la priorità sia «stringere le giuste partnership locali», lasciando intendere sviluppi già nei prossimi mesi.
I manager del gruppo cinese non hanno indicato i nomi dei possibili partner né i Paesi coinvolti, ma hanno confermato che la Francia è tra le opzioni allo studio. In quel Paese la maggior parte della capacità produttiva è in mano a Stellantis e a Renault.
Chery, primo esportatore di auto dalla Cina, è già presente in Europa con una joint venture con Ebro nell’ex stabilimento Nissan di Barcellona, con l’obiettivo di arrivare a una produzione di 200 mila unità annue entro il 2029. Ma, secondo i dirigenti, questa capacità non sarà sufficiente a sostenere la crescita della domanda nel continente.
I numeri confermano il forte slancio: nel 2025 le vendite europee del gruppo sono salite a oltre 120 mila unità, quasi sei volte rispetto all’anno precedente. A livello globale, il costruttore ha raggiunto 2,8 milioni di veicoli venduti (+7%), con i mercati esteri che rappresentano ormai oltre il 47% del totale.
L’espansione industriale si accompagna anche a quella commerciale. Chery ha avviato il lancio dei marchi Omoda e Jaecoo in Francia, uno degli ultimi grandi mercati europei ancora da presidiare, e prevede nuovi modelli entro fine anno, inclusi veicoli elettrici compatti.
La mossa si inserisce in una strategia più ampia dei costruttori cinesi, che puntano a costruire una base produttiva significativa in Europa. Gruppi come Geely, Byd, la stessa Chery e Leapmotor (partner di Stellantis) puntano a superare il milione di auto prodotte localmente entro il 2028, con una pipeline di oltre una dozzina di impianti tra Unione Europea e Turchia.
La scelta di privilegiare accordi industriali con partner europei, sfruttando capacità produttiva inutilizzata, rappresenta una scorciatoia per accelerare i tempi e contenere gli investimenti ed è anche un modo per aggirare le barriere commerciali, con i dazi imposti dall’Ue alle auto elettriche in arrivo dalla Cina. (qui il testo dell'articolo pubblicato oggi su milanofinanza)