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Industria

Italia in pole position per la seconda fabbrica europea di Byd

Lo ha dichiarato Stella Li, executive vice president e responsabile delle attività internazionali del gruppo di Shenzhen, che ha annunciato anche l'arrivo nel 2027 della tecnologia fast charging per le batterie che consentirà una ricarica quasi completa in meno di 10 minuti


16/06/2026 11:58

di Anna Messia - Class Editori

settimanale
Stella Li, vicepresidente di Byd

C’è l’Italia tra i Paesi in short list cui il colosso cinese dell’auto Byd sta guardando per aprire un secondo stabilimento produttivo in Europa dopo quello in fase di avvio in Ungheria. A rivelarlo è Stella Li, executive vice president del gruppo e responsabile delle attività internazionali di Byd, che MF-Milano Finanza ha incontrato a Parigi in occasione del World Investment Forum, evento internazionale che Amundi (Crédit Agricole) organizza a inizio estate ogni anno nella capitale francese per discutere dei trend economici mondiali.

La manager annuncia l’intenzione di Byd di investire fortemente in ricerca e sviluppo per portare in Europa «automobili dotate di intelligenza a guida autonoma nel giro di un paio di anni» e promette che gli europei cambieranno presto il loro modo di guardare alle auto elettriche dopo l’arrivo delle colonnine di ricarica flash che Byd installerà. Saranno veloci come una pompa di benzina, spiega, e «renderanno gli europei liberi di viaggiare con fiducia con questi mezzi».

«Nessuna discussione» aperta sul marchio Maserati, continua, mentre per quanto riguarda la decisione del Pentagono di inserire Byd nell’elenco delle società militari cinesi escludendole dagli appalti della difesa statunitense, annuncia ricorso parlando di «una decisione che non ha alcun fondamento, perché Byd è un’azienda totalmente privata».

Domanda. Nella ricerca di stabilimenti produttivi in Europa che cosa vi sta guidando nella scelta?

Risposta. La nostra prima fabbrica europea in Ungheria è in fase di avvio per la produzione locale. Ora siamo fortemente impegnati nella ricerca di un secondo stabilimento, interessati in particolare a siti già esistenti molto grandi, preferibilmente nel Sud Europa, e tra i Paesi in short list c’è l’Italia.

D. Nei primi quattro mesi dell’anno avete raggiunto una quota del mercato della Ue dell’1,9% dallo 0,8% dello stesso periodo 2025. Come immaginate il vostro sviluppo in Europa?

R. L’Europa ha bisogno di una crescita più profonda, con più centri di intelligenza artificiale. Porteremo tecnologie avanzate. Dobbiamo investire in R&D per guida autonoma e intelligente in Italia, Germania, Francia, Uk e Spagna. Stiamo guardando a questi Paesi per sostenere da qui le tecnologie del futuro. Vogliamo che gli europei riconoscano il brand Byd e la sua tecnologia, con 120 mila ingegneri pronti a creare auto che li rendano felici, con 52 brevetti al giorno. Numeri sorprendenti. La prima grande innovazione sarà il flash charging su cui investiremo 2 miliardi di euro e sarà una vera e propria rivoluzione perché cambierà in modo in cui gli europei guardano oggi alle auto elettriche.

D. Quando saranno disponibili le colonnine che consentono di ricaricare rapidamente le auto?

R. L’orizzonte è di dodici mesi, saranno pronte alla fine del terzo trimestre dell’anno prossimo. Sarà un network forte e diffuso e sarà disruptive per il mercato. La potenza di ricarica consentirà di passare dal 10% al 97% della batteria in soli nove minuti. Lo stesso tempo della benzina. Gli automobilisti europei saranno finalmente liberi di viaggiare e potranno dare fiducia alle auto elettriche.

D. Che mercato è l’Italia per voi?

R. È un mercato molto positivo. Le nostre auto sono giovani, alla moda, le nuove generazioni le amano, ne apprezzano la tecnologia, anche in Italia.

D. Nel settore si è parlato anche di un vostro interessamento a marchi storici come quello della Maserati. Cosa c’è di vero?

R. È un brand molto buono ma non siamo in discussione con loro.

D. Che effetto ha avuto invece la decisione del Pentagono di inserire Byd e altre 187 aziende cinesi nella lista nera delle società che hanno legami con l’esercito di Pechino, escludendole dagli appalti della difesa Usa?

R. È una decisione completamente priva di fondamento. Ha visto la lista? Ci sono praticamente tutte le grandi aziende tecnologiche. Faremo valere legalmente i nostri diritti.

D. Temete qualche ripercussione nel business?

R. No, Byd è un’azienda totalmente privata. Nel board non ci sono rappresentanti del governo cinese e non c’è influenza. (qui il testo dell'articolo pubblicato su milanofinanza)


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